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Referendum, la riforma costituzionale è voluta dall'Ue e dalle banche

Il sistema bancario internazionale vede nella Carta costituzionale un fastidioso ostacolo all’instaurazione del proprio dominio assoluto. [Diego Fusaro]

Referendum, la riforma costituzionale è voluta dall'Ue e dalle banche

Redazione Modifica articolo

5 Giugno 2016 - 16.14


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di Diego Fusaro.

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Da molti anni, lo sappiamo, le grandi banche internazionali, ma poi
anche tutte le autorità non democratiche e connesse agli interessi
finanziari (Bruxelles, G7, Fondo monetario internazionale) ci ripetono
senza sosta che dobbiamo fare “riforme” volte a migliorare e a rendere
maggiormente efficiente la nostra “governance” politica.

La lettera che la Bce mandò all’Italia nel 2011 era
solo un “antipasto”: il peggio doveva ancora arrivare, ed è la riforma
della costituzione. Una riforma, sia detto per incidens, che il
popolo non vuole e che, come ricordato da Zagrebelsky, nasce da un
“Parlamento illegittimo, eletto con una legge elettorale obbrobriosa,
dichiarata incostituzionale”.

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Ovviamente il blocco egemonico mobiliterà l’intero quadro
intellettuale, accademico e giornalistico: il caso di Benigni è il primo
e non sarà certo l’ultimo. Il grande difensore della “costituzione più
bella del mondo” (cit.) che si fa sostenitore della sua riforma,
rinnegando in blocco anni di militanza pro-Costituzione: uno spettacolo
tragicomico.

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Esprimiamo subito, senza giri di parole, il nostro punto di vista. Proprio perché a chiederci di votare sì al referendum costituzionale sono sire Renzi, il sistema bancario e quell’Unione Europea che di democratico non ha ormai nemmeno più l’apparenza, occorre votare NO, senza dubbi, esitazioni e ripensamenti.


Questa riforma costituzionale “ce la chiede l’Europa”, ossia la stessa entità antidemocratica che ci chiede austerità e spending review,
tagli alla spesa pubblica e ai diritti: il sistema neoliberista
vincente aspira a destrutturare le costituzioni degli Stati sovrani, per
imporre senza limitazioni il proprio regime di mercato assoluto.


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L’Unione Europea come trionfo dei capitali e della finanza necessita
di istituzioni statali che eseguano cadavericamente e senza possibili
obiezioni i diktat voluti dall’alto: l’Unione Europea vuole “riforme”
limitative degli spazi di partecipazione democratica; vuole esecutivi
forti e parlamenti deboli. Questa riforma costituzionale la vuole, poi,
il sistema bancario internazionale, che nella Carta costituzionale
italiana vede un fastidioso ostacolo all’instaurazione del proprio dominio assoluto.

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È, certo, il caso più interessante, per ora, giacché rivela apertamente
la pervasività del sistema e, insieme, la corruzione del clero
intellettuale, che si riconferma – come disse Costanzo Preve – un banco di pesci pronto a seguire sempre compattamente le correnti del politicamente corretto e del potere. Preparatevi.
Vedremo intellettuali, giornalisti e accademici che peroreranno la
causa della riforma costituzionale, delegittimando, silenziando e
ingiuriando chiunque ancora resista e non tradisca la repubblica e la
storia del nostro Paese.

L’aveva detto Bourdieu: gli intellettuali sono la parte dominata
della classe dominante; appartengono a quest’ultima, giacché hanno
anch’essi un capitale, di tipo culturale. Ma sono dominati nella classe
dominante, perché devono vendere quel capitale culturale: che dunque non
può non coincidere con gli interessi di chi lo “compra”, cioè i
dominanti.


Mi ha colpito qualche settimana fa, sul “Corriere della sera”, una vignetta: era raffigurato Zagrebelsky,
fermo sostenitore del “no” alla riforma, in veste di fascista,
inseguito dalle brigate partigiane piddine a favore del “sì”. L’accusa
di fascismo cade ora su chi difende la Carta costituzionale che nacque
dalla fine del fascismo e dall’incontro tra la visione comunista del
lavoro e quella cattolica della dignità della persona.


La signora Boschi ha dato il via a questa pratica oscena, dicendo che chi vota per il “no” è “come Casa Pound”.
La storia non è nuova, in fondo: in nome dell’antifascismo, si può
agire con i metodi squadristi che furono propri del fascismo. La
profezia di Orwell si è realizzata: “la storia era un palinsesto che
poteva essere riscritto tutte le volte che si voleva”. È quello che sta
accadendo.


Da quando nacque la nostra Costituzione, nacquero anche – lo sappiamo – i tentativi di distruggerla o, come usa dire ora con la neolingua orwelliana,
di “riformarla”. Ciò che non riuscì a Junio Valerio Borghese e a Licio
Gelli, potrebbe riuscire ora all’Unione Europea, al sistema bancario
internazionale e ai loro agenti senza qualità.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/05/referendum-la-riforma-costituzionale-e-voluta-dallue-e-dalle-banche/2797485/.

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