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Una moneta complementare per la Capitale

'Il Comune di Roma, gravato da 13 miliardi debito e un miliardo di deficit corrente, rischia bancarotta e paralisi. Ma c''è un modo per rianimarlo [S. Sylos Labini]'

Una moneta complementare per la Capitale

Redazione

4 Ottobre 2016 - 21.56


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di Stefano Sylos Labini.

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Premessa


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Il Comune di Roma
è sull”orlo della bancarotta mentre la situazione dei trasporti pubblici e
dello smaltimento dei rifiuti è tragica. Servono risorse per fare grandi
investimenti ma il Comune non può chiedere soldi sul mercato perché nessuno si
comprerebbe obbligazioni di fronte ad un debito
che si aggira intorno a 13 miliardi di
euro
e ad un deficit corrente di
circa 1 miliardo di euro. In questo
quadro, l”unica strada per avere risorse spendibili è quella di liberare euro
dal bilancio del Comune attraverso l”emissione
di titoli che potrebbero funzionare
come una moneta complementare. Più
precisamente, si potrebbe creare
liquidità cartolarizzando entrate future
come le tasse comunali o i
proventi che potranno derivare dalla vendita di unità immobiliari del Comune.

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Il Piano per Roma

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1. Si potrebbero emettere
titoli comunali (1) denominati in euro ma non convertibili in euro, senza
interesse
, che, dopo due anni dall’emissione, danno il diritto a:

a)  
ottenere sconti
fiscali su imposte/multe/ tariffe
da versare al Comune e alle aziende come
l”AMA (
le entrate tributarie del Comune sono pari a
circa 3 miliardi mentre le entrate totali si aggirano intorno a 6,3
miliardi
di euro);

b)  
acquisire unità immobiliari del Comune. In questa ipotesi una parte dei titoli viene garantita dal
patrimonio immobiliare
(fabbricati e terreni) che il Comune intende
dismettere fornendo una valutazione relativa a un preciso elenco di immobili e
di terreni. In questo modo viene assicurato
il controvalore monetario dei titoli comunali
, condizione essenziale
affinché il titolo sia accettato come mezzo di pagamento al posto dell’euro, e
c’è la certezza che i titoli siano utilizzati all’interno della zona di Roma
perché solo chi paga le tasse a Roma e chi intende acquisire unità immobiliari
nel Comune di Roma avrà l’interesse ad averli. La scadenza a due anni del titolo comunale permette di guadagnare
tempo per fare investimenti e
rilanciare l’economia senza aumentare il debito.

2. Con questi titoli il Comune può coprire una quota di spesa corrente
compresa tra 0,5 e 1 miliardo di euro (la spesa corrente annuale del
Comune è di circa 4,4 miliardi di euro) che viene effettuata nella zona
di Roma per pagare servizi/appalti e reddito minimo/salari/stipendi e può
creare una moneta complementare poiché i
titoli comunali appena emessi possono
funzionare come mezzo di pagamento accanto
all’euro
.

3. La condizione essenziale per far funzionare
un sistema di pagamenti complementare all’euro (che può essere definito anche
alternativo/parallelo/sostitutivo) sta nell’accordo con le imprese della
zona di Roma
che, per vendere merci e servizi, si impegnano ad essere
pagate con i titoli in luogo dell’euro. Alla scadenza le imprese che avranno in mano i titoli
potranno ottenere gli sconti fiscali oppure potranno acquisire unità
immobiliari
del Comune (quest’ultima possibilità potrebbe essere
evitata se le entrate fiscali del Comune crescessero in modo da permettere il
rimborso in euro dei titoli). Ma, il
punto fondamentale è che le imprese potranno esse stesse effettuare i pagamenti
con i titoli in luogo degli euro nel momento in cui viene creato un circuito
commerciale
a cui aderisce il maggior numero possibile di imprese (in
questo ambito c’è l’esempio del Sardex che sta funzionando molto
bene). Così i titoli diventerebbero immediatamente una vera e propria moneta
complementare
all’euro e circolerebbero nel sistema economico di
Roma finanziando gli scambi e gli investimenti delle imprese e i
consumi
delle famiglie.

4. La possibilità per il Comune di pagare con i titoli in luogo degli
euro permetterebbe di liberare euro da utilizzare per un grande piano di
investimenti
pari a 0,5/1 miliardo di euro destinato al
potenziamento del trasporto pubblico ecologico e dell’impiantistica per
trattare/selezionare/riciclare i rifiuti. Si tratta di un’operazione che deve
essere finanziata con l’euro poiché darebbe luogo ad un aumento delle
importazioni di beni prodotti
da imprese che non sono basate nella Capitale e che non
hanno interesse ad essere pagate con titoli comunali.

Conclusioni

La scommessa di questa
operazione è di conseguire un’espansione
dell’economia
e una maggiore efficienza
economica
tale da ridurre gli sprechi e i costi del Comune e da far
aumentare il gettito fiscale per
coprire il buco che
altrimenti si creerebbe quando i titoli giungono a scadenza dopo due anni. Per
questo bisognerebbe stimare in primo luogo l’aumento dell’occupazione
che un piano di investimenti come quello prospettato è in grado di generare (la
disoccupazione giovanile a Roma è di circa 160.000 unità). Nelle attuali
condizioni, fermo restando l’impegno a riportare in pareggio il bilancio
corrente, questa sembra l’unica strada in grado di rendere disponibili risorse
aggiuntive per finanziare un piano straordinario di investimenti pubblici senza
far aumentare il debito della Capitale.

NOTA

(1) I titoli
potrebbero essere emessi non direttamente dal Comune, ma da una società
municipalizzata controllata dal Comune. Ciò accadde negli anni 30 quando in
Germania fu costituita una società fantasma, la MEFO, che pagava i fornitori
con cambiali MEFO garantite dallo Stato.

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