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Mattarellum Para Bellum: nelle istituzioni serve altro

Le omissioni e la tendenziosità del discorso quirinalizio di fine anno. Dobbiamo fare il possibile per riportare parole di pace nelle istituzioni, parole che siano innanzitutto parole di verità e razionalità [Pino Cabras]

Mattarellum Para Bellum: nelle istituzioni serve altro
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1 Gennaio 2024 - 19.49


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di Pino Cabras.

Ero curioso di sentire le parole dell’ex ministro della Difesa (nonché ex vicepresidente del Consiglio) di quel governo che nel 1999 partecipò all’aggressione militare di ciò che rimaneva della ex Jugoslavia fino a mutilarla del Kosovo, dunque un esperto del ramo. Da lui, nel discorso di fine anno, mi aspettavo significative parole sul 2023 appena concluso, un anno segnato da alcune vicende belliche di grande peso.

Dopo il vecchio “copia e incolla”, nei nuovi programmi di scrittura sarà inserito il “copia e incensa”: sul suo discorso ho letto decine di commenti di varie personalità politiche, tutti uguali e tutti fervidi. L’intero arco parlamentare ha attinto a tutti gli stereotipi dell’encomio per lodare in coro l’inevitabile e tracimante saggezza quirinalizia. Nel commento di Nicola Fratoianni, che gioiva perché vi ha visto nientemeno che «la riabilitazione della parola pace», mi è sembrato perfino di sentire l’eco del climax di un orgasmo di rara intensità.

Sarà che non ho aggiornato il software, ma il “copia e incensa” non mi riesce. Funziona però il “copia e incolla” di un passaggio significativo del discorso, quando il presidente denuncia «le devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla.»

Ora, quando c’è una guerra, siccome vengono tirate in mezzo le nostre vite, diventa indispensabile leggere la realtà nel modo più esatto e preciso, senza pericolosissimi sottintesi su cui poi basare la propaganda che poi porterà i nostri figli al fronte a fare carne da cannone. Per esempio «le devastazioni che vediamo nell’Ucraina» noi le vediamo dal 2014 e non a opera dei russi. Lui non le vedeva e non le vede.

È una lettura fuorviante – oltre che un catastrofico errore di valutazione condiviso con buona parte dell’Occidente – sostenere che l’intervento della Russia mirasse ad annettersi l’Ucraina. Tanto è vero che si moltiplicano le testimonianze dirette che ci dicono che tutti i tentativi di negoziato risolutivo furono stroncati energicamente nel 2021 e 2022 dagli angloamericani, i quali – prima ancora che una guerra alla Russia – stanno conducendo una guerra devastante all’industria europea, «per sottometterla» (qui sì che ci sta a pennello!).

Va bene, non illudiamoci: a un vecchio atlantista a tutto tondo non possiamo chiedere l’abiura di tutta la catena di guerre in cui la NATO ci ha trascinato da decenni fino a declassare drammaticamente il ruolo della Repubblica italiana.

Mi potevo attendere però qualche parola ferma sul massacro genocida che il governo Netanyahu attua a Gaza accompagnato da altri gravissimi atti di guerra negli altri territori occupati e contro i paesi confinanti. Invece no. Sapete, forse sono stato abituato male dal suo predecessore, Sandro Pertini, che sull’uomo che aveva le mani sporche di sangue della strage di Sabra e Chatila, disse proprio a Capodanno: «il responsabile di quel massacro orrendo è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro fatto. È un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della società.»

Quel che l’attuale inquilino del Colle riesce a citare – dopo la condanna dell’azione terroristica di Hamas del 7 ottobre – è «la reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti». Notare l’espressione: «provoca ANCHE migliaia di vittime». Cioè: effetti collaterali, certo gravi, ma pur sempre elementi accessori che sono relegati in secondo piano rispetto alla «reazione» del governo israeliano. Una reazione interpretata come una mera risposta, non come un programma volto ad annettersi lo spazio destinato allo Stato palestinese, come apertamente e sfacciatamente viene invece rivendicato da tutti i ministri che reggono i dicasteri chiave del gabinetto Netanyahu nei giorni in cui sono state distrutte quasi tutte le case degli abitanti della Striscia. Le parole appropriate per questo tipo di annessione si smarriscono fra i passi perduti del Quirinale. Non bastano poi parole genericissime e cerchiobottiste sulla pace. Serve un’idea diversa del nostro posto nel mondo.

C’è una questione di fondo, dietro a tutto questo. Le attuali classi dirigenti sovranazionali europee hanno in mente di creare un sistema più rigido e autoritario (non a caso vogliono mettere Draghi a capo della Commissione Europea) nel quale tutte le narrazioni sulla pace e sulla guerra abbiano lo stesso tono, la stessa tendenziosità e le stesse omissioni della narrazione recitata da Sergio Mattarella.

Nel 2024 dobbiamo fare il possibile per riportare parole di pace nelle istituzioni, parole che siano innanzitutto parole di verità, espressioni di razionalità sugli interessi e le libertà che sono in gioco. Le elezioni europee possono dare voce a tutte le parole che suonino di imbarazzo estremo per un potere che parla con una lingua di legno.

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