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Chi è il nemico?

Ripercorrendo un lungo periodo – 4 secoli di storia - Thierry Meyssan analizza le origini del sionismo, le sue vere ambizioni, e determina chi è il nemico.

Chi è il nemico?

Redazione Modifica articolo

4 Agosto 2014 - 22.38


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«Sotto i nostri occhi», cronaca di politica
internazionale n°92

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di
Thierry Meyssan
.

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Ognuno ha la sua opinione per
spiegare i massacri commessi dallo Stato di Israele a Gaza. Mentre negli anni
”70 e ”80 vi si vedeva una manifestazione dell”imperialismo anglosassone, molti
vi vedono oggi un conflitto tra ebrei e arabi. Ripercorrendo un lungo periodo –
ben quattro secoli di storia РThierry Meyssan analizza le origini del sionismo, le sue vere ambizioni, e determina chi ̬ il
nemico.

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La
guerra, che continua ininterrottamente da 66 anni in Palestina, ha conosciuto
una nuova svolta con le operazioni israeliane “Guardiani dei nostri fratelli”, e poi “Roccia inamovibile” (stranamente tradotta dalla stampa occidentale
con l’espressione “Margine protettivo”).

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Chiaramente,
Tel Aviv – che aveva scelto di strumentalizzare la scomparsa di tre giovani
israeliani per lanciare queste operazioni e “sradicare Hamas” al fine
di sfruttare il gas naturale di Gaza, secondo il piano enunciato nel 2007
dall”attuale  Ministro della Difesa [1] –
è stata spiazzata dalla reazione della Resistenza. Il Jihad islamico ha
risposto inviando razzi di media gittata molto difficili da intercettare, che
si aggiungono a quelli lanciati da Hamas.

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La
violenza degli eventi che hanno già ucciso oltre 1.500 palestinesi e 62
israeliani (ma le cifre israeliane sono soggette a censura militare e sono
probabilmente minimizzate) ha sollevato un”ondata di proteste in tutto il
mondo. Oltre ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza, riunitosi il 22 luglio,
ha dato la parola ad altri 40 Stati che intendevano esprimere il loro sdegno
per il comportamento di Tel Aviv e la sua “cultura dell”impunità“. La
sessione anziché durare le solite 2 ore, si è protratta per 9 ore [2].

Simbolicamente,
la Bolivia ha dichiarato Israele uno “Stato terrorista” e ha abrogato
l”accordo sulla libera circolazione che lo riguardava. Ma in generale, le
dichiarazioni di protesta non sono state seguite da un aiuto militare, ad
eccezione di quelle dell”Iran e simbolicamente della Siria. Entrambi sostengono
la popolazione palestinese attraverso il Jihad islamico, l”ala militare di
Hamas (ma non la sua ala politica, membro dei Fratelli Musulmani), e tramite il
FPLP-CG.

A
differenza dei casi precedenti (operazioni “Piombo fuso” nel 2008 e
“Colonna di nuvola” nel 2012), i due Stati che proteggono Israele
presso il Consiglio (Stati Uniti e Regno Unito) hanno favorito l”elaborazione
di una dichiarazione del presidente del Consiglio di Sicurezza che sottolineava
gli obblighi umanitari di Israele [3]. 

In realtà, al di là della questione di
fondo di un conflitto che dura dal 1948, si assiste a un consenso per
condannare almeno il ricorso da parte di Israele di un uso sproporzionato della
forza.

Tuttavia,
questo consenso apparente maschera analisi assai diverse: alcuni autori
interpretano il conflitto come una guerra di religione tra ebrei e musulmani;
altri lo vedono al contrario come una guerra politica secondo uno schema
coloniale classico. Che cosa dobbiamo pensarne?

Che cosa è il sionismo?

A
metà del XVII secolo, i calvinisti britannici si riunirono intorno a Oliver
Cromwell e rimisero in questione la fede e la gerarchia del regime. Dopo aver
rovesciato la monarchia anglicana, il “Lord Protettore” pretese di
consentire al popolo inglese di raggiungere la purezza morale necessaria ad
attraversare una tribolazione di sette anni, dare il benvenuto al ritorno del
Cristo e di vivere in pace con lui per 1000 anni (il “Millennium”).
Per far ciò, secondo la sua interpretazione della Bibbia, gli ebrei dovevano
essere dispersi fino agli estremi confini della terra, poi raggruppati in
Palestina, dove ricostruire il tempio di Salomone. Su questa base, instaurò un
regime puritano, levò nel 1656 il divieto che era stato fatto agli ebrei di
stabilirsi in Inghilterra e annunciò che il suo paese s”impegnava a creare in
Palestina lo Stato di Israele.

Poiché
la setta di Cromwell fu a sua volta rovesciata alla fine della “Prima
Guerra civile inglese”, i suoi sostenitori uccisi o esiliati, e poiché la
monarchia anglicana fu restaurata, il sionismo (cioè il progetto della
creazione di uno Stato per gli ebrei) fu abbandonato. Riapparve nel XVIII
secolo con la “Seconda guerra civile inglese” (secondo il nome dei
manuali di storia delle scuole secondarie nel Regno Unito) che il resto del
mondo conosce come la “Guerra d”Indipendenza degli Stati Uniti”
(1775-1783). Contrariamente alla credenza popolare, essa non fu intrapresa in
nome degli ideali dell”Illuminismo che animarono pochi anni dopo la Rivoluzione
francese, ma fu finanziata dal re di Francia e condotta per motivi religiosi al
grido di «Il nostro re è Gesù!».

George
Washington, Thomas Jefferson e Benjamin Franklin, per citarne alcuni, si sono
presentati come i successori dei sostenitori esiliati di Oliver Cromwell. Gli
Stati Uniti hanno dunque logicamente ripreso il suo progetto sionista.

Nel
1868, in Inghilterra, la regina Victoria nominò Primo Ministro l”ebreo Benjamin
Disraeli. Questi propose di concedere una parte di democrazia ai discendenti
dei sostenitori di Cromwell in modo da poter contare su tutto il popolo per
estendere il potere della Corona nel mondo. Soprattutto, propose di allearsi
alla diaspora ebraica per condurre una politica imperialista di cui essa
sarebbe stata l”avanguardia. Nel 1878, fece iscrivere “la restaurazione di
Israele” all”ordine del giorno del Congresso di Berlino sulla nuova
spartizione del mondo.

È
su questa base sionista che il Regno Unito ristabilì i suoi buoni rapporti con
le sue ex colonie divenute nel frattempo gli Stati Uniti alla fine della “
Terza guerra civile inglese” – nota negli Stati Uniti come la “guerra
civile americana” e nell”Europa continentale come la “guerra di
Secessione” (1861-1865) – che vide la vittoria dei successori dei
sostenitori del Cromwell, gli WASP (White Anglo-Saxon Puritans) [4]. Anche in
questo caso, è del tutto sbagliato che si presenti questo conflitto come una
lotta contro la schiavitù, intanto che cinque stati del nord la praticavano
ancora.

Fino
quasi alla fine del XIX secolo, il sionismo è solo un progetto puritano
anglo-sassone al quale solo un”élite ebraica aderisce. È fortemente condannato
dai rabbini che interpretano la Torah come un”allegoria e non come un piano
politico.

Tra
le conseguenze attuali di questi fatti storici, dobbiamo ammettere che se il
sionismo mira alla creazione di uno Stato per gli ebrei, è anche il fondamento
degli Stati Uniti. Pertanto, la questione se le decisioni politiche d”insieme
siano prese a Washington o a Tel Aviv ha solo interesse relativo. È la stessa
ideologia ad essere al potere in entrambi i paesi. Inoltre, poiché il sionismo
ha permesso la riconciliazione tra Londra e Washington, il fatto di sfidarlo
significa affrontare questa alleanza, la più potente del mondo.

L”adesione del popolo ebraico al sionismo anglosassone

Nella
Storia ufficiale attuale, è consuetudine ignorare il periodo dal XVII al XIX
secolo e presentare Theodor Herzl come il fondatore del sionismo. Tuttavia,
secondo le pubblicazioni interne dell”Organizzazione Sionista Mondiale, anche
questo punto è falso.

Il
vero fondatore del sionismo contemporaneo non era ebreo, bensì cristiano
dispenzionalista. Il reverendo William E. Blackstone era un predicatore
americano per il quale i veri cristiani non avrebbero dovuto partecipare alle
prove della fine del tempo. Basava l’insegnamento su coloro che sarebbero stati
elevati al cielo durante la battaglia finale (il “rapimento della
Chiesa”, in inglese “the rapture”).
Nella sua visione, gli ebrei avrebbero combattuto
questa
battaglia e ne sarebbero usciti allo stesso tempo convertiti a
Cristo e vittoriosi.

È la teologia del reverendo
Blackstone che è servita da base per il sostegno immancabile di Washington alla
creazione di Israele. E questo molto prima che l”AIPAC (la lobby pro-Israele)
venisse creata e prendesse il controllo del Congresso. In realtà, il potere
della lobby non risiede tanto nel suo denaro e la sua capacità di finanziare le
campagne elettorali, quanto in questa ideologia ancora presente negli Stati
Uniti
[5].

La
teologia del rapimento per quanto stupida possa sembrare è oggi molto potente
negli Stati Uniti. Rappresenta un fenomeno nel mercato dei libri e nel cinema
(si veda il film Left Behind, con
Nicolas Cage, che uscirà ad ottobre).

Theodor Herzl era un ammiratore del magnate dei diamanti Cecil
Rhodes, teorico dell’imperialismo britannico e fondatore del Sudafrica, della
Rhodesia (cui diede il suo nome) e dello Zambia (ex Rhodesia del Nord).
Herzl non era israelita praticante
né aveva circonciso suo figlio. Ateo come molti borghesi europei del suo tempo,
si batté all’inizio per assimilare gli ebrei convertendoli al cristianesimo.
Tuttavia, riprendendo la teoria di Benjamin Disraeli, giunse alla conclusione
che la soluzione migliore fosse quella di farli partecipare al colonialismo
britannico creando uno stato ebraico, collocato nell’attuale Uganda o in
Argentina. Seguì l”esempio di Rhodes nella maniera di acquistare terreni e di
costruire l”Agenzia Ebraica.

Blackstone
riuscì a convincere Herzl a unire le preoccupazioni dei dispenzionalisti a
quelle dei colonialisti. Era sufficiente per tutto questo considerare di
stabilire Israele in Palestina e di moltiplicare i riferimenti biblici. Grazie
a questa idea assai semplice, giunsero a far aderire la maggioranza degli ebrei
europei al loro progetto. Oggi Herzl è sepolto in Israele (sul monte Herzl) e
lo Stato ha posto nella sua bara la Bibbia annotata che Blackstone gli aveva
offerto.

Il
sionismo non ha dunque mai avuto come obiettivo quello di «salvare il popolo
ebraico dandogli una patria», bensì quello di far trionfare l”imperialismo
anglosassone associandovi gli ebrei. Inoltre, non solo il sionismo non è un
prodotto della cultura ebraica, ma la maggior parte dei sionisti non è mai
stata ebrea, mentre la maggioranza dei sionisti ebrei non sono israeliti dal
punto di vista religioso. I riferimenti biblici, onnipresenti nel discorso
pubblico israeliano, rispecchiano il pensiero solo della parte credente del
paese e sono destinati principalmente a convincere la popolazione statunitense.

Il patto anglosassone
per la creazione di Israele in Palestina

La
decisione di creare uno Stato ebraico in Palestina è stata presa congiuntamente
dai governi britannico e statunitense. È stata negoziata dal primo giudice
ebreo della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis Brandeis, sotto gli auspici
del reverendo Blackstone e fu approvata sia dal presidente Woodrow Wilson sia
dal primo ministro David Lloyd George, sulla scia degli accordi
franco-britannici Sykes-Picot sulla spartizione del “Vicino Oriente”.
Questo accordo fu progressivamente reso pubblico.

Il
futuro Segretario di Stato per le Colonie, Leo Amery, ebbe l’incarico di
inquadrare gli anziani del “Corpo dei mulattieri di Sion” per creare,
con i due agenti britannici Ze”ev Jabotinsky e Chaim Weizmann, la “Legione
ebraica” in seno all”esercito britannico.

Il
ministro degli Esteri Lord Balfour inviò una lettera aperta a Lord Walter
Rothschild per impegnarsi a creare un “focolare nazionale ebraico” in
Palestina (2 novembre 1917). Il presidente Wilson annoverò tra i suoi obiettivi
di guerra ufficiali (il 12° dei 14 punti presentati al Congresso l’8 gennaio
1918) la creazione di Israele.

Pertanto, la decisione di creare
Israele non ha nulla a che fare con la distruzione degli ebrei d”Europa
sopravvenuta due decenni più tardi, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Durante
la Conferenza di pace di Parigi, l’emiro Faisal (figlio dello Sharif della
Mecca e futuro re dell”Iraq britannico) firmò, in data 3 gennaio 1919, un
accordo con l”Organizzazione Sionista, impegnandosi a sostenere la decisione
anglosassone.

La creazione dello Stato di Israele,
che è fatta contro la popolazione della Palestina, era quindi fatta anche con
l”accordo dei monarchi arabi. Inoltre, all’epoca, lo Sharif della Mecca,
Hussein bin Ali, non interpretava il Corano alla maniera di Hamas. Non pensava
che “una terra musulmana non può essere governata da non-musulmani.”

La creazione giuridica
dello Stato d”Israele

Nel
maggio 1942, le organizzazioni sioniste tennero il loro congresso al Biltmore
Hotel di New York. I partecipanti decisero di trasformare il «focolare
nazionale ebraico» della Palestina in «Commonwealth ebraico» (riferendosi al
Commonwealth con cui Cromwell aveva brevemente sostituito la monarchia
britannica) e di autorizzare l”immigrazione di massa degli ebrei verso la
Palestina. In un documento segreto, venivano precisati tre obiettivi:

«(1)
lo Stato ebraico avrebbe abbracciato l’intera Palestina e probabilmente la
Transgiordania;

(2)
il trasferimento delle popolazioni arabe in Iraq 

(3)
la presa in mano da parte degli ebrei dei settori dello sviluppo e del
controllo dell”economia in tutto il Medio Oriente».

Quasi
tutti i partecipanti ignoravano allora che la «soluzione finale della questione
ebraica» (die Endlösung der Judenfrage)
aveva appena preso inizio segretamente in Europa.

In
definitiva, mentre i britannici non sapevano più come soddisfare sia gli ebrei
sia gli arabi, le Nazioni Unite (che a quel tempo annoveravano appena 46 Stati
membri) proposero un piano per spartire la Palestina a partire dalle
indicazioni che gli fornirono i britannici. Uno Stato bi-nazionale doveva
essere creato, comprendente uno Stato ebraico, uno Stato arabo e una zona
soggetta a un “regime internazionale speciale” per amministrare i
luoghi santi (Gerusalemme e Betlemme). Questo progetto fu adottato attraverso
la risoluzione 181 dell”Assemblea Generale. [6]

Senza
attendere il seguito dei negoziati, il presidente dell”Agenzia Ebraica, David
Ben Gurion, proclamò unilateralmente lo Stato di Israele, subito riconosciuto
dagli Stati Uniti. Gli arabi del territorio israeliano furono sottoposti alla
legge marziale, i loro movimenti furono limitati, i loro passaporti confiscati.
I paesi arabi di recente indipendenza intervennero. Ma senza eserciti ancora
costituiti, furono rapidamente sconfitti. Durante questa guerra, Israele
procedette a una pulizia etnica e costrinse almeno 700.000 arabi a fuggire.

L”ONU
inviò un mediatore, il conte Folke Bernadotte, un diplomatico svedese che aveva
salvato migliaia di ebrei durante la guerra. Constatò che i dati demografici
trasmessi dalle autorità britanniche erano falsi e pretese la piena attuazione
del piano di spartizione della Palestina. Al dunque, la risoluzione 181 implica
il ritorno dei 700.000 arabi espulsi, la creazione di uno Stato arabo e
l”internazionalizzazione di Gerusalemme.

L”inviato
speciale delle Nazioni Unite fu assassinato, il 17 Settembre 1948, su ordine
del futuro primo ministro Yitzhak Shamir.

Furibonda,
l”Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 194, che
riafferma i principi della risoluzione 181 e, inoltre, proclama il diritto
inalienabile dei palestinesi a tornare alle loro case e ad essere risarciti per
il danno che avevano appena subito [7].

Tuttavia,
poiché Israele aveva arrestato gli assassini di Bernadotte, e poi li processò e
condannò, fu accolto in seno all’ONU con la promessa di onorare le risoluzioni.
Ma erano nient’altro che bugie. Subito dopo gli assassini furono graziati e lo
sparatore divenne la guardia del corpo personale del Primo Ministro David Ben
Gurion.

Fin
dalla sua adesione all’Onu, Israele non ha mai smesso di violare le risoluzioni
che si sono accumulate all’Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza. I
suoi legami organici con due membri del Consiglio che dispongono del diritto di
veto lo hanno collocato di fuori del diritto internazionale. È diventato uno
Stato off-shore che permette agli
Stati Uniti e al Regno Unito di fingere di rispettare anche loro il diritto
internazionale, mentre lo violano dietro questo pseudo-Stato.

È assolutamente sbagliato ritenere
che il problema posto da Israele riguardi solo il Medio Oriente. Oggi Israele
agisce militarmente in tutto il mondo a copertura dell”imperialismo
anglosassone. In America Latina, ci furono agenti israeliani che organizzarono
la repressione durante il colpo di stato contro Hugo Chávez (2002) o il
rovesciamento di Manuel Zelaya (2009). In Africa, erano ovunque presenti
durante la guerra dei Grandi Laghi e hanno organizzato l”arresto di Muammar
el-Gheddafi. In Asia, hanno condotto l”assalto e il massacro delle Tigri Tamil
(2009), ecc. Ogni volta, Londra e Washington giurano che non c’entrano per nulla.
Inoltre, Israele controlla numerose istituzioni mediatiche e finanziarie (come
la Federal Reserve statunitense).

La lotta contro
l”imperialismo

Fino
alla dissoluzione dell”URSS, era evidente a tutti che la questione israeliana
scaturisse dalla lotta contro l”imperialismo. I palestinesi erano sostenuti da
tutti gli anti-imperialisti del mondo – perfino dai membri dell”Armata Rossa
giapponese – che venivano a combattere al loro fianco.

Oggi,
la globalizzazione della società dei consumi e la perdita di valori che ne è
seguita hanno fatto perdere coscienza del carattere coloniale dello Stato
ebraico. Solo arabi e musulmani si sentono coinvolti. Essi mostrano empatia per
la condizione dei palestinesi, ma ignorano i crimini israeliani nel resto del
mondo e non reagiscono ad altri crimini imperialisti.

Tuttavia,
nel 1979, l”ayatollah Ruhollah Khomeini spiegò ai suoi fedeli iraniani che
Israele era solo una bambola nelle mani degli imperialisti e che l”unico vero
nemico era l”alleanza degli Stati Uniti e del Regno Unito. Per il fatto di
affermare questa semplice verità, Khomeini fu caricaturizzato in Occidente e
gli sciiti furono presentati come eretici in Oriente. Oggi l”Iran è l”unico
paese al mondo ad inviare grandi quantità di armi e consiglieri per aiutare la
Resistenza palestinese, mentre i regimi sionisti arabi se ne stanno a discutere
amabilmente in videoconferenza con il presidente israeliano durante le riunioni
del Consiglio di sicurezza del Golfo [8].

NOTE

[1] “La guerra del gas si estende al Levante“, di Thierry Meyssan, Al-Watan/Rete Voltaire, 21 luglio 2014.

[4] The
Cousins’ Wars: Religion, Politics, Civil Warfare and the Triumph of
Anglo-America
, par Kevin Phillips, Basic
Books (1999).

[5] Cfr. American Theocracy (2006) di Kevin Phillips, uno storico eccezionale
che fu uno dei consiglieri di Richard Nixon.

[6] «Résolution 181 de l’Assemblée générale de l’Onu»,
Réseau Voltaire, 29 novembre 1947.

[7] “Résolution 194 de l’Assemblée générale de l’ONU“, Réseau Voltaire, 11
Dicembre 1948.

Questa “cronaca settimanale di politica estera” appare
simultaneamente in versione araba sul quotidiano“Al-Watan” (Siria),
in versione tedesca sulla “Neue Reinische Zeitung”, in lingua
russa sulla “Komsomolskaja Pravda”, in inglese su “Information
Clearing House”
, in francese sul “Réseau Voltaire”.

Thierry Meyssan, 3 agosto 2014.

Traduzione per Megachip a cura
di Matzu Yagi.

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