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Tranquilli, il Brexit è irreversibile

Dalle pagine del Telegraph, Sir William Hague delinea la strategia di governo dei prossimi anni, dai negoziati con la UE ai trattati commerciali con il resto del mondo.

Tranquilli, il Brexit è irreversibile

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5 Luglio 2016 - 04.58


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di Maurizio Blondet

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Come?  Il popolo vota “leave”, e si dimette il premier
Cameron; si ritira Boris Johnson e adesso se  ne va anche Nigel Farage.
“Da qui se ne vanno tutti”, come dice una canzoncina. Un mio lettore mi
scrive nel panico:  “Il Brexit sarà una catastrofe; chi guiderà la Gran
Bretagna?”.   Panico comprensibile in un italiano, che non sa cosa sia
una classe dirigente nazionale, un’aristocrazia  capace di garantire la “continuity of government”
da cinque secoli in qua.  Di fronte a quello che controlla silenzioso
il Regno Unito, qualunque altro “Stato profondo”  è una superficiale
imitazione.  Lì,  si può grosso modo identificare coi “Lord” e  con
“Buckingham Palace”, con lo MI6 sempre gestito da un Pari (mai che ci
mettano un plebeo), con il Rito Scozzese legittimista e fedelissimo alla
Corte. Di rado questo stato profondo si manifesta. Stavolta s’è
manifestato.

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Con una colonnina  scritta sul Telegraph da Sir William
Hague, barone Hague di Richmond,   con un seggio ereditario alla camera
dei Lord, da sempre ministro degli esteri della monarchia. Titolo: “We
Conservatives are all Leavers now. We must unite to build a new and
better Britain”. Traduzione: “Noi Tories siamo tutti per il  Brexit,
adesso. Dobbiamo unirci per  costruire una Gran Bretagna  nuova e
migliore”.

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Lo si legga (vedi link a pie” di pagina), per apprezzare il tono sovranamente placato  di questa
chiamata all’ordine e all’unità.  “Chiunque sia il prossimo leader
conservatore, noi stiamo lasciando l’Unione Europea”, assevera il barone
di Richmond. Chi manifesta per chiedere un nuovo referendum, chi spera 
che si tornerà indietro,  si illude. La decisione è “irreversibile”, 
martella.  E delinea per sommi capi la strategia di governo  dei
prossimi anni.  Occorreranno “due forti posizioni di Segretario di
Stato, una per gestire il negoziato con la UE e l’altra per i trattati
commerciali con il resto del mondo e fare del regno un campione a tempo
pieno di esportazioni”. Sdoppiamento del ministero degli esteri, dunque.

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Imprese inglesi temono di venire chiuse dal mercato unico europeo?

È
un sacrificio che William Hague consiglia di accettare serenamente:
“Non c’è modo di rassicurare queste imprese  sull’accesso continuato al
mercato unico europeo, dal momento che quasi certamente sarà
incompatibile col controllo dell’immigrazione”. Ascoltino, tali
imprenditori, “la gara nel dibattito conservatore  per sviluppare nuove
idee per mantenere la Gran Bretagna alta nella classifica delle grandi
nazioni con cui fare affari”. Per intanto, propone una tassazione sulle
imprese inferiore  al 15%;  anzi “del 12.5% come nella
repubblica d’Irlanda”, ciò che certamente diminuirà la tentazione delle
aziende di trasferire la sede a Francoforte. “Tutti in Gran Bretagna  –
conclude Hague –  compresi quelli di noi che hanno votato ‘Remain’,
devono ora fare il salto mentale di accettare ciò che è accaduto e 
lavorare a come compensare quel che abbiamo perso con nuovi vantaggi
nazionali”.

Meyssan ha dunque ragione?

Questo  conferma la tesi lanciata due settimane fa da Thierry
Meyssan, e che allora è sembrato troppo campato in aria: che   il Brexit
sia una decisione strategica  della “Gentry”  e di “Buckingham Palace”,
allo   scopo di riposizionare la City come centrale globale dove si
negozia lo yuan, la moneta cinese.  Lo Stato profondo si allontanerebbe
non solo dalla UE ad egemonia tedesca, ma soprattutto dagli Stati Uniti,
che ormai giudica superpotenza  finita, e senza futuro.

“La City di Londra non è direttamente influenzata dal Brexit  – ricorda Meyssan – . Dato il suo status speciale di Stato indipendente sotto l’autorità della Corona,
non ha mai fatto parte dell’Unione europea. Certo, non potrà più
ospitare le sedi sociali di certe aziende che ripiegheranno verso
l’Unione, ma al contrario potrà utilizzare la sovranità di Londra per
sviluppare il mercato dello yuan. Già ad aprile, ha ottenuto i privilegi
necessari firmando un accordo con la Banca centrale della Cina.
Inoltre, dovrebbe sviluppare le sue attività di paradiso fiscale per gli
europei”.

Una tesi affascinante e  intelligente,  tutta da leggere (si veda link a pie” di pagina).



Forse troppo  intelligente, mi son detto –  anche se
Meyssan, che è stato uomo dei servizi francesi per parte di padre, non è
mai da prendere sottogamba.  A sostegno  della sua tesi, ci sono alcuni
indizi.  La Regina Elisabetta s’è battuta a favore  del Brexit, dalla
sua neutralità super partes  con astute fughe di notizie accuratamente
gestite da Buckingham Palace per farle giungere ai tabloid popolari,
  per far capire alle plebi monarchicissime cosa pensava sua maestà.

La  Hong Kong Shanghai Bank (HKSB, la storica banca imperiale della Guerra dell’Oppio)
si è recentemente riposizionata a Hong Kong; l’interscambio  del Regno
con la Cina è passato in pochissimo tempo da 20 a 80 miliari di
sterline. Soprattutto, nel 2014 Londra ha voluto fortemente entrare  –
sorprendendo lo stesso governo cinese –  come “socio fondatore”  nella
AIIB, Banca Asiatica di Investimenti e Infrastrutture   creata dal
governo di Pechino  per lo sviluppo della zona asiatica di sua
egemonia,  infischiandosene dell’altolà di Washington  irritatissima,
perché la AIIB  farà concorrenza al Fondo Monetario e alla Banca
Mondiale,   gli storici strumenti del potere globale,  finanziario e
imperiale,  anglo-americano. “La City diverrà  la prima  clearing house
per lo yuan fuori dell’Asia”, annunciò allora il ministro economico,
Gerge Osborne, conservatore.



Poi è arrivata la visita di Xi Jin  Pin  alla Regina,  accolto con
tutti gli onori, e  con la decisione di farsi finanziare nel Regno Unito
 due centrali atomiche di fabbricazione cinese ( il che ha segato le
gambe alla europea Areva).  Un cambio di paradigma del potere
britannico, con un cambio di “relazione speciale” dagli Usa alla Cina? 
Una “relazione speciale”  a cui il Regno Unito porta alla Cina una dote
ragguardevole. Come   ricorda Meyssan, Elisabetta II è –  nel
Commonwealth – regina anche di Australia e Nuova Zelanda,  delle Isola
Salomone e Papua New Guinea –  nella zona pacifica di interesse di
Pechino – e per di più delle Bahamas, Belize, Grenadine  e relativi
paradisi fiscali, Canada e Giamaica, Saint Lucia e Tuvalu…insomma il
Regno Unito,  abbandonato dall’Europa, non resta solo soletto;  torna al
Commonwealth,  che ha propaggini importanti nell’area di Pacifico a
cui  la Cina ha bisogno di riversare i suoi capitali  in surplus, per
farne l’epicentro mondiale del nuovo secolo – che non sarà più
americano.

“Il Brexit redistribuisce la politica globale”, per Meyssan. Il quale
giunge paragonare l’evento al crollo del Muro di Berlino nel 1989, che
provocò quel che sapete;   nel  dicembre 1991  si dissolveva l’URSS, 
sei mesi dopo il Patto di  Varsavia  finiva, e si scioglieva il Comecon,
il “mercato comune” fra paesi comunisti. La UE, dice il francese, farà
la fine del Comecon,   di cui non fu nemmeno necessario negoziare lo
scioglimento, perché   il paese che lo guidava non esisteva più – e la
stessa Urss  veniva smantellata, anzi la stessa Russia ha corso il
pericolo di smembramento, a  cui Putin si oppose con la guerra alla
Cecenia.  Spero che Meyssan abbia ragione, e  non scambi i suoi (e
nostri) desideri per realtà. Temo che la UE sia intessuta da interessi
più forti e  intricati del Comecon; basti dire che da quello tutti
speravano solo di sfuggire, mentre qui  – a parte tutte le  classi
politiche e le potenti burocrazie il cui destino è legato alla UE –  ,
persino nei paesi europei più depredati dall’egemonia di Berlino
persiste una maggioranza  popolare a favore del “Remain” nella prigione
dei popoli chiamata UE: e che in caso di referendum voterebbe per
restare.


Un   altro punto in cui Meyssan forse non coglie nel segno: la
Brexit   annuncerebbe lo smantellamento della NATO e, con il
riavvicinamento del  Regno Unito al gigante cinese, anche i rapporti
con  la Russia miglioreranno, e sarà la fine delle provocazioni
belliciste che Usa,  Londra e  altri stati europei stanno  attaccando contro
Mosca.  Lo Stato Profondo britannico ha da secoli un incubo, e  una mira
strategica fondamentale, che si esprime più o meno così: impedire alla
Russia di affacciarsi sui “Mari caldi”,  siano l’Oceano Indiano, il
Pacifico,  persino il Mediterraneo; lo ha fatto costantemente alleandosi
nel caso coi più discutibili alleati (come ottomani,   savoiardi e 
francesi nella guerra di Crimea),  tentando di occupare l’Afghanistan 
per  sottrarlo allo Zar (subendo uno storico disastro imperiale). 

È
questo stato profondo che ha elaborato la teoria geopolitica  che va 
sotto il nome di Sir Halford John Mackinder, e si esprime così: “Chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo».   Lo Heartland, questa immane distesa   di terra che  dal Baltico a
Vladivostok, è  l’incubo inglese – perché  irraggiungibile dal mare e
non controllabile con la flotta imperiale;  la Russia con la Cina
controllano lo Heartland; dunque,   sono l’inciampo storico e
inamovibile al potere globale britannico.


Londra inoltre – Lord Rotschild, precisamente – fornì a Khodorkovski
le centinaia di milioni d dollari che bastarono allora  per impadronirsi del
cespite petrolifero sovietico; era anche quello un modo geniale di
impadronirsi della Heartland e dunque di controllare il pianeta; Putin
ha mandato a monte quel progetto. Londra non dimentica. Se davvero  il
dislocamento del Regno Unito cambierà i rapporti con Pechino, certo non
li cambierà con Mosca. Anzi,   temerei che uno degli scopi del grande
“salto di paradigma” che Buckingham Palace  ha operato,  voltando le
spalle ai neocon americani, possa essere di staccare la superpotenza
cinese dalla Russia. Dopotutto, la Cina – materialista, edonista,
  assetata di speculazione finanziaria  e di  tutti gli altri giochi
d’azzardo  – è più “occidentale” della Russia. Nel senso in cui
 â€œoccidentale” coincide col capitalismo terminale.

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