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'Zero controlli sulla 3a miniera d''uranio al mondo'

'Groenlandia: una miniera-monstre in uno dei luoghi più delicati per gli equilibri ecologici mondiali, un''impresa-piovra in odor di mafia, una strana omertà fra i ghiacci'

'Zero controlli sulla 3a miniera d''uranio al mondo'

Redazione

30 Novembre 2013 - 00.39


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di
Johan Lund Olsen, Finn Sørensen, Mikkel Myrup, Niels Henrik Hooge,
Palle Bendsen e Hans Pedersen

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Il fondatore e
azionista di maggioranza della società che sta per avere la licenza
di estrazione dell’uranio in Groenlandia – per dirla con un
eufemismo – ha una dubbia reputazione. Che le autorità groenlandesi
e danesi ripongano la loro fiducia su tale società è indice di
grandi buchi nelle maglie del controllo istituzionale.

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Cronaca

Alla fine di ottobre il
Parlamento della Groenlandia ha approvato, con la minima maggioranza
possibile, la sospensione del divieto di estrazione dell’uranio. La
coalizione di governo durante la campagna elettorale aveva promesso
che l’opinione pubblica sarebbe stata coinvolta nei processi
decisionali in base alle migliori informazioni disponibili in merito
alle varie questioni. Appena aperta la seduta parlamentare autunnale
a settembre il neoeletto capo del governo Aleqa Hammond ha avvertito
che si sarebbe dovuto tenere un referendum nella Groenlandia
meridionale riguardo al grosso progetto di realizzazione di miniere
d’uranio a Kuannersuit/Kvanefjeldet, quando il divieto
sull’estrazione del minerale fosse cessato.

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Ma l’opinione
pubblica groenlandese in nessun momento è stata coinvolta in questo
processo decisionale. La base su cui si è presa la decisione si è
dimostrata lacunosa, e il referendum evidentemente è stato ritirato
dal tavolo. A causa della questione dell’uranio la popolazione si è
divisa in due poli come mai era successo prima. Uno dei partiti di
governo, Partii Inuit, è stato escluso dalla coalizione
perché pretendeva una migliore base di informazioni per poter
decidere. Inoltre il governo groenlandese si trova ora in rotta di
collisione con quello danese.

Nel corso di questi
eventi la società mineraria che probabilmente estrarrà uranio e
terre rare a Kuannersuit è stata favorita in modo inusuale. Perciò
occorre osservare meglio di quale tipo di società si tratti.

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Pirateria
e violazioni

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Le dimensioni del
progetto Kuannersuit sono enormi: si prevede che la miniera diventi
la terza miniera d’uranio più grande del mondo e la seconda
miniera d’uranio all’aperto. Di più grandi ci sono soltanto le
miniere d’uranio McArthur River in Canada e Ranger in Australia.

Solo per l’uranio
prodotto a Kuannersuit la Groenlandia diverrà il quinto maggior
produttore d’uranio del mondo (addirittura il terzo, secondo altre
fonti). Quello di Kuannersuit sarà di gran lunga il progetto
industriale più inquinante della storia del Regno di Danimarca: con
una capacità estrattiva di 11 milioni di tonnellate all’anno ci si
può attendere che la miniera, durante la sua attività, rilasci
molti milioni di tonnellate di scorie radioattive nel territorio
attorno a Kuannersuit, che continueranno ad essere pericolose per
millenni.

Quindi grava una
gigantesca responsabilità sulla società mineraria australiana
Greenland Minerals and Energy Ltd. (GMEL), proprietaria della miniera
di Kuannersuit. Ci si dovrebbe allora aspettare che la GMEL sia stata
sottoposta ad accurati controlli da parte delle autorità
groenlandesi e danesi, ma non è così. Anche per i media di
Groenlandia e Danimarca questa società è un’entità sconosciuta.

Essa in compenso è
stata uno dei temi centrali sui giornali più diffusi e rinomati
dell’Australia, dove la questione della proprietà dell’impresa è
stata approfondita in numerosi articoli.

Ciò che la stampa
australiana ha svelato è semplicemente inquietante: il fondatore
della GMEL, già prima e probabilmente tuttora azionista di
maggioranza, possiede quote azionarie e società in tutto il mondo,
sotto almeno nove nomi diversi. Non ha alcun indirizzo fisso né
privato né professionale. In più occasioni si è servito di una
figura centrale della mafia italo-australiana come mediatore in cause
giudiziarie civili.

Ma le rivelazioni non
finiscono qui: controlla una società che detiene o ha detenuto il
diritto di sfruttamento petrolifero nella provincia somala di
Puntland, dove si sospetta che i clan dominanti controllino la
pirateria lungo la costa somala. Per un periodo di tre anni la
società in questione ha pagato al discusso governo della provincia
di Puntland quasi 50 milioni di corone (ca. 6,7 milioni di euro,
ndr)
. L’accordo sull’estrazione è stato stipulato con il
ministero delle finanze del Puntland, e il denaro dalla società
petrolifera ha alimentato il bilancio del ministero, che tra l’altro
lo ha utilizzato per l’acquisto di armi al fine di “pacificare i
territori di limitrofi oltre i confini del Puntland”. I tentativi
di esplorare la parte orientale del conteso territorio del Sanaag
alla ricerca di petrolio però sono falliti per la resistenza della
popolazione locale, che ha reagito contro le milizie del Puntland e
le violazioni territoriali da parte della società petrolifera. Dieci
rappresentanti della popolazione locale sono stati uccisi durante gli
scontri tra miliziani, finanziati dalla società petrolifera e dalle
tribù locali.

Tripla
delusione

Le terre rare hanno
un’importanza globale nella strategia industriale, mentre l’uranio
ha importanza nella strategia militare e nella politica della
sicurezza. Perciò desta meraviglia che l’autorità groenlandese
per le materie prime e i ministeri danesi della difesa e degli esteri
non abbiano effettuato un controllo accurato della proprietà della
GMEL prima che essa ottenesse la licenza per ricercare i minerali.
Ciò sta ad indicare che purtroppo neanche in seguito ci sarà un
controllo sull’impresa quando si estrarrà l’uranio.

Il governo groenlandese
va dicendo che saranno applicati “i migliori standard di sicurezza
e d’impatto ambientale del mondo”, ma il mancato controllo
sull’origine e la natura dell’azienda rende vuota questa
promessa.

Inoltre è preoccupante
che né i media danesi né quelli groenlandesi abbiano portato la
questione alla ribalta, malgrado essa sia stata dibattuta dai media
australiani negli ultimi cinque anni. I media groenlandesi, che
annoverano soltanto pochissimi giornalisti, si possono forse scusare,
ma non si può far lo stesso con quelli danesi. Essi infatti
dispongono di mezzi economici per poter andare fino in fondo a una
storia del genere. La questione è documentata, e i media australiani
non sono mai stati querelati per diffamazione.

Controllare la
società mineraria

Se la GMEL comincerà
ad estrarre terre rare ed uranio a Kuannersuit in seguito sarà molto
difficile regolamentarne l’attività. La situazione sopradescritta
ha quindi una grande rilevanza sul piano della politica della
sicurezza, così come il modo in cui la GMEL tratterà le enormi
quantità d’uranio che estrarrà.

Recentemente è stata
resa pubblica una relazione ufficiale danese-groenlandese sul fatto
che le decisioni in merito all’estrazione e all’esportazione di
uranio hanno potenzialmente effetti di ampio raggio per la politica
estera, per la difesa e la sicurezza; tutte materie di competenza del
Regno [NdT: governo danese + governo groenlandese]. I governi di
Danimarca e di Groenlandia hanno dichiarato la necessità di una
collaborazione stretta tra le due nazioni. Se ne deve dedurre che le
questioni inerenti la sicurezza siano esaminate e risolte dai due
governi di comune accordo.

Pertanto
occorre chiedere alle autorità groenlandesi e danesi di
intraprendere un’indagine accurata della situazione della proprietà
della GMEL, prima che alla società sia dato il permesso di estrarre
uranio e terre rare a Kuannersuit. Forse il divieto di estrazione
dell’uranio non sarebbe stato tolto se la questione della proprietà
della GMEL fosse stata alla conoscenza di tutti. Quindi è
assolutamente doveroso che il governo groenlandese dia seguito alla
promessa, fatta appena due mesi fa, di indire un referendum sul
progetto Kuannersuit – e ciò non solo per la popolazione della
Groenlandia meridionale, ma per tutti i groenlandesi.

Requisito
indispensabile per il referendum è che il governo [groenlandese]
informi seriamente sulle conseguenze ambientali e sanitarie
dell’attività estrattiva dell’uranio, ed effettui, di concerto
con il governo danese, un’indagine a tappeto sulla GMEL. L’ex
partito di governo, Inuit Ataqatigiit, ha appunto sollevato la
questione al Parlamento. Auspicabilmente ciò darà alla questione il
posto che merita all’ordine del giorno della politica.

Johan
Lund Olsen è membro supplente del Parlamento per il partito Inuit
Ataqatigiit. Finn Sørensen è membro del Parlamento per il partito
Enhedslisten. Mikkel Myrup è presidente di Avataq, Niels Henrik
Hooge è consulente energetico presso Det Økologiske Råd [Il
Consiglio Ecologico]. Palle Bendsen è il responsabile energetico di
NOAH Friends of the Earth Denmark.
Hans
Pedersen è redattore di Vedvarende Energi [Energia rinnovabile].

Traduzione per
Megachip a cura di Kirsten Kristensen

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