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Sos NoTav, dagli italiani 60.000 euro in 3 giorni

I No-Tav chiedono aiuto, e l’Italia risponde: oltre 60.000 euro in soli tre giorni. E’ dirompente l’avvio della raccolta fondi promossa dal movimento della valle di Susa

Sos NoTav, dagli italiani 60.000 euro in 3 giorni

Redazione Modifica articolo

27 Gennaio 2014 - 16.46


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I No-Tav chiedono aiuto, e l’Italia risponde: oltre 60.000 euro in soli tre giorni. E’ dirompente l’avvio della raccolta fondi promossa dal movimento della valle di Susa
che si oppone alla linea Tav Torino-Lione, dopo la condanna in sede
civile del portavoce Alberto Perino, insieme ad altri due militanti di
primo piano, Loredana Bellone (sindaco di San Didero) e l’ex primo
cittadino Giorgio Vayr. I tre sono stati “puniti” con un
maxi-risarcimento danni, superiore ai 200.000 euro.
«Faremo ricorso», annunciano, spiegando però che il mancato pagamento
li esporrebbe al rischio di pignoramenti. «Per questo, con molta umiltà
ma altrettanta dignità e fiducia», il movimento si è rivolto a tutti gli
italiani che li incoraggiano (“Non mollate, siete l’unica speranza di
questo paese”) chiedendo loro un aiuto economico per far fronte «a
questa batosta tremenda». Sbalorditiva la risposta, a colpi di donazioni
sul conto corrente messo a disposizione per il sostegno popolare.

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L’episodio contestato risale alla notte tra l’11 e il 12 gennaio
2010, quando i No-Tav tentarono di opporsi alla campagna di
trivellazione dei terreni che doveva
preparare la stesura del nuovo progetto Torino-Lione. Una opposizione
che culminò poi l’anno seguente con l’occupazione dell’area della
Maddalena di Chiomonte: per impiantarvi l’attuale cantiere (destinato
alla costruzione di una piccola galleria di servizio) fu necessario
ricorrere alla forza per sgomberare i manifestanti. L’anno precedente,
per i No-Tav il “pericolo” era rappresentato dalle trivelle: alla
periferia di Susa, quella notte, Perino, Vayr e la Bellone si limitarono
ad invitare i tecnici ad allontanarsi. «Poi si scoprì che era una
trappola», scrivono i valsusini sul sito “NoTav.info”. Un “trucco” «per tagliare le gambe ai No Tav con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro
a carico di qualche personaggio del movimento», in modo da scoraggiare
la protesta. La società Ltf, incaricata dei sondaggi, aveva stipulato un
contratto di utilizzo temporaneo dei terreni con un’altra società:
oltre 160.000 euro per pochi giorni, secondo i No-Tav «per gonfiare i costi e quindi la richiesta di danno».

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«Anche utilizzando questi sporchi mezzi non riusciranno a fermare la resistenza No Tav»,
aggiungono i militanti, già duramente provati dalla repressione
giudiziaria cui il movimento è stato sottoposto. «Ci sono più di 400
persone indagate per questa resistenza contro un’opera imposta, inutile e
devastante sia per l’ambiente sia per le finanze di questo Stato e che
impedisce di fare tutte le altre piccole opere utili». Se gli italiani
stanno dando ragione ai No-Tav – oltre 60.000 euro
in tre giorni sono un esordio col botto, per una campagna di
finanziamento solidale – l’altra notizia (sconcertante) riguarda la
latitanza disastrosa della politica,
che finora – con le sole eccezioni di Grillo, del Prc di Ferrero e di
singoli europarlamentari come Gianni Vattimo e Sonia Alfano – continua a
ignorare le ragioni della valle di Susa,
confortate dai migliori tecnici dell’università italiana, contro
un’opera devastante per il territorio, sanguinosa per le finanze
pubbliche (decine di miliardi di euro) e totalmente inutile. La Francia
ha deciso che riprenderà eventualmente in considerazione
l’infrastruttura solo dopo il 2030, mentre la Svizzera ha appena reso
noto che – sulla rotta Torino-Lione – il traffico merci lungo la linea
ferroviaria italo-francese che già attraversa la valle di Susa
potrebbe essere tranquillamente aumentato del 900%. Il problema infatti
non è l’assenza di nuovi binari: semplicemente, non ci sono più merci
da trasportare.

Fonte: http://www.libreidee.org/2014/01/sos-no-tav-dagli-italiani-60-000-euro-in-soli-tre-giorni/.

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