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Ognuno di noi può fare la sua parte, ne vale la pena

«Ho sempre considerato l’impegno politico una parte importante del mio legame con la società. Perciò adesso sono contento di poter fare quel che faccio da una vita misurandolo meglio dentro le istituzioni.» (Pino Cabras)

Ognuno di noi può fare la sua parte, ne vale la pena
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6 Marzo 2018 - 13.54


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Oggi diamo ai nostri lettori una notizia veramente speciale: l’elezione alla carica di Deputato della Repubblica italiana, per il Movimento Cinque Stelle, di Pino Cabras. Chi ha avuto modo di conoscerlo — come uomo e come professionista della comunicazione, esperto di politica nazionale ed internazionale — sa che con lui entra in Parlamento un rappresentante della parte sana del nostro Paese. Una persona competente e onesta che ha sempre dimostrato con responsabilità il suo impegno civile sul territorio a fianco dei cittadini. Sono certo che la sua intelligenza critica e la sua autonomia di giudizio, così come le ho potute conoscere in tanti anni di condirezione di Megachip insieme a lui, renderanno un grande servizio agli italiani e all’Italia. Una concreta opportunità per stimolare dall’interno delle istituzioni quel cambiamento della politica che non è più procrastinabile e che la maggioranza del popolo italiano ha chiesto con il voto del 4 marzo. Ciao Pino, in bocca al lupo: l’alternativa c’è!

(Pier Francesco De Iulio)

Qui di seguito le parole con le quali Pino Cabras ieri ha ringraziato pubblicamente i suoi elettori.

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di Pino Cabras

Ringrazio di cuore gli 80.510 elettori del collegio Sardegna 03 che hanno votato il Movimento Cinque Stelle e mi hanno eletto alla Camera dei Deputati. Così come ringrazio altri che, pur votando altro e altrove, mi hanno manifestato commoventi dichiarazioni di stima e incoraggiamento.

Ho sempre considerato l’impegno politico una parte importante del mio legame con la società. Perciò adesso sono contento di poter fare quel che faccio da una vita misurandolo meglio dentro le istituzioni, sebbene l’occasione si presenti in un momento davvero molto complicato (come potete ben vedere nel rebus che ci lascia in eredità la legge elettorale).

Il contesto politico attuale è sì difficile, ma sono fiducioso. Mi viene in mente una frase dell’antropologa Margaret Mead: «Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini pensanti e impegnati possano cambiare il mondo. In effetti è l’unico modo in cui sempre è stato cambiato.» Non è una frase elitaria, anche se a prima vista potrebbe sembrare così. È semmai un modo per dire che l’esempio può essere trascinante: una fermezza morale, l’abnegazione, il coraggio, contagiano positivamente anche le moltitudini, e le azioni che si intrecciano provocano reazioni positive che si riproducono. Se penso a quel che è già diventato il Movimento Cinque Stelle nella storia della Repubblica italiana, vedo il successo di un impegno che ha incoraggiato grandi masse popolari a partire da una grande intransigenza che ha spazzato via mille ipocrisie, denudando il progressismo che non muoveva un sasso e castigando gli abusi di potere perpetrati da figuranti che si credevano indispensabili e irremovibili. Li vediamo ora coperti dai fumi delle loro macerie, consegnati al passato. Solo Renzi resiste, con la sua nuova invenzione: le dimissioni post-datate.

Un pensiero particolare lo merita perciò l’esito elettorale della Sardegna. Percentuali del 42,5% non si vedevano dai tempi della prima Repubblica. Quello del Movimento Cinque Stelle è un risultato che esprime una volontà collettiva potente, che risalta tanto di più nel momento in cui le forze che sostengono la giunta Pigliaru hanno preso un miserrimo 17,7%.

Ai colonnelli del renzismo, a partire proprio da Pigliaru, non è bastato schierare in modo militare gli organi di informazione più grossi che li hanno fiancheggiati in ogni loro indecente promessa elettoralistica. La loro sconfitta è stata catastrofica a dispetto di ogni trucco e clientela. Fecero la stessa cosa in occasione del Referendum costituzionale del 2016 e furono puniti dal risultato più severo di tutta la Repubblica italiana. È proprio vero: a quelli che vogliono rovinare, le divinità tolgono per prima cosa la ragione. Solo che con i renziani hanno esagerato. Tanto che in vista delle urne hanno ripetuto nel 2018 lo schema già usato nel 2016 (arroganza più promesse milionarie più clientele più occupazione dei media) con gli stessi inevitabili esiti disastrosi. Si sono comportati con il popolo sardo come i plenipotenziari di una colonia e lo hanno voluto prendere in giro con un ulteriore giro di strafottenza.

Ai miei occhi, in vista delle elezioni regionali ormai vicine, la scelta del popolo sardo di questo splendido marzo significa una cosa semplice e grandiosa, una cosa che si presenta con questa nettezza per la prima volta: davvero POSSIAMO CAMBIARE LA STORIA DELLA SARDEGNA.

Il che non significa solo cambiare persone, ma cambiare metodo, selezionare anche un’altra idea di Sardegna, ripensare insieme il ruolo della nostra isola nel mondo, trasformare istituzioni e programmi grazie alle energie straordinarie che libereremo in seno alla società sarda. Ognuno di noi può fare la sua parte, ne vale la pena.

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