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Un altra lettura per le cronache mediorientali

NATO-SIRIA: BLUFF O SALTO NEL BUIO? REGENI-EGITTO: ALTRO CHE AL SISI, JOHN NEGROPONTE! [Fulvio Grimaldi]

Un altra lettura per le cronache mediorientali

Redazione

18 Febbraio 2016 - 06.20


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di Fulvio Grimaldi.

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Scherzano, o preparano l’apocalisse?

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In molti esprimono, sui recenti movimenti degli aggressori della Siria, un’opinione “moderata”, come dire, non allarmistica, tutto sommato ottimistica. Il pandemonio scatenato sui bombardamenti degli ospedali non sarebbe che la ripetizione di vecchie provocazioni false flag per mettere in difficoltà i russi. Gli Usa, visti come divergenti rispetto agli indemoniati cani da guerra turchi e sauditi, premono per tirare il fiato, la Merkel spara a salve con la sua richiesta di una no-fly zone attorno al confine, dato che gli europei non la seguono e il suo soffietto ai latrati di Erdogan sarebbe solo un trucco perché il nazisultano blocchi  a casa sua i rifugiati. Altri si sentono rassicurati dal fatto che “oggi il mondo sa che sul campo siriano ci sono anche i terroristi” (ci sono solo quelli!) e danno la colpa ai gruppi terroristi della mancata accettazione di cessate il fuoco che Putin e Obama avrebbero concordato.

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Se fosse così, ci sarebbe in effetti da stare relativamente tranquilli. Ma a me non pare affatto così e non credo neanche che i “gruppi terroristi” abbiano quell’autonomia, quella libertà di autodeterminarsi, che gli permetterebbe di impedire le tregue. Pare invece che i gruppi terroristi, salvo forse qualche frangia irrilevante costituitasi su base locale o tribale, siano dall’inizio ad oggi e sempre agli  ordini diretti di chi li ha inventati, reclutati, foraggiati, armati e spediti sul campo. Cioè di Turchia, Arabia Saudita, Qatar e principotti petroliferi minori. E, arrivando al quartier generale e risalendo per li rami, di Nato, Usa, Israele, Cupola militar-finanziaria occidentale. 

La stessa roba tossica che sta dietroall’operazione Regeni. D’accordo che quelle di Monaco, Ginevra, Vienna, con le conseguenti manifestazioni di ragionevolezza dei vari attori, sono commedie. Ma sono commedie che distraggono dalla tragedia da mettere in scena.


L’incontro di Monaco, con il controcanto dei latrati di Turchia, Saudia e milizie surrogate, non è che un diversivo. Come lo sono le bombe sugli ospedali. Come lo erano gli attacchi dei terroristi con gas turchi, attribuiti ad Assad, a Est Goutha, che dovevano scatenare un’offensiva finale di tipo libico. Come lo è l’assordante can can – dignitoso in sé, ma degradato dall’uso strumentale – sulle unioni civili, di genere, con adozione di figliastri, a copertura del retroterra bancario delinquenziale dei vertici del nostro governo, del colpo di maglio “bail in” a quanto resta di capacità di sopravvivenza dei cittadini, della crisi 2.0 ora lanciata per finalizzare il sociocidio e per trasferire in cima alla piramide gli spiccioli che quella precedente ci aveva lasciato in saccoccia. Prima spennati, ora divorati.



Giulio Regeni lavorava per  il Charles Manson del Dipartimento di Stato




John Negroponte



Come lo è, in maniera sempre più lampante, l’affaire Regeni, del quale ora, con grave imbarazzo dei corifei dell’ “eroico militante democratico trucidato da Al Sisi”, spunta un’altra militanza. Davvero sconvolgente. Quella del lavoro a tempo pieno alla “Oxford  Analytica”. Cos’è? Andate a vedere in internet e troverete una di quelle sporche agenzie di intelligence private, dette di “consulenza”, che lavorano per governi e multinazionali e se ne assumono le porcate sotto la copertura di operazioni commerciali. â€œOxford Analytica”, fondata da un assistente di Henry Kissinger, diretta dall’ex-capo dei servizi segreti di Londra, Colin McCole, ha per Amministratore Delegato, roba da far rizzare i capelli, John Negroponte, una belva subumana che ti fa venire in mente colui che nel Medioevo veniva rappresentato come Satana. Bella gente, i colleghi di Giulio.


Negroponte è probabilmente il serial killer grondante più sangue tra quanti l’apparato terroristico di Stato Usraeliano ha saputo mettere in campo contro milioni di civili inermi di cui alleggerire la Terra. Inventore e gestore di squadroni della morte in mezzo mondo, soprattutto in Centroamerica, padrino dei Contras e macellaio dell’Honduras, e poi in Iraq nell’occupazione del 2003, è un simbolo vivente della misura di ferocia e sadismo esercitata dagli Usa su popolazioni innocenti da rimuovere. Guido Rampoldi, Voice of America trasferitasi da La Reppublica a Il Fatto, esalta lo “straordinario ragazzo Regeni e la sua straordinaria lezione”. Non so se la la straordinaria lezione di Regeni sia quella di far carriera sotto belve subumane come l’israelita Negroponte. Sicuramente una lezione straordinaria è quella che riceviamo dallo stesso Negroponte se è vero, come è probabile, che il giovane adepto di questa banda di malaffare, forse inconsapevole, forse no,  può essere stato sacrificato ove si trattava di mettere in difficoltà un leader importuno, troppo autonomo, troppo ricco di gas, troppo amico di Putin e dei patrioti libici. Non ci mettono niente a buttare i loro per la causa. Pensate ai 3000 delle Torri Gemelle.




Ci conforti la certezza che anche questa notizia alla nitroglicerina lascerà indisturbati, nella morta ma turbinosa gora delle loro mistificazioni, i vari Acconcia (il manifesto), Coen e Rampoldi (Il Fatto), Molinari (La Stampa), Bonini (La Repubblica), il piccolo vendolino da sinagoga Oggionni (Huffington Post) e tutta la compagnia cantante della voce del padrone a stelle e strisce e croce di David (e svastika a Kiev).   


A proposito di Leonardo Coen de Il Fatto, diventato su Regeni uno specialista di condizionali, che scoppiettano nei suoi pezzi come fuochi d’artifizio e tutti abbagliano – potrebbe, saprebbe, direbbe, avrebbe, andrebbe  â€“ nell’ incidere sulle sacre tavole del Sinai, di cui è cromosomicamente assertore, la colpevolezza del Videla egiziano, ha coronato il suo trambusto polemico anti-Assad e anti-russo con questa perla di inversione giorno-notte: â€œLa più inquietante di tutte le manovre russe Ã¨ stata la Trident Juncture dell’ottobre 2015, in cui la Russia ha mobilitato 35mila uomini. La più grande mai effettuata dal crollo del muro di Berlino. Ecco, la Siria è anche questo”.  E non ha mancato usato il congiuntivo. Era, come sa perfino Acconcia, esercitazione Nato. Quando si dice Taffazzi. Ma Marco Travaglio, padre nobile di tutti i giornalisti, uno così se lo tiene perché sennò a Tel Aviv s’incazzano?






Anche i migliori prendono – o fanno – cantonate


A questo proposito, duole vedere precipitare a testa in giù nella detta palude una persona che per ogni altro verso ha meritato negli anni la nostra stima e amicizia. Giorgio Cremaschi, nel formulare la piattaforma per una prossima manifestazione contro la guerra alla Libia e tutte le guerre in corso e in preparazione, ha voluto, con scarso senso del congruo, inserirsi nel coro dei bastonatori del “Videla egiziano”, con tutti i relativi elementi di raggiro dell’opinione pubblica, con sentenze pronunciate prima di aver accertato il minimo elemento probabante, sulla falsariga dell’isteria trotzkista e nella scia degli amici del giaguaro imperialista. Provocatori e spie che, fin da una primavera araba vera, ma poi corrotta dai mercenari della Fratellanza Musulmana e dai soliti manipolatori “colorati”, lavorano alla disintegrazione dell’ennesima realtà statuale non inserita nell’orbita del padrone. I benevoli parlano di persone che hanno perso ogni bussola politica. Fosse così, ci sarebbe da sperare in ravvedimenti sulla base di informazioni e della logica. Ma informazioni e logica sono là, grandi come la catena del Karakorum. E allora vuol dire che la bussola ce l’hanno. Solo che hanno scambiato i punti cardinali.



Fuochi d’artificio o redde rationem



Ma torniamo a bomba. In ispecie alle bombe sugli ospedali di Aleppo e Azaz che, dimostrate non russe dai russi (la nave russa lanciamissili che, secondo i pappagallini mediatici, dal Mar Nero avrebbe lanciato i missili contro quelle cliniche, nel Mar Nero non c’è proprio), hanno un’origine più probabile nelle batterie di artiglieria turche che da 5 giorni martellano il nord-ovest della Siria a sostegno dei terroristi Al Nusra e affini, incalzati dalle offensive curda e siriana. Qualcuno argomenta che Erdogan e i suoi alleati sauditi, entrambi in ambasce di fronte allo sfaldarsi del moloch wahabita incaricato di far fuori Siria e Assad, siano sfuggiti al controllo dei maestri Nato e Usa. Che Obama, di fronte agli Stati Uniti tracimanti di poveri e sull’orlo della recessione, rilutta a chiudere con un costoso intervento a terra due mandati che, già così come sono, ne hanno fatto il presidente più sanguinario della storia americana.


Sarà anche così. Ma non è, in ultima analisi, Obama colui che decide. Decidono coloro che ce l’hanno messo. Come, a colpi di centinaia di milioni, mettono nella Casa Bianca, a capo della “più grande democrazia”, tutti i presidenti. E se qualcuno vuole fare il Robert Kennedy, muore. Ci sono, comunque, sviluppi in queste ore che rendono opinabile l’ipotesi degli Usa in attrito con i subordinati sul posto e che, anzi, paiono indicare il pieno impegno del moloch occidentale a guida Usa per un’escalation che a tutti i costi impedisca la vittoria russo-siriana andatasi profilando e, con essa, uno stravolgimento dell’assetto geopolitico esistente e, soprattutto, di quello programmato insieme a Israele da anni, se non decenni.


Un punto che resta aperto è quello dei curdi. Fanno pensare ad Arlecchino servitore di due padroni. Quali, unitisi nelle Forze Democratiche Siriane con certi rimasugli di quello che era il Free Syrian Army, si fanno appoggiare dai bombardieri Usa e gli cedono aeroporti all’interno della Siria nord-orientale da usare contro Assad. E quali sono sostenuti da Mosca e, occupando la striscia di confine fino all’enclave di Azaz, si adoperano per impedire che i turchi vi costituiscano l’ambita zona-cuscinetto e No-Fly Zone (ma anche qui pare che siano coadiuvati da Forze Speciali Usa). Entrambi danno il mal di pancia al folle di Ankara, ma intanto si appropriano di territori arabi e, oggettivamente, si inseriscono, come già in Iraq, nel progetto di smembramento del paese. Un storia maledettamente equivoca, su cui incombono anche figure abiette come Barzani, il boss iracheno, o ambigue come l’Ocalan dell’accomodamento con Erdogan.



 Curdi YPG e ratti siriani



Una flotta Nato da guerra per salvare profughi?


L’alleanza Usa-Nato, pretendendo di dare una mano all’Europa nella questione profughi (dall’alleanza stessa innescata e pianificata per tagliare le gambe all’Europa), spedisce una flotta di guerra nel Mediterraneo orientale. Mobilitazione per la guerra, fatta passare per salvataggio di profughi su cannotti e punizione dei loro scafisti (introvabili perché al sicuro nell’ hinterland turco sotto protezione del sultano organizzatore dei flussi e ricattatore di Bruxelles). Se il regime change a Damasco, che tanti sforzi, tanti rastrellamenti di mercenari, tanti soldi e tante balle ha impegnato, va per le lunghe e minaccia di non avverarsi, Turchia e Nato sembrerebbero pronte a giocarsi il tutto per il tutto. Così Jens Stoltenberg, segretario-marionetta della Nato, annuncia al vertice di Bruxelles che lo Standing Maritime Group 2, appena reduce da esercitazioni con le forze armate turche, verrà impiegato nell’Egeo, “per monitorare e sorvegliare gli attraversamenti illegali”, ma anche “per pattugliare e raccogliere intelligence sul confine turco-siriano”. E’ la seconda che hai detto.


Non è una sparata per far sapere in giro che l’Occidente non se ne resta con le mani in mano, mentre turchi e sauditi, da soli, sono costretti a salvare quel che resta dell’armata jihadista. L’ordine della spedizione è venuto direttamente dal generale Philip Breedlove, comandante supremo della Nato, uno che da tempo minaccia di azzannare i polpacci dell’orso russo. E quella dell’Egeo non è una flotta per racattare naufraghi. Vi partecipano Germania, Canada, Grecia e Turchia e “quello che andiamo a fare è un lavoro militare”, ha precisato Breedlove. Infatti, qui non si tratta di battelli guardiacoste. Si tratta di pesanti navi da guerra, di classe superiore a incrociatori e corazzate, munite di armi anti-aeree, anti-navi, anti-sommergibili e anti-missili. Non per nulla il gruppo viene chiamato “Forza di reazione rapida”.


Anche Ash Carter, ringhioso ministro della Difesa Usa, era presente al vertice che ha deciso la nuova missione ”umanitaria”. Nelle parole della BBC: “Questa decisione segna il primo intervento dell’Alleanza nella crisi europea dei migranti”, incaricata di colpire le associazioni criminali che gestiscono il traffico di carne umana. Una flotta di poderose navi da guerra che andrebbe a scovare a terra gli imprenditori e manager del traffico, di cui anche i bambini, trasferiti sotto attento occhio turco dal confine siriano alle coste dei gommoni, prima di annegare, sapevano che chi organizzava tutto era un sultano intronato ad Ankara. 

Non arrivavano, forse, a capire che quello lì era poi solo l’esecutore di un’operazione destinata a sconvolgere l’Europa, indebolirla, tenerla al guinzaglio. Significativo poi che, in prima linea, ci sia una solitamente tiepida Germania, con Angela Merkel che giorni fa si è precipitata a raddrizzare la spina dorsale a Erdogan, potenziando l’ormai assordante propaganda Nato dei russi che massacrano i civili siriani.



Il pesce-pilota mediatico del partito della guerra, il New York Times, voce dell’integralismo bellicista israeliano, ha fatto una stupefacente ammissione:”I russi hanno tagliato molti dei sentieri che la Cia ha utilizzato nel suo sforzo di armare i gruppi ribelli”. Si sapeva, e ancor più si sapeva dei turchi, ma della Cia non era mai stato ammesso in termini così espliciti. 

E non è stato il ministro della Difesa dell’entità sionista, Aalon, a dichiarare che ad Assad e all’Iran preferisce nettamente l’Isis? Preferenza condivisa anche dall’omino coi baffi Bialetti, il premier turco Davutoglu. Perdendo la sua guerra coperta contro la Siria a causa dell’intervento dell’arcirivale, pur assediato in tutto l’est europeo, Washington, secondo il NYT, è costretto a prendere in considerazione il “Piano B”, cioè un “impegno militare molto più grande contro Assad”. 

Le frustrazioni di Arabia Saudita e Turchia, diventano quelle degli Usa e, quindi, della Nato. Può darsi che siamo a un’impennata propagandistica. Oppure al redde rationem.




Fonte:

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