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Debora Billi ai tempi del colera via web

Come le polemiche istantanee del web hanno ingigantito la portata di una battuta di Debora Billi. Ai tempi di Biagi, invece... [Pino Cabras]

Debora Billi ai tempi del colera via web

Redazione

6 Luglio 2014 - 00.24


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di Pino Cabras.

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Tutta la blogosfera sa che Debora
Billi, dell”ufficio comunicazione dei deputati M5S, ha scritto su
Facebook un commento infelice sulla morte dell”artista Giorgio
Faletti («Se ne è andato
Giorgio. Quello sbagliato #Faletti»).


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Rispetto
a questo errore, su cui si sono accaniti giornalisti e
linciatori da tastiera, non faccio un tweet, ma parto da lontano, dal
1973. In quell”anno Napoli passò due mesi da incubo per un”epidemia
di colera causata da cozze d”importazione, che provocò marasma,
confusione, quarant”anni di “Napoli colera” urlato dagli ossessi
negli stadi, ma soprattutto causò decine di terribili lutti che
segnarono per sempre altrettante famiglie. Non mancarono le polemiche
politiche sulla gestione dell”emergenza, che bersagliarono la
famiglia politica dominante in Campania, i Gava del pluriministro
Silvio (1901-1999) e
dell”astro nascente Antonio (1930-2008),
leader dei dorotei democristiani. 


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Enzo Biagi (1920-2007), venerato
maestro del giornalismo italiano, disse: «Il
colera passa, i Gava restano. È dunque vero che se ne vanno sempre i
migliori.»
La battuta è
stata inserita dal Corriere
della Sera
nella lista
delle migliori di Biagi
, ed è anche la battuta n. 648
del celebre libro “Anche le formiche nel loro piccolo si
incazzano”.


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Al
presidente della Repubblica di allora, il napoletano Giovanni Leone
(1908-2001), mentre era in visita a Pisa, gli studenti che lo
contestavano gli augurarono di morire di colera. Leone rispose
esibendo il poco presidenziale gesto delle corna. E finì lì.


Silvio
Gava , Antonio Gava , Enzo Biagi, Giovanni Leone, se ne sono tutti
andati prima dell”epoca irriflessiva di Facebook e di Twitter. Perciò
non sapremo mai che tipo di reazioni e controreazioni si sarebbero
innescate sulla battuta di Biagi. Mi immagino il rimbalzo frenetico
sui social network di dichiarazioni dei familiari delle vittime del
colera contro un presunto sciacallaggio sulla loro tragedia,
affrontata con troppa leggerezza. Mi immagino la valanga crescere su
se stessa, tweet dopo tweet, a ingigantire la portata della
battuta, scavandone i risvolti irriguardosi, e così via. La battuta sarebbe stata
un”altra cosa da quel che è stata, e le polemiche istantanee del web
avrebbero scagliato di tutto contro il demone satirico che aveva
spinto un giornalista a lanciarsi in una battuta cattiva, senza
calcolare se tagliasse la pelle dei nemici, se avesse invece un
doppio taglio, o se tagliasse solo la propria pelle.


Un
politico della stessa generazione di Napolitano, lo svedese Olof
Palme (1927-1986), parlando delle grandi sfide dell”umanità, disse
che quella generazione era la prima che «non
poteva permettersi di sbagliare».
Quella generazione ha sbagliato invece tanto, troppo, e il conto
drammatico di quegli sbagli minaccia tutti noi: guerre assurde,
insicurezza energetica, neoliberismo, catastrofi ambientali. Sono gli
argomenti su cui da anni Debora Billi scrive articoli molto belli,
informati, ironici, degli autentici piccoli capolavori di sintesi,
sempre animati da un pungente spirito wit.
Cercateli in Rete, anziché scegliere dal cesto solo le ciliege
storte.

Scoprirete
che è perlomeno esagerato applicare a lei, anziché alla generazione
Napolitano, il principio che «non
poteva permettersi di sbagliare». Basta con la caccia alle
streghe.


Quanto
al presidente Giorgio Napolitano (1925-2125), sono certo che gli
basterà aggiornare le manovre di sicurezza manuali del suo
predecessore e concittadino, e tutto si aggiusterà. 

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