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Bruxelles: crepi la Grecia, e stia lontana da Mosca

Torturati da Bruxelles, i greci non hanno futuro: sono senza cibo e non hanno soldi per curarsi. La popolazione è abbandonata a se stessa

Bruxelles: crepi la Grecia, e stia lontana da Mosca

Redazione

27 Settembre 2013 - 09.19


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Torturati da Bruxelles, i greci non hanno futuro: sono senza cibo e
non hanno soldi per curarsi. Quello che sta accadendo alla Grecia nel
2013 non ha eguali in Europa
dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: la popolazione è abbandonata a
se stessa, senza lavoro e senza protezioni, tantomeno sanitarie. E
nelle manifestazioni di piazza cominciano a circolare armi.
«Un’esplosione sociale è inevitabile», afferma l’ex diplomatico greco
Leonidas Chrysanthopoulos.

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Ormai l’unica domanda è: quando la rivolta
scoppierà. Perché tutto questo?

Semplice: per il lucro degli speculatori
di Wall Street, gli avvoltoi del debito greco, e per il dominio
dell’egemonia euro-atlantica: se la Grecia dovesse collassare e uscire
dall’Eurozona, spiega al “Corriere della Sera” l’ex ministro degli
esteri tedesco Joschka Fischer, Europa e Usa
potrebbero perdere il controllo sui Balcani: gli Stati oggi attratti da
Bruxelles potrebbero spaventarsi e tornare sotto l’ala della Russia.

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In gioco, le grandi risorse del sottosuolo e la posizione strategica
della Grecia.

Lo afferma il popolare compositore Mikis Theodorakis, oggi
leader del
movimento indipendente “Spitha”: la Grecia è ricca di risorse naturali,
possiede una sviluppata industria navale e un enorme potenziale per far
crescere la sua produzione agricola e industriale, oltre che il
turismo. Per salvare la Grecia, Theodorakis punta su Mosca e Pechino:
«Proponiamo di negoziare un prestito dalla Russia o dalla Cina ad un
tasso di interesse inferiore». Interesse ulteriormente ridotto
attraverso una joint venture con compagnie russe, come per l’oleodotto
Burgas-Alexandroupolis, «in modo da sfruttare insieme le ricchezze del
nostro paese».

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I beni del sottosuolo greco comprendono risorse
estraibili di valore, petrolio e gas. Senza contare la valenza
strategica dei porti ellenici. Obiettivo dell’alleanza con la Russia:
permettere alla Grecia di «respirare liberamente», anziché continuare ad
«abbassare la testa di fronte agli interessi e ai capricci dei ricchi
paesi occidentali».

Tuttavia, rileva Anna Filimonova in un intervento su “Stratetic Culture”, ripreso da “Come Don Chisciotte”,
queste proposte vengono sistematicamente ignorate, nonostante la
disponibilità della Russia: già in passato la Gazprom aveva manifestato
interesse comprando la parte di proprietà statale (65%) della Depa
Corporation, che si occupa della distribuzione di gas in Grecia. «Ma
l’affare è saltato, come indicato dai rappresentanti della Gazprom, a
causa dell’assenza delle garanzie adeguate da parte del governo greco e
della possibilità che Bruxelles avrebbe posto il veto sull’accordo». Da
un lato, osserva la Filimonova, «l’Unione Europea minaccia Atene con
duri provvedimenti se il piano di privatizzare gran parte del paese
dovesse fallire». E dall’altro, «sta ostacolando gli accordi di
privatizzazione con i partner “sbagliati”, primo su tutti la Russia,
sabotando la possibilità di recupero per l’economia della Grecia». Motivo geopolitico: la paura che una rivolta anti-euro in Grecia possa “spaventare” l’area balcanica, congelando l’integrazione verso Bruxelles.

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Per il tedesco Fischer, un risultato simile è altamente
indesiderabile, in quanto aprirebbe la strada alla Russia al dominio sui
Balcani. Così, l’Fmi rilancia e pone l’accento sul significato speciale
della partecipazione della Grecia al progetto del Gasdotto
Trans-Adriatico (Tap) per esportare gas naturale dall’Azerbaijan all’Europa
attraverso la Grecia, l’Albania ed il Nord Italia. È inoltre previsto
il rilancio del programma per la privatizzazione della compagnia del gas
Depa per la metà del 2014, e i preparativi per la vendita sono stati
fatti a gran velocità. Il 3 agosto 2013, la compagnia greca del gas e
del petrolio Hellenic Petroleum ha approvato l’acquisizione da parte
della compagnia petrolifera della Repubblica dell’Azerbaijan (Socar)
della maggioranza delle azioni dell’operatore greco del sistema di
trasporti del gas, la Defsa. E’ in atto la “grande rapina” annunciata
dallo pseudo-trader di Wall Street Alessio Rastani poco prima della nomina di
Lucas Papademos come primo ministro: «A noi non importa molto di come
aggiusteranno l’economia,
il nostro lavoro è guadagnarci. Personalmente sogno questo momento da
tre anni, tutte le sere vado a letto e sogno un’altra recessione: quando
il mercato crolla, se sai cosa fare, se hai il giusto piano da
assemblare, puoi farci un sacco di soldi».

A quanto pare, conclude Anna Filimonova, il “piano giusto” è stato messo in moto: i tagli
devastanti per ridurre al 124% del Pil il totale del debito greco hanno
in realtà proiettato il debito al 156% del Pil nel 2012, debito che nel
2013 sarà di almeno il 175% ed entro il 2014 arriverà al 190% del Pil
nazionale. Un disastro, come previsto. E l’offensiva su vasta scala
contro la proprietà dello Stato continua: «Nel 2010 il governo di George
Papandreou ha garantito ai creditori internazionali che sarebbe stato
in grado di guadagnare almeno 50 miliardi di euro tramite la
privatizzazione della proprietà statale della Grecia; tuttavia, secondo
le successive stime degli esperti, entro il 2016 non verranno guadagnati
più di 9,5 miliardi di dollari dalla privatizzazione. E questo,
nonostante il fatto che è stato privatizzato praticamente tutto – il
settore energetico, i trasporti, la costa». Persino il servizio fiscale è
stato privatizzato, così come le università: oggi gli atenei sono
proprietà privata per il 49%, in violazione della Costituzione ellenica.
«Ma in Grecia ci sono tutti i modi per aggirare la legge: ad esempio,
per poter
espandere la privatizzazione, sono state abolite 69 leggi che avrebbero
complicato le cose». E nella sfera della privatizzazione, «c’è un
regola per cui non è permesso restituire allo Stato un oggetto
privatizzato».

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Ed ecco, puntuale, la catastrofe. «In un rapporto dell’Onu pubblicato
nel maggio 2013 – continua la Filimonova – è stato osservato che più
del 10% del totale della popolazione del paese vive in condizioni di
estrema povertà. La Grecia rimane il solo paese dell’Eurozona senza un
complesso schema di assistenza sociale, i servizi sanitari sono quasi
inaccessibili ai poveri e ai cittadini con redditi bassi e quasi un
terzo della popolazione non ha un’assicurazione medica statale».
Nonostante la liquidazione forzata dello stato sociale, la crisi
che si è abbattuta sul paese non fa che peggiorare. E i pagamenti dei
debiti ai creditori internazionali si fanno più difficili: «Quando nel
marzo 2012 alcuni investitori privati furono costretti a cancellare più
del 50% del debito greco, la Goldman Sachs, ad esempio, si è rifiutata
di ristrutturare il debito della Grecia». Così, «i prestiti nazionali da
5 miliardi di dollari verranno ripagati alla banca per intero».

Di recente, la Grecia ha avuto “l’onore” di essere la prima in Europa
per la riduzione delle spese di bilancio sui servizi sanitari. In
particolare, le spese sui medicinali sono state ridotte da 5,6 miliardi
di euro (2010) a 3,8 miliardi nel 2011 e 2,88 miliardi nel 2012. «Come
diretta conseguenza, più di 50 compagnie farmaceutiche internazionali
hanno sospeso l’invio di medicinali alla Grecia». Così, chi ha un
parente all’ospedale deve «correre estenuanti maratone da una farmacia
all’altra per cercare le medicine necessarie». Poi mancano attrezzature
ospedaliere, e scarseggiano i sanitari: «Gli ospedali statali contano
solo circa 6.500 dottori e 20.000 infermiere e inservienti; massicce
quantità di medici professionisti stanno lasciando il paese». Ormai,
curarsi costa una follia: «Persino chi ha un lavoro ha difficoltà a
pagare per i servizi
medici, i cui prezzi sono bruscamente aumentati». Sicché, si rinuncia
alla salute, «specialmente nelle regioni rurali e sulle isole».

Impietosi anche i numeri dell’economia, grazie alla “cura” dell’austerity: nel periodo 2008-2012 il volume dell’economia
greca è diminuito di almeno il 25%, «peggio delle cifre della Grande
Depressione americana del 1929». Quest’anno il governo greco si aspetta
un’ulteriore diminuzione del Pil del 4,5%. E naturalmente, le misure di
austerità non hanno intaccato banchieri o armatori: la Grecia è il terzo
paradiso fiscale degli armatori nel mondo, ricorda Anna Filimonova.
L’impatto delle “riforme strutturali” – aumento dei prezzi, delle tasse e
della disoccupazione – ha colpito i segmenti più poveri della
popolazione. Numeri: nell’aprile 2013, il tasso di disoccupazione
ha raggiunto il 27,2%. «Dietro questa cifra giace il destino di 4,56
milioni di persone. In 450.000 famiglie greche non c’è una sola persona
occupata. Dei 2,6 milioni di persone che lavorano nel settore pubblico,
900.000 sono state licenziate nel solo 2009».

Buio pesto sul futuro, a cominciare da quello dei ragazzi: «Tra i
giovani dai 15 ai 24 anni, il tasso di disoccupazione è del 60%, anche
se secondo gli specialisti questa cifra non riflette il vero stato delle
cose. I sussidi di disoccupazione sono stati tagliati e ora li ricevono
solo 225.000 disoccupati». E non è finita: l’Eurotroika comporterà il
licenziamento di altre 150.000 lavoratori del settore pubblico entro il
2015. La Grecia  in ebollizione: ha pazientato per anni, ai limiti della
sopravvivenza, ma ora questo limite potrebbe essere oltrepassato, così
come quello della pazienza. Dal 2009, le piazze elleniche sono state
agitate da 8.000 scioperi in Grecia, compresi gli scioperi generali.
«Oggi la situazione nel paese è tale da trovarsi sull’orlo degli scontri
armati: i casi in cui i manifestanti fanno uso di armi vengono
osservati sempre più spesso».

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/09/bruxelles-crepi-la-grecia-purche-resti-lontana-dalla-russia/.

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