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Io faccio così: diario dall'Italia che volta pagina

Tornare padroni della propria vita. È quel che, in silenzio, migliaia di italiani han cominciato a fare, ignorati dai grandi media. Una foresta che cresce e getta semi.

Io faccio così: diario dall'Italia che volta pagina

Redazione

22 Ottobre 2013 - 22.55


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da Libreidee.

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Il futuro, questo sconosciuto. Da una parte la faccia dura della crisi, l’Europa-zombie che sembra stata creata apposta per non funzionare, se non a scapito di milioni di sventurati senza più lavoro né diritti. Sopravvive benone solo la cosiddetta casta: partiti e istituzioni, banche e finanzieri, ex industriali convertiti alla finanza speculativa. Ma il sistema sembra ora sul punto di crollare, schiantato da una globalizzazione senza paracadute.

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Un disastro, che sta già travolgendo l’altra Italia, quella che ancora presidia i territori, li difende dalle “grandi opere inutili” e prova a resistere al deserto della deindustrializzazione.

E’ rabbia, che sfila in corteo e chiede
giustizia
e democrazia.
Ma soprattutto sovranità.

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Che in fondo significa: tornare padroni della
propria vita
.

E’ quello che, in silenzio, migliaia di italiani hanno
cominciato a fare
, completamente ignorati dai grandi media.
Una foresta che cresce, e che sta gettando semi. Giovani e famiglie
che, semplicemente, hanno cambiato vita. Si sono rimboccati le maniche,
inventandosi un nuovo lavoro. Un nuovo modo di stare al mondo.

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«E
funziona?».

«Sì, certo: guarda, io faccio così».

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Ne è testimone Daniel Tarozzi, reduce da un “giro d’Italia” di sette
mesi, alla guida del suo camper, lungo i paesaggi dell’Italia in
cambiamento. Tutte e 20 le
Regioni dello Stivale, isole comprese. Migliaia di contatti, centinaia
di storie. Tutte diverse e tutte simili.

«Quando avete cominciato, a
vivere così?». Risposta invariabile: «Cinque, sei anni». Cioè da quando
la Grande Crisi
ha affondato le zanne nel tessuto socio-economico: gli sciacalli della
speculazione, Wall Street, il rigore imposto dall’Eurozona. Ovvero: la
certezza matematica che sarebbe crollato, con la recessione, un sistema
peraltro insopportabile e insostenibile come quello basato sui consumi
inutili, drogati dalla pubblicità.

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Vite in scatola? No, grazie.

«La
scoperta –
racconta Daniel Tarozzi – è che si sta creando una rete
diffusa, dal nord al sud, di micro-economie che valorizzano il
territorio e le competenze delle persone, spesso promuovendo lavori che
le statistiche nemmeno rilevano».

Succede anche in città, non solo in campagna, per iniziativa di
gruppi organizzati ma anche di singoli “pionieri” convertiti alla
sostenibilità, al risparmio e alla qualità della vita. Parola d’ordine:
ridurre le dipendenze
. Autocostruzione, energia pulita e autoprodotta,
cibo di stagione assicurato tutto l’anno dall’orto sotto casa, grazie
alla pratica della permacoltura. E’ una rivoluzione culturale, che
spinge le persone a cooperare tra loro riscoprendo il valore spontaneo
della solidarietà.

«Io credo che dobbiamo passare dal “vinco io, perdi
tu” al “vinciamo tutti”», sintetizza Michela Scibilia, di Venezia. E non
è solo un orizzonte per nuovi contadini. Ci sono anche inventori,
imprenditori, manager. E artigiani, neolaureati, artisti
.

«Le loro
storie non fanno più parte dell’aneddotica, ma ormai costituiscono una
realtà che va raccontata e fotografata. E dimostrano che un altro Pil,
più vero e di qualità, è possibile». 

Ci sono tantissime realtà italiane
in movimento, conferma l’altoatesino Hans Schmieder, promotore
dell’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco, Bressanone. «Il problema è che
queste realtà sono invisibili: dobbiamo lavorare per farle vedere».

E’ quello che ha fatto Daniel Tarozzi, col suo diario “on the road”
pubblicato da “Chiarelettere”. «L’idea di questo viaggio e poi di questo
libro – dice – è nata da un’esigenza fortissima che sentivo da dieci
anni». Da giornalista, direttore del newsmagazine “Il Cambiamento”,
si è sempre occupato di sostenibilità, decrescita e transizione.

«Tutti
questi movimenti e queste realtà, solo apparentemente piccoli, non solo
sono attivi sul territorio, ma riescono a incidere concretamente e
positivamente nel cambiare, nel raggiungere i propri obiettivi. E la
cosa bella è che queste persone alla fine riescono nel loro intento». 

  “Io faccio così”, il leit-motiv di tanti incontri, è diventato il titolo
del libro, anticipato da un blog sul “Fatto Quotidiano”. Fotogrammi da
un popolo in marcia. Il cambiamento richiede pazienza, ammette un
religioso come don Gianni Fazzini, promotore dell’iniziativa “Bilanci di giustizia”, che aiuta le persone bisognose a risparmiare. L’importante,
però, è non perdere mai di vista un fatto decisivo: «Il bene più
prezioso è un bene immateriale: il tempo»
. Pazienza e fiducia. «C’è
un’Italia che non molla, che va avanti e crede nel futuro».

Dal centro di Bologna alla trincea degradata di Scampia, si
moltiplicano iniziative solidali che diventano attività organizzate e
sostenibili.

Nel libro di Daniel Tarozzi, abbondano i paesaggi
extraurbani. E il ritorno alla terra è un richiamo potente. «Vogliamo
convincere le amministrazioni a inserire gli orti nei loro piani
regolatori
», dicono Gianfranco Bettega e Adriana Stefani dello Slow Food
di Trento, ideatori del progetto “Orto in Condotta”, nelle scuole. «E’
andato molto bene: ci cercano in tantissimi, non riusciamo a star dietro
a tutte le chiamate».

Cristina Tagliavini, di “Accesso alla Terra”, sta
realizzando una cooperativa aperta a tutti, che acquisti terreni
abbandonati o destinati all’edilizia, per affidarli a chi voglia
iniziare a coltivare la terra. «Vogliamo seguire i neo-contadini
offrendo assistenza e formazione, mettendoli in rete tra loro». Buone
notizie da tutta Italia. «Oggi in Puglia c’è un ritorno di tanti giovani
che erano emigrati e che – spesso per mancanza di lavoro – decidono di
riprovare a costruirsi un futuro qui», racconta Virginia Meo di
“Ressud”, sodalizio che mette in contatto le realtà di economia solidale dall’Abruzzo alla Sicilia.

«Sono davvero tante – dice Daniel Tarozzi – le persone che, in questo momento di crisi
e senza neppure avere le spalle coperte, si licenziano e cercano di
costruire una vita diversa». Motivo: «Contestano il sistema in cui
vivono, e i suoi falsi valori». Ebbene sì: «C’è davvero un’Italia che
cambia, ed è quella che ho cercato di raccontare».

(Il libro: Daniel Tarozzi, “Io faccio così”, Chiarelettere, 368 pagine, euro 14,50).

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/10/io-faccio-cosi-diario-dallitalia-che-ha-voltato-pagina/.

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