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Il patto Mattarella

Excusatio non petita, accusatio manifesta: perché Renzi dice sempre di non voler cambiare la legge Severino? [Olinda Moro]

Il patto Mattarella

Redazione

2 Febbraio 2015 - 04.34


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di Olinda Moro

Il neoeletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lascia libera la poltrona di giudice della Corte Costituzionale. I giudici da eleggere sono dunque due, entrambi di nomina parlamentare.

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Silvio Berlusconi, nel corso del suo lungo e dannato ventennio, ha ripetutamente denunciato “la dittatura dei giudici” del paese che egli governava. In Normandia nel 2011, ignaro che una telecamera lo riprendesse, arrivò addirittura a lamentarsi di “una dittatura dei giudici di sinistra” anche con un perplesso Barack Obama. Così già nel 2009, in occasione del congresso del Ppe della Merkel, Berlusconi affermava che: “La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici” perché la “Corte Costituzionale ha undici componenti su quindici che appartengono alla sinistra. Di questi, cinque sono di sinistra in quanto di nomina del presidente della Repubblica e noi abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra. Quindi da organo di garanzia la Corte costituzionale si è trasformata in organo politico”.

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La Corte Costituzionale era per lui un problema e lo è senz’altro oggi dal momento che deve decidere sulla retroattività della legge Severino che, come noto, a seguito della condanna definitiva per frode fiscale, ha determinato la sua decadenza dal Senato e la sua incandidabilità per sei anni.

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La Costituzione ha operato “un delicato e complesso bilanciamento nella nomina dei quindici giudici”. Cinque giudici sono nominati da Presidente della repubblica, cinque sono eletti dai magistrati di ciascuna delle tre magistrature superiori e cinque sono eletti dal Parlamento in “seduta comune”, cioè dalle due Camere riunite, con un voto a maggioranza di due terzi dei componenti nei primi tre scrutini e di tre quinti dei componenti (cioè circa 570, sui circa 950 deputati e senatori) dal quarto scrutinio in poi.

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Ogni giudice è nominato per nove anni. La lunghezza del mandato (originariamente addirittura di dodici anni) “è superiore a quella di ogni altro mandato elettivo previsto dalla Costituzione per assicurare l’indipendenza dei giudici”, anche dagli organi che designano una parte di essi. Le Camere sono, infatti, elette per cinque anni, il Governo dura al massimo una legislatura, cioè cinque anni, il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni (almeno così si riteneva).

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La Corte medesima chiarisce sul proprio sito che: “I cinque giudici nominati dal Capo dello Stato sono scelti normalmente in funzione di integrazione o di equilibrio rispetto alle scelte effettuate dal Parlamento, in modo tale che la Corte costituzionale sia lo specchio il più possibile fedele del pluralismo politico, giuridico e culturale del Paese.”

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Orbene, è chiaro che una forte inclinazione del bilanciamento e dell’equilibrio costituzionale l’ha determinata l’anomala rielezione del Presidente della repubblica (rieletto peraltro da un Parlamento con un premio di maggioranza dichiarato anticostituzionale dalla Corte medesima).

L’ex Presidente Napolitano, nonostante l’eccezionalità della sua rielezione (per non dire l’incostituzionalità!), ha deciso di dimettersi (gennaio 2015) solo dopo avere esercitato in fretta e furia il suo potere di nomina (novembre 2014) di ulteriori due giudici (Nicolò Zanon e Daria De Pretis). Già nel mese di settembre 2013 e nel suo secondo settennato aveva nominato Giuliano Amato e dopo che già nel suo primo mandato presidenziale ne aveva eletti altri due (Paolo Grossi e Marta Cartabia).

Insomma, alla faccia dell’equilibrio costituzionale e del bilanciamento delle garanzie, oggi abbiamo una Corte costituzionale con cinque giudici eletti da un solo uomo ovvero dal medesimo Presidente della repubblica. Questo strapotere esercitato sulla Consulta potrebbe avere i connotati di incostituzionalità. Certamente è un chiaro cortocircuito costituzionale su cui il Parlamento non ha avuto il coraggio di indagare e risolvere. Sarà solo un caso che sul sito della Presidenza della repubblica sono riportati solo i primi tre nominati?

C’è da rilevare che due giudici nominati dal Presidente della repubblica (Zanon e Amato) hanno espresso pubblicamente dubbi sulla costituzionalità della legge Severino e specificatamente riguardo al caso di Berlusconi, come illustra anche il Fatto quotidiano in un articolo del 18 ottobre 2014, il che fa temere o sorgere perplessità anche sulle altre nomine fatte da Napolitano in seno alla consulta.

Dopo questo “regio” capolavoro abbiamo quindi 14 giudici di cui 5 nominati dal medesimo Presidente Napolitano e di cui, almeno l’altro giorno, 4 eletti dal Parlamento: Mattarella e Sciarra (in quota centro sinistra), Napolitano e Frigo (in quota centro destra).

Il giudice Sergio Mattarella lascia la Corte per sostituire quel Presidente della repubblica che ne ha caldeggiato l’elezione e che finalmente ha lasciato lo scranno del Quirinale.

La Corte costituzionale è un organo “collegiale” e le decisioni sono prese dall’insieme dei giudici, ciò nonostante anche all’interno di questo collegio le decisioni possono essere assunte a maggioranza e nel caso di parità prevale il voto del Presidente. Il numero minimo richiesto per le decisioni è undici.

Oggi i giudici sono in 13, di cui 5 nominati da Napolitano e 2 di area centrodestra. Attualmente la maggioranza per accogliere una decisione è di 7. A questo punto potrebbe essere utile ma forse neanche necessaria la nomina dei 2 giudici mancanti. E laddove sia necessaria è evidente che la rivendicazione a scegliere i giudici mancanti da parte di chi, almeno ufficialmente, si è tirato fuori dall’elezione del Presidente della Repubblica sarà la prova provata del vero patto del Nazareno.

Se la Corte dovesse dichiarare l’incostituzionalità della legge Severino nella parte in cui prevede la decadenza dalla carica di parlamentare e l’incandidabilità di 6 anni per coloro che abbiano avuto condanne definitive superiori ai due anni e per fatti antecedenti all’entrata in vigore della legge, allora Berlusconi rientrerebbe in Senato in pompa magna e potrebbe ricandidarsi liberamente.

Quando fu stanata la manina che cercava di cancellare il reato di evasione e di frode per importi non superiori al 3% dell’imponibile, un colpo di spugna finalizzato non solo a dare agibilità politica ma a garantire la partecipazione nella compagine societarie a Berlusconi e tanti altri, Renzi ribadiva ovunque e come un mantra che “lui non avrebbe mai modificato la legge Severino”, nonostante la manina fosse diretta a cancellare un reato di frode e di evasione fiscale e non a modificare la legge. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Si sentiva stanato su altre manovre? Voleva forse dire che non l’avrebbe fatto lui direttamente?

Un nome secco, quello di Mattarella. Votato da tutti e non concordato con nessuno, neanche con il proprio partito. Perché? Il patto Mattarella.

(2 febbraio 2015) [url”Torna alla Home page”]http://megachip.globalist.it[/url]
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