Il Foglio, il Venezuela e l'Argomento Fantoccio

'In Venezuela va tutto bene'... Ovviamente non ho pronunciato una frase così idiota. Mentre dico senza tema di smentita che l'organo dei neocon all'amatriciana ha manipolato tutto. [P. Cabras]

La crisi in Venezuela

La crisi in Venezuela

Redazione 23 gennaio 2019
di Pino Cabras*.

Il quotidiano semiclandestino e foraggiato dai nostri soldi “Il Foglio” mi dedica oggi un articolo di Nicola Imberti, quale onore! Ed è fantastico quel che mi fa dire nel titolo: “In Venezuela va tutto bene, parola del grillino Cabras”.
Ovviamente non ho pronunciato una frase così idiota. Mentre posso dire senza tema di smentita che l’organo dei neocon all’amatriciana ha usato una delle più abusate fallacie logiche: lo “strawman argument”, l’argomento fantoccio.
In cosa consiste? È una manipolazione retorica che sta nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione sbagliata o distorta e infinitamente più debole. Laddove io ho usato in forma forte l’argomento A, il manipolatore lo sostituisce con un nuovo argomento B in forma debole, apparentemente rassomigliante. In questa maniera l’attenzione di chi assiste alla discussione si sposta sull'argomento B. E l'argomento A più forte non viene affrontato. Ma l'argomento B è finto: è stato congegnato apposta per bersagliare allegramente l'interlocutore (ecco perché "fantoccio"). Se le menti più deboli soccombono all’operazione retorica apparirà che l'avversario sia riuscito a smontare l'argomento A. Il trucco è far sembrare che A e B siano la stessa cosa.

Per dare subito l’impronta all’articolo, esordiscono così: «Se il Venezuela di Nicolás Maduro non è il paradiso terrestre, poco ci manca. Parola del deputato grillino Pino Cabras».

Chiaro cosa è successo?

Ma possiamo spiegarlo ancora meglio. La cosa va contestualizzata bene bene, se avrete la pazienza di seguirmi, come direbbe Alberto Angela.

E il contesto è una specifica discussione avvenuta ieri nella Commissione Esteri. 

Premessa maggiore: un deputato del partito Fratelli d'Italia, Andrea Del Mastro Delle Vedove, ha presentato una mozione piena di invettive nei confronti del "dittatore comunista" Maduro con la richiesta di non riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali né tantomeno la legittimità internazionale del capo dello stato venezuelano.
Ho controbattuto a questo modo di schematizzare la situazione, perché i grandi e criticabili difetti del sistema costruito dal partito di Maduro non giustificano a mio avviso la definizione di dittatura, né la china pericolosa in cui si entrerebbe ove si innescasse una crisi di delegittimazione totale del presidente, che gode del convinto consenso di una parte importante e consistente della popolazione venezuelana. Questo soprattutto in una situazione politica segnata da forti contrasti polarizzati con la forte parte che altrettanto convintamente gli si oppone.
Credo che compito di un governo straniero non sia entrare nell’agone della lotta politica di un paese con la pretesa di decapitarne le istituzioni, perché gli esportatori di democrazia a targhe alterne danno da mangiare soprattutto ai becchini.

Dal 1998 a oggi in Venezuela si sono tenute 23 elezioni in un contesto né migliore né peggiore di altri stati del Centro e Sud America, alcuni dei quali hanno record ben gravi in termini di brogli e di libertà di stampa (in Messico vengono uccisi in media cinquanta giornalisti all'anno), ma non per questo si arriva a innescare la crisi diplomatica del "non riconoscimento" dei vertici dello Stato in alcuno di questi paesi. 

Ho sottolineato che è imprudente giudicare dall'esterno il sistema elettorale laddove la fondazione di Jimmy Carter che monitora le elezioni in tutto il mondo - senza fare sconti a nessuno - ha espresso un giudizio positivo sul sistema di voto elettronico del Venezuela, definendolo all’avanguardia, se non uno dei migliori dell’America Latina. 

Mi preoccupa che alcuni Stati esteri, anziché lavorare per una riconciliazione tra le forze politiche venezuelane, abbiano addirittura in alcuni casi fatto appello alle forze militari del Paese per sollevarsi contro il governo venezuelano, contribuendo in maniera determinante all’aggravarsi della crisi.

Ho citato altri casi di ingerenze recenti che – anche se in parte mosse da genuine preoccupazioni democratiche – hanno pavimentato il terreno a ben più gravi crisi militari che hanno causato caos all’interno e all’esterno di certi paesi. Io ritengo che questa preoccupazione, alla luce dei fatti di Libia e di Siria, sia opportuna e saggia. Non dimentico che “Il Foglio” suonava le trombe per fare la guerra a Tripoli e Damasco, e i risultati disastrosi di quelle scelte e quelle complicità sono sotto gli occhi di tutti. A loro piace perseverare. Amano le catastrofi e vogliono sentire l’odore del napalm al mattino.


Ho fatto notare che la crisi politica ma anche quella economica, sociale e umanitaria, che sta vivendo il Venezuela in questi anni è stata causata da una concomitanza di fattori interni e internazionali legati alle forti vulnerabilità di un sistema economico troppo dipendente dalla monocultura petrolifera, alle quali il governo di Caracas in questi anni non ha saputo porre rimedio, poiché il vasto blocco sociale e l’organizzazione di potere formatisi nell’ambito delle riforme redistributive (favorite inizialmente da elevati prezzi del petrolio) non ha attuato una reale diversificazione economica, con un enorme scotto poi sopportato al precipitare dei prezzi del greggio. Cui ora si aggiunge l’iperinflazione. Tutti fenomeni che non considero affatto trascurabili nel giudizio della situazione.

E ho aggiunto che c’è un convitato di pietra che nella mozione di Del Mastro Delle Vedove non era nemmeno citato, rendendola assolutamente sbilanciata e inadeguata: le sanzioni. Nella crisi venezuelana hanno infatti un peso relativo notevole le sanzioni finanziarie decise a Washington, che hanno comportato consistenti perdite e difficoltà nelle transazioni, negli approvvigionamenti, nella logistica, nel servizio del debito e nella diminuzione del valore dei titoli di credito emessi dalla Repubblica del Venezuela. Si è determinata un’interazione dannosa con il crollo dei prezzi del petrolio e con il fenomeno del mercato nero, cui si aggiungono le azioni di vero e proprio boicottaggio delle grandi aziende distributrici, fino a causare il peggioramento di tutti gli indicatori economici del Paese, in un intreccio che potrebbe condurre alla destabilizzazione un’intera area geografica più vasta.

L’intreccio fra ingerenze esterne e difetti strutturali del blocco di potere post-chavista ci deve impensierire, ma credo che sarebbe un errore tragico accettare l’impostazione di quella mozione, che taglierebbe i ponti del dialogo e aggraverebbe il contesto.

Non credo che questa sia “un’appassionata difesa di Maduro”, come dice il giornaletto con i contributi pubblici agli sgoccioli.

Credo sia una difesa della prudenza, del dialogo, della pace, di fronte a tante teste calde pronte a rifornire di persona i bombardieri.


*Pino Cabras è deputato del M5S.