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Il demansionamento, nuovo atto del fascismo aziendale

Insomma dopo il diritto alla tutela contro il licenziamento ingiusto salta anche quello alla qualifica e in ogni azienda le direzioni potranno fare di tutto ai propri sottoposti. [Giorgio Cremaschi]

Il demansionamento, nuovo atto del fascismo aziendale
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11 Giugno 2015 - 20.46


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di Giorgio Cremaschi

Il quotidiano Il Sole 24 Ore anticipa i contenuti del decreto sul demansionamento, che il governo si prepara a varare. Già questo è un fatto significativo, ma non è una notizia perché è oramai scontato che gli esperti ministeriali di Renzi e Poletti operino sotto la dettatura dei tecnici della Confindustria. Il cui quotidiano ci comunica la gioia delle imprese e dei loro uffici legali per il fatto di poter finalmente fare tutto ciò che era proibito dall”articolo 13 dello Statuto dei Lavoratori; senza dover incorrere in costose e spesso perdenti azioni legali.

Un regalo ai profitti d”impresa ai danni dei diritti e del salario dei lavoratori, una sanatoria per tutti gli abusi ai danni della professionalità delle persone, la licenza di mobbizzarre e ricattare, questa l”infamia di un provvedimento che realizza un altro sogno della Confindustria e produrrà incubi per chi deve subire il potere dell”impresa.

Si potrà degradare il lavoratore per ragioni tecniche e organizzative, cioè quando al padrone serve, di una qualifica, ma con deroghe anche di due. Il salario teoricamente dovrebbe rimanere lo stesso, ma senza le indennità. Ad esempio un operaio montatore, che fa i turni o va in trasferta, può essere degradato a facchino nei magazzini e si vedrà ridotta la paga del 30%.

I lavoratori licenziati per ragioni economiche potranno conciliare con l”azienda se accettano di riprendere a lavorare a mansione inferiore. Questo è proprio il corollario che mancava al contratto senza articolo 18. Una misura che farà risparmiare alle imprese sull”indennità di licenziamento, rispondendo chiaramente ad un calcolo preciso degli uffici studi confindustriali. Come si sa gli incentivi di 8.000 euro all”anno che sono alla base delle assunzioni secondo il Jobs act finiranno. A quel punto le imprese si troveranno lavoratori licenziabili sì, ma pagando una indennità. Se però quei lavoratori verranno licenziati e poi riassunti con il demansionamento, l”indennità la pagherà il lavoratore con la qualifica più bassa e per l”impresa sarà come se gli incentivi continuassero.

Infine se il padrone può degradare quando vuole, il lavoratore non può rivendicare la promozione. Con l”articolo 13 dello statuto, se si operava per 3 mesi in mansioni superiori, si aveva diritto alla qualifica corrispondente. Con il demansionamento bisognerà aspettare il doppio del tempo, salvo accordi peggiorativi nei contratti.

Insomma dopo il diritto alla tutela contro il licenziamento ingiusto salta anche quello alla qualifica e in ogni azienda le direzioni potranno fare di tutto ai propri sottoposti. E questo è il risultato più importante per i padroni: la licenza di mobbing. Le minacce di licenziamento o degradazione in molti caso saranno sufficienti per imporre di lavorare di più e peggio senza chiedere nulla. Il sadismo di certi capi e capetti avrà piena possibilità di dispiegarsi.

Quando si dice che quello di Renzi e del suo sponsor Marchionne è fascismo, per ora, aziendale, non si esagera, si descrive semplicemente quello che si sta giuridicamente realizzando misura dopo misura con il Jobs act.

(10 giugno 2015)

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