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Verso il crollo dell'Arabia Saudita

La caduta di questo Regno anacronistico è diventata inevitabile. E sarà probabilmente accompagnata da un lungo periodo di violenza estrema. [Thierry Meyssan]

Verso il crollo dell'Arabia Saudita

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11 Gennaio 2016 - 18.09


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«Sotto i nostri occhi» – Cronaca di politica
internazionale n°162

di Thierry Meyssan.

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Mentre la dinastia Saudita si
gode gli ultimi momenti della sua dittatura, la decapitazione del capo
dell’opposizione, lo sceicco Nimr al-Nimr, toglie ogni speranza alla metà della
popolazione araba. Per Thierry Meyssan, la caduta del Regno è diventata
inevitabile. E sarà probabilmente accompagnata da un lungo periodo di violenza
estrema.

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Nell’illustrazione in
apertura

Il principe Mohammad bin
Salman Al Sa”ud, 30 anni, vice principe ereditario, secondo vice primo
ministro, ministro di Stato, ministro della Difesa, segretario generale della
Corte Reale, presidente del Consiglio per gli Affari Economici e lo Sviluppo.

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In un anno il nuovo
re d”Arabia, Salman, venticinquesimo figlio del fondatore della dinastia, è
riuscito a rafforzare la sua autorità personale a scapito di altri rami della
sua famiglia, tra cui il clan del principe Bandar bin Sul
tan e quello dell”ex re
Abdullah. Tuttavia non si sa ciò che Washington abbia promesso ai perdenti
affinché non facessero nulla per recuperare il loro potere perduto. In ogni
caso, alcune lettere anonime pubblicate dalla stampa britannica fanno supporre
che non abbiano abbandonato le loro ambizioni.

Costretto dai suoi
fratelli a nominare erede il principe Mu
hammad
bin Nayef, re Salman l’ha rapidamente isolato e ha limitato i suoi poteri a vantaggio
del proprio figlio, il principe Mo
hammad
bin Salman, la cui impulsività e la brutalità non sono attenuate dal Consiglio
di famiglia che non si riunisce più. Di fatto, ormai sono lui e suo padre a
governare da soli, da autocrati, senza nessun contropotere in un paese che non
ha mai eletto un parlamento e in cui i partiti politici sono vietati.

Così abbiamo visto
il principe Mo
hammad
bin Salman prendere la presidenza del Consiglio per gli Affari Economici e lo
Sviluppo, imporre una nuova leadership al Bin Laden Group e impadronirsi di
Aramco (la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, ndt). Ogni volta, per lui si tratta di eliminare i suoi cugini e di
mettere dei fedelissimi a capo delle grandi aziende del regno.

Lo sceicco Nimr descriveva
così la vita degli sciiti in Arabia Saudita: «Dal momento in cui si nasce si è
circondati da paura, intimidazione, persecuzione e abusi. Siamo nati in un
clima di intimidazione. Avevamo paura anche dei muri. Chi di noi non ha
familiarità con la prepotenza e l’ingiustizia cui siamo stati costretti in
questo paese? Ho 55 anni, più di mezzo secolo. Dal giorno in cui sono nato a
oggi, in questo paese non mi sono mai sentito al sicuro. Si è sempre accusati
di qualcosa. Si è sempre minacciati. Il direttore della Sicurezza di Stato l’ha
ammesso davanti a me, quando fui arrestato mi disse: “Tutti voi sciiti dovreste
essere uccisi”. Questa è la loro logica.»

Per quanto riguarda
la politica interna, il regime si fonda solo sulla metà della popolazione
sunnita o wahhabita e discrimina l”altra metà. Il principe Mo
hammad bin Salman ha
consigliato a suo padre di far decapitare lo sceicco Nimr Baqr al-Nimr perché
aveva osato sfidarlo. In altre parole, lo Stato ha condannato a morte e
giustiziato il principale leader dell”opposizione, la cui unica colpa è stata
di aver espresso e ribadito lo slogan: «Il dispotismo è illegittimo». Il fatto
che tale leader fosse uno sceicco sciita non fa che rafforzare il senso di
discriminazione dei non sunniti, a cui è proibita l”educazione religiosa ed è
vietato entrare nella pubblica amministrazione. Per quanto riguarda i non
musulmani, cioè un terzo della popolazione, non sono autorizzati a professare
la loro religione e non possono sperare di ricevere la cittadinanza saudita.

Sul piano
internazionale, il principe Mo
hammad
e suo padre Salman seguono una politica fondata sulle tribù beduine del regno.
Solo in questo modo è possibile capire contemporaneamente la prosecuzione del
finanziamento ai talebani afghani e al “Movimento Il Futuro” (partito politico
nazionalista libanese fondato nel 2005, ndt),
la repressione saudita contro la rivoluzione in Bahrain, il supporto ai
jihadisti in Siria e in Iraq, l”invasione dello Yemen. Comunque la dinastia Sa
ud
appoggia i sunniti − che considera i più vicini al wahhabismo di Stato − non
solo contro gli sciiti duodecimani ma anzitutto contro i sunniti illuminati e
poi contro tutte le altre religioni (ismailiti, zayditi, aleviti, alauiti,
drusi, sikh, cattolici, ortodossi, sabbatiani, yazidi, zoroastriani, indù,
eccetera). Soprattutto, in ogni caso, essa appoggia solo i capi appartenenti
alle maggiori tribù sunnite saudite.

Sa”d al-Din Hariri ha la
doppia cittadinanza libanese-saudita. Leader e fondatore del Movimento Il
Futuro, è ufficialmente figlio di Rafiq al-Hariri e ufficiosamente di un
principe della famiglia reale saudita.

Per la cronaca, va
rilevato che l’esecuzione dello sceicco Nimr segue l”annuncio della creazione
di una larga coalizione antiterrorismo di 34 stati vicini a Riad. Sapendo che
il martire, che ha sempre rifiutato l”uso della violenza, è stato condannato a
morte per “terrorismo” (sic!),
dobbiamo dedurre che questa coalizione è in realtà un’alleanza sunnita contro
le altre religioni.

Il principe Mohammad
si è preso la responsabilità di fare la guerra allo Yemen presumibilmente per
salvare il presidente
Abd Rabbih Mansur Hadi, rovesciato da
un”alleanza tra gli Huthi (gruppo armato sciita zaydita dello Yemen, ndt) e l”esercito dell”ex presidente Ali
Abdallah
Saleh, in realtà per
impadronirsi dei giacimenti petroliferi e sfruttarli con Israele. Come era
prevedibile, la guerra va male e gli insorti lanciano attacchi in Arabia
Saudita, dove l”esercito si disperde abbandonando i suoi equipaggiamenti.

L”Arabia Saudita è
dunque l”unico Stato al mondo di proprietà di un solo uomo, governato da questo
autocrate con suo figlio, che rifiuta ogni dibattito ideologico, non tollera
alcuna forma di opposizione e accetta solo il vassallaggio tribale. Ciò che è
stato a lungo considerato come un residuo del passato, destinato ad adeguarsi
al mondo moderno, si è talmente fossilizzato fino a diventare l’identità stessa
di un regno anacronistico.

La caduta della
dinastia Saudita potrebbe essere causata dal calo del prezzo del petrolio.
Incapace di modificare il suo stile di vita, il regno continua a prendere tutto
in prestito, tanto che − secondo gli analisti − dovrebbe andare in bancarotta
entro due anni. La vendita parziale di Saudi Aramco potrebbe consentire un
prolungamento di questa agonia, ma sarà al prezzo di una perdita di autonomia.

La decapitazione
dello sceicco al-Nimr è stato il capriccio di troppo. Il crollo in Arabia è
ormai inevitabile perché non c”è più speranza per coloro che ci vivono. Così il
paese precipiterà in una combinazione di rivolte tribali e rivoluzioni sociali
che sarà di gran lunga più letale dei precedenti conflitti mediorientali.

Lungi dall”opporsi
a questa tragica fine, i protettori statunitensi del regno la attendono con
impazienza e non smettono di celebrare la “saggezza” del principe
Mohammad come per incoraggiarlo a commettere altri errori. Già nel settembre
2001 il Comitato dei capi di stato maggiore stava lavorando a un progetto di
rimodellamento del “Medio Oriente allargato”, che prevedeva la divisione del
paese in cinque Stati, mentre nel luglio 2002 Washington considerava un sistema
per sbarazzarsi dei Sa
ud durante una famosa
riunione del Defense Policy Board.

Ormai è solo una
questione di tempo.

Da ricordare:

—-
Gli Stati Uniti sono riusciti a risolvere la questione della successione di
re Abdallah, ma adesso spingono l’Arabia Saudita all’errore. Il loro
obiettivo è attualmente quello di dividere il paese in cinque.

—-
Il wahhabismo è la religione di Stato, ma sia all’interno che all’estero i Sa”ud
si basano unicamente sulle tribù sunnite e tengono le altre popolazioni in
una condizione di apartheid.

—-
L’ottantenne re Salman ha lasciato l”esercizio del potere a uno dei suoi figli, il trentenne principe Mohammad. Costui si è
impadronito delle grandi imprese del paese, ha dichiarato guerra allo Yemen e
ha appena fatto giustiziare il capo dell’opposizione, lo sceicco Nimr.

Thierry Meyssan, 10
gennaio 2016.

Traduzione a cura di Emilio
Marco Piano

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