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Napolitano massone? Cia? Panni sporchi a sinistra

Dopo una lunga attesa esce "I panni sporchi della sinistra", il libro di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara (edito da Chiarelettere) che fa tremare la sinistra.

Napolitano massone? Cia? Panni sporchi a sinistra

Redazione Modifica articolo

17 Novembre 2013 - 14.59


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di Lorenzo Lamperti.

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Dalle amicizie pericolose di Bersani a quelle di D”Alema,
dalle innovazioni ambigue di Renzi alle ombre dell”Ilva su Vendola.
Fino al “nuovo compromesso storico” di Enrico Letta e ai segreti di
Giorgio Napolitano. Non risparmia nessuno “I panni sporchi della sinistra”, il libro di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara (edito da Chiarelettere”) che
mette a nudo le magagne del centrosinistra.

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Un lavoro importante
e “lungo due anni”, come ha spiegato Santachiara intervistato da Affaritaliani.it,
nel quale i due autori raccolgono e analizzano una serie di inchieste
giudiziarie che riguardano, a vario titolo, il mondo della sinistra.

Dalla galassia Bersani di Penati, Pronzato e Veronesi alla vicenda di
Flavio Fasano, referente di D”Alema invischiato in una storia di mafia.
Dallo scandalo Ilva al caso Unipol, passando per i trasferimenti di due
magistrate, Clementina Forleo e Desirée Digeronimo (intervistata lo scorso settembre da Affari),
che avevano indagato sulle responsabilità di importanti esponenti
politici di sinistra. Pinotti e Santachiara ricostruiscono con dovizia
di particolari tutta una serie di vicende, grandi e piccole, note e
sconosciute, che offrono un ritratto impietoso di una sinistra che ha
subìto “una mutazione genetica”.

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Il libro si apre con un esplosivo
capitolo su Giorgio Napolitano, del quale vengono indicati i rapporti (o
presunti tali) con Berlusconi, la massoneria, la Cia e i poteri
atlantici. Un capitolo del quale Affari pubblica un estratto e che certamente farà molto discutere.

L”INTERVISTA

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Stefano Santachiara, com’è nato il libro “I panni sporchi della sinistra”?

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Mi sono occupato a lungo di cronaca
giudiziaria per L’Informazione, un giornale emiliano, e tuttora come
corrispondente del Fatto Quotidiano. E” così che mi sono imbattuto in
casi di malaffare, speculazioni edilizie, tangenti mascherate da reti di
favori incrociati, rapporti con la criminalità organizzata. Spesso in
queste vicende era coinvolto il centrosinistra. A Serramazzoni, in
provincia di Modena, ho raccontato le prime contiguità acclarate tra
‘ndrangheta e Pd al nord, proprio nell’Emilia “rossa”. Quando
L’Informazione ha chiuso i battenti nel febbraio 2012 ho sentito
Ferruccio Pinotti e insieme abbiamo deciso di realizzare un
libro-inchiesta: oltre ai casi giudiziari che riteniamo cruciali,
abbiamo scavato sui centri nevralgici del “Potere democratico”, studiato
documenti impolverati e inediti, raccolto nuove testimonianze. Man mano
che si componeva il mosaico abbiamo effettuato collegamenti che ci
consentono di analizzare la mutazione antropologica, etica e culturale,
del partito erede del Pci di Berlinguer. 

Il libro si apre con una serie di frasi di leader del Pd. Frasi che fino ad alcuni anni fa sembravano possibili da attribuire solo a politici del centrodestra. In che modo si è venuta a creare questa mutazione da voi definita “genetica”?

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Questa mutazione è evidente, la si evince da molti aspetti a partire
dalle politiche economiche. Ormai il Pd, sia nella classe dirigente che
si perpetua da un ventennio sia nel nuovismo di Renzi, ha la stella
polare più vicino al mondo della finanza che non a quello dei
lavoratori. La sinistra moderna, non soltanto per la fusione con gli ex
democristiani, ha cambiato visione di società mettendo in soffitta le
prospettive del socialismo europeo e anche quelle keynesiane: per sommi
capi possiamo ricordare che ha privatizzato reti strategiche nazionali,
aperto al precariato con la legge Treu, ha appoggiato guerre della Nato,
non si è prodigata per estendere i diritti civili, ha finanziato le
scuole private invece di rilanciare l”istruzione pubblica e riportare la
cultura (senza scomodare l”egemonia di gramsciana memoria) al centro
dell”azione politica, infine si è allineata alla “dottrina” dell”
austerity imposta dall”Europa dei tecnocrati. In questo contesto ha
sdoganato comportamenti come i conflitti d”interesse– anche propri, non
soltanto quello noto di Berlusconi – e le opache relazioni con il potere
economico e bancario tradendo i principi morali e di giustizia sociale
che avevano animato la sinistra del passato.

La cosiddetta superiorità morale della sinistra non esiste più?

Sulla base delle inchieste giornalistiche condotte in questi anni e del
quadro organico che abbiamo assemblato ci siamo persuasi che, nei
fatti, questa diversità non esiste più.

La struttura del vostro libro sembra suggerire che il padre di questa mutazione della sinistra sia Giorgio Napolitano. È così?

Napolitano è un garante dei poteri forti. È il comunista borghese
collaterale al Psi di Craxi e favorevole, già negli anni Ottanta, ai
rapporti con Berlusconi. Trovo significativa una sua frase, pronunciata
quando si insediò al ministro degli Interni nel primo governo di
centrosinistra della Seconda Repubblica, nel 1996. “Non sono venuto qui
per aprire gli armadi del Viminale”, disse Napolitano facendo intendere
di non voler indagare sui tanti segreti italiani irrisolti. Una
dichiarazione che è tutta un programma.

Nel libro viene citata tra l’altro una fonte anonima che sostiene l’appartenenza di Napolitano alla massoneria…

L’appartenenza di Napolitano alla massoneria non è provata. E’
l’opinione della nostra fonte, noto avvocato figlio di un esponente del
Pci, il quale riconduce le famiglie Amendola e Napolitano, interpreti
della corrente di pensiero partenopea “comunista e liberale”, alla
massoneria atlantica. Anche l”ex gran maestro del Grande Oriente
d’Italia, Giuliano Di Bernardo, ipotizza per il presidente della
Repubblica l”affiliazione ad ambienti massonici atlantici. Ma siamo
nell’ambito delle opinioni. E” invece emerso da un documento datato
1974, l”Executive Intelligence Review, che Giorgio Amendola, il mentore
di Napolitano, era legato alla Cia. Napolitano fu il primo dirigente
comunista ad essere invitato negli Stati Uniti. Andò in visita negli Usa
al posto di Berlinguer, a tenere confererenze nelle università più
prestigiose: proprio nei giorni del rapimento di Aldo Moro da parte
delle Brigate Rosse. Un episodio che chiarisce quanto Napolitano fosse,
sino da allora, il più affidabile per i poteri atlantici e che spiega
almeno in parte la sua ascesa.

Insomma, Napolitano grimaldello degli Usa per portare il Pci a posizioni più allineate al potere atlantico?

Napolitano ha saputo muoversi perfettamente. A livello pubblico e
ufficiale è sempre stato fedele al partito, sostenendo la causa di
Togliatti persino nella difesa dell”invasione sovietica di Budapest nel
1956, poi come “ministro degli Esteri” del Pci. In maniera sommersa ha
coltivato relazioni dall”altra parte della barricata, accreditandosi a
più livelli di potere, italiani e internazionali.

Alla luce di quello che scrivete nel libro sui rapporti tra
Napolitano e Berlusconi ritieni credibile che tra i due ci fosse stato
un accordo su un qualche tipo di salvacondotto giudiziario per il leader
del centrodestra?

I rapporti tra Berlusconi e Napolitano vengono da lontano,dai tempi
della Milano da bere, quando la corrente migliorista del Pci spingeva
per lo spostamento del baricentro dalle posizioni di Berlinguer a quelle
di Craxi. Il rampante Berlusconi finanziava il settimanale della
corrente migliorista, Il Moderno. Negli anni Napolitano si è confermato
uomo del dialogo nei confronti di Berlusconi, contro il quale non ha mai
espresso posizioni fortemente critiche. Ha promulgato senza rinvio lodi
e leggi ad personam che sono stati poi bocciati dalla Corte
Costituzionale, in queste settimane ha parlato di amnistia proprio dopo
la condanna definitiva di Berlusconi per frode fiscale nel processo
Mediaset.

Nel libro parlate anche delle magagne di tutti gli altri
attuali leader della sinistra. In particolare delle amicizie sbagliate, o
quantomeno pericolose, di Bersani e D’Alema. Per quanto riguarda i
rapporti di forza sembra venir fuori che D’Alema è la serie A e Bersani è
la serie B. E” così?

La frase su serie A e serie B è riferita a una fase del Penati gate. A
un certo punto Di Caterina, prima finanziatore del partito e poi teste
d’accusa nel processo a Penati, fa riferimento a un affare immobiliare
senza rilievo penale. Un affare che vorrebbe Di Caterina ma che si
sblocca solo quando palesa il proprio interessamento la società Milano
Pace del salentino Roberto De Santis, imprenditore che si autodefinisce
“fratello minore di D’Alema”. La galassia dei dalemiani è molto
composita e ben presente anche nel campo degli affari. Nel libro
parliamo anche della vicenda di Flavio Fasano, dimenticata dai
quotidiani nazionali. Fasano era il referente di D’Alema nel quartier
generale di Gallipoli: da sindaco gli ha organizzato regate e incontri
decisivi come il pranzo con l”allora segretario del Ppi Rocco
Buttiglione che nel 1994 creò le condizioni per il ribaltone del governo
Berlusconi poi affossato dalla Lega di Bossi. Un uomo di fiducia,
insomma. Ecco, nel 2008 si è scoperto che Fasano aveva rapporti con
Rosario Padovano, un boss della Sacra Corona Unita di cui era stato
avvocato anni addietro. Da una telefonata intercettata emerge che Fasano
gli dispensava consigli pochi giorni dopo che Padovano aveva fatto
uccidere il fratello. Non bisogna esagerare definendo Fasano come il
“Dell”Utri di D’Alema” però la vicinanza di un suo fedelissimo ad un
capomafia è un fatto poco noto…

Nel libro raccontate le vicende di due magistrate, Clementina Forleo e Desirée Digeronimo (vedi l”intervista di Affaritaliani.it al pm Digeronimo, ndr).
Entrambe, dopo aver lambito D’Alema e Vendola con le loro inchieste su
Unipol e sulla Sanitopoli pugliese, sono state trasferite per
“incompatibilità ambientale”. Questo significa che in alcune procure chi
indaga su leader politici di sinistra viene isolato e punito?

Di certo vi è stata una degenerazione, mi riferisco al peso improprio
che le correnti della magistratura hanno assunto in seno ad Anm e Csm,
che in alcuni casi hanno trasferito, punito e isolato i magistrati non
allineati. Se da un lato si è manifestato un atteggiamento
demeritocratico e doppiopesista dall”altro però non si può affermare
come fa Berlusconi che siano tutte toghe rosse o che la magistratura sia
eterodiretta dalla politica. Preferisco restare ai due casi specifici.
Quando il Tar ha annullato il provvedimento di trasferimento della
Forleo a Cremona deciso dal Csm, l’Anm ha criticato la sentenza. Eppure
il sindacato delle toghe, ogni volta che Berlusconi attacca i giudici,
ribadisce giustamente che le sentenze vanno rispettate. Nel procedimento
sulla scalata di Unipol a Bnl D’Alema e Latorre potevano essere
indagati per concorso in aggiotaggio, ma nonostante le indicazioni del
gip Forleo sulla base delle loro scottanti telefonate con Consorte i pm
di Milano non lo hanno fatto… Quanto al secondo caso, il sostituto
procuratore di Bari Digeronimo – che ha scoperto il marcio di un sistema
sanitario regionale piegato a interessi partitici e affaristici Р̬
stata attaccata da Vendola pubblicamente, in stile berlusconiano, senza
ricevere appoggio alcuno. Pochi mesi fa è finita nel mirino del Csm per
aver segnalato insieme al collega Francesco Bretone i rapporti di
amicizia tra la sorella di Vendola e Susanna De Felice, cioè il gup che
ha assolto il governatore della Puglia nel processo relativo alla nomina
di un direttore sanitario grazie alla riapertura dei termini del
concorso. Il Csm ha ottenuto il trasferimento della Digeronimo
accusandola di conflittualità con i colleghi, la stessa accusa mossa a
suo tempo alla Forleo: condizioni fisiologiche in ogni ufficio e slegate
dall”attività giurisdizionale.

Al di là del caso di Serramazzoni, sembra che l’interesse del Pd riguardo i temi dell’antimafia sia piuttosto basso. È così?

È così e la prova la si è avuta nella scelta dei candidati per le
elezioni del 2013. In Calabria sono state escluse sindache antimafia
come Caterina Girasole, Elisabetta Tripodi e Maria Carmela Lanzetta. In
Emilia è stato dimenticato Roberto Adani, ripetutamente minacciato per
aver denunciato presenze mafiose e colletti sporchi. Nando Dalla Chiesa
non è stato più ricandidato dal 2006. Malgrado i proclami elettorali c’è
scarsa attenzione su questi temi. In questi giorni si parla tanto dei
“signori delle tessere” e sembra quasi che ci sia una guerra tra loro e i
maggiorenti del Pd. Ma non è così: i “signori delle tessere” sono stati
candidati dai leader nei listini bloccati per una precisa strategia che
ha invece escluso chi ha rischiato la pelle combattendo le cosche.

Una volta si pensava che le mafie fossero politicamente orientate a destra. Oggi guardano anche a sinistra?

Anche se la maggioranza di casi riguarda ancora il centrodestra, come
abbiamo visto si registrano le prime collusioni mafiose dei democratici.

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SILVIO E GIORGIO, AFFINITA” E “FRATELLANZA”?

In anteprima su Affari un estratto dal libro “I panni sporchi della sinistra” (per gentile concessione di Chiarelettere)

Il complesso rapporto creatosi
nel corso degli anni tra Berlusconi e Napolitano suggerisce sintonie
che spesso vanno oltre la simpatia personale e il reciproco rispetto che
può esistere tra figure che dovrebbero essere radicalmente lontane, sia
per storia intellettuale e professionale sia per schieramento politico.
Di Berlusconi è nota l’appartenenza massonica, che non si manifesta
solo nella documentata affiliazione alla loggia P2 di Licio Gelli, ma
anche nel sistema di simboli che costellano il cosiddetto mausoleo di
Arcore, la tomba che il Cavaliere ha fatto realizzare per sé e per i
propri cari dallo scultore Pietro Cascella. Ma c’è dell’altro. Il
discusso leader del Grande Oriente democratico Gioele Magaldi, noto per
le sue dichiarazioni forti, ha affermato in un’intervista: «Il fratello
Silvio Berlusconi, iniziato apprendista “libero muratore” nel 1978
presso la loggia P2, e diventato successivamente “maestro” in questa
stessa officina, ha proseguito il suo percorso massonico alla corte del
Gran maestro Armando Corona dal 1982 al 1990. Successivamente, ha
ritenuto di farsi una loggia segreta e sopranazionale autonoma. Uno dei
nomi utilizzati per questa officina era “loggia del Drago”»…

LEGGI L”ESTRATTO INTEGRALE SUI RAPPORTI SEGRETI TRA NAPOLITANO E BERLUSCONI

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C’era una volta una sinistra
seria. Inattaccabile. Affidabile. “Comunista, ma perbene.” Il paradigma è
saltato ed è ora di guardare in faccia la realtà per quella che è
veramente. Anche la sinistra ruba, inquina, specula, anche la sinistra
fa affari sporchi e attacca la magistratura. Banche, sanità,
cooperative, fondazioni, amministrazioni locali e regionali: scandali e
inchieste hanno travolto la classe dirigente che avrebbe dovuto
trasformare l’Italia in un paese “normale”, persino roccaforti rosse
come l’Emilia sono crollate, investite da accuse di connivenza con mafia
e ’ndrangheta. Al posto dell’ideologia il denaro, l’interesse
individuale, il puro potere. Ecco gli scandali del Monte dei Paschi, la
scalata alla Bnl, la Bicamerale, la legge del comunista Sposetti che ha
arricchito i partiti, la metamorfosi di Violante, i soldi dell’Ilva, le
accuse di tangenti a Penati, le convergenze con la destra in materia di
giustizia… Non serve vincere le elezioni se la gestione del potere e
le ricette economiche rimangono uguali a quelle degli avversari
berlusconiani. Fatti, non solo parole, dal Nord al Sud, città per città,
regione per regione. Il quadro è inquietante, più che sufficiente a
fotografare una malattia per la quale non sembra esserci una terapia
efficace. E che come un virus inarrestabile non risparmia nemmeno il
nostro capo dello Stato, ultimo difensore di questo sistema, del quale
qui si svela per la prima volta la complessa storia politica, ricca di
retroscena inediti. 

Ferruccio Pinotti è
autore di molti libri-inchiesta che hanno smascherato le trame e gli
interessi dei poteri forti. Lavora al “Corriere della Sera” e ha scritto
per “MicroMega”, “l’Espresso”, “Il Sole 24 Ore”, “la Repubblica”, “Il
Fatto Quotidiano”. Tra i suoi libri più importanti vanno ricordati
POTERI FORTI (Bur 2005), OPUS DEI SEGRETA (Bur 2006), FRATELLI D’ITALIA
(Bur 2007), COLLETTI SPORCHI (Con Luca Tescaroli, Bur 2008), L’UNTO DEL
SIGNORE (con Udo Gümpel, Bur 2009), FINANZA CATTOLICA (Ponte alle Grazie
2011), VATICANO MASSONE (con Giacomo Galeazzi, Piemme, 2013). Con
Chiarelettere ha pubblicato LA LOBBY DI DIO (2010) e WOJTYLA SEGRETO
(con Giacomo Galeazzi, 2011). 

Stefano Santachiara,
giornalista d’inchiesta, dal 2009 è corrispondente de “il Fatto
Quotidiano”, dalle cui colonne ha svelato il primo caso accertato di
rapporti tra ’ndrangheta e Pd al Nord, nel comune appenninico di
Serramazzoni, una vicenda poi ripresa da REPORT.

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Fonte: http://www.affaritaliani.it/cronache/i-panni-sporchi-della-sinistra151113.html.

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