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'E'' guerra! Ecco i retroscena. Con delle proposte per reagire'

'Stiamo per entrare in guerra. Silenziosamente, con il dibattito parlamentare ridotto a zero. Urgente suonare l''allarme: giornata di manifestazioni il 12 marzo.'

'E'' guerra! Ecco i retroscena. Con delle proposte per reagire'

Redazione

4 Marzo 2016 - 21.44


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di Patrick Boylan.

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12 marzo 2016 - Giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra– – Cliccare qui 

per avere il manifesto da stampare – –

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Ieri il Giornale
ha svelato che lo scorso 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha
varato, segretamente, l”autorizzazione all”utilizzo di forze speciali
italiane in Libia, al di fuori di qualsiasi autorizzazione dell”ONU e
senza l”invito del governo libico, ancora in formazione (ma i cui
principali esponenti hanno già fatto capire che considererebbero
qualsiasi invasione europea come un atto di aggressione). Trattandosi
dell”invio di forze speciali per una “operazione di emergenza” e non
(ancora) dell”invio delle truppe regolari, si è potuto evitare il vaglio
parlamentare.

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L”ordine di invasione sarebbe imminente e attende solo la firma del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.


Si
tratta, concretamente, d”inviare per ora “solo” una testa di ponte il
cui scopo dichiarato sarebbe quello di proteggere alcuni impianti
petroliferi che interessano l”ENI; in seguito il governo conta di
inviare diverse migliaia di truppe ma spera di annacquare il relativo
dibattito parlamentare includendo l”invasione della Libia tra le “missioni di pace all”estero” da approvare in un pacchetto complessivo.

 


Ma
quale sarebbe l”emergenza attuale in Libia che giustificherebbe l”invio
immediato delle forze speciali italiane? Si tratta forse di proteggere
certi impianti petroliferi, adocchiati dall”ENI, dalla minaccia del
cosiddetto “Stato Islamico” (o “ISIS” o “Daesh”)? Niente affatto,
l”ISIS non sta alle porte. Verosimilmente, in mancanza di altre
spiegazioni, si tratta di proteggere questi impianti dai… francesi, le
cui forze speciali hanno già invaso la Libia illegalmente giorni fa. A
rivelarlo il 24 febbraio è stato il giornale parigino Le Monde, suscitando il furore del ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, che aveva imposto la segretezza.


(I
redattori del giornale ora rischiano tre anni di carcere e una multa da
45.000 euro. Ma l”11 gennaio dell”anno scorso, dopo l”attentato alla
rivista Charlie Hebdo, non era proprio il ministro Le Drian in testa
all”immenso corteo parigino “a difesa della libertà d”espressione e
della stampa”?)


Per
quanto incredibile e inquietante, dunque, sembra proprio così: stiamo
assistendo ad una corsa frenetica tra forze speciali dell”Occidente –
francesi e italiani, ma anche statunitensi e britannici – per
accaparrarsi per primi, al di fuori di qualsiasi legittimazione
internazionale, le risorse petroliferi della Libia, paese per ora
inerme, diviso e quindi di facile preda.


Ma
il pretesto ufficiale, più volte ventilato, per l”attacco alla Libia,
non era andare a combattere il cosiddetto Stato Islamico?


Invece
no – e bisogna arrendersi all”evidenza. L”Occidente non ha nessuna
intenzione di eliminare l”ISIS, che è servito e serve ancora come
pretesto per rimandare le proprie truppe, dapprima in Iraq (dopo essere
state cacciate dalla guerriglia di quel paese cinque anni fa) ed ora in
Libia e domani forse in Siria, per suddividere questi tre paesi in
satrapie. Una fetta sottomessa alle forze armate di ExxonMobil e di BP,
un”altra fetta sotto il controllo delle forze armate di Total, un”altra
fetta ancora dominato dalle forze armate dell”ENI (anche se,
formalmente, si tratta delle forze armate dei rispettivi paesi, quelle
pagate dai contribuenti).


E
il resto di questi territori martoriati – la parte centrale dell”Iraq,
l”est della Siria e il centro sud della Libia (meno le zone nel Fezzan
volute dai francesi per proteggere il loro feudo in Mali) – sarà
lasciato in mano all”ISIS, la cui presenza continuerà ad essere invocata
per giustificare le occupazioni militari. Non è a caso che, sin
dall”inizio della loro finta mobilitazione anti-ISIS, gli Stati Uniti
hanno parlato di una guerra “almeno trentennale”.  La farannno durare
fin quando dura il greggio da estrarre.


Infatti, come questa testata suggeriva
due anni fa, quando i giornali mainstream parlavano appena dell”ISIS, i
miliziani tagliagole sono stati creati dall”Occidente e gestiti
attraverso l”Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, proprio per questa
finalità: fornire la scusa all”Occidente per riprendersi l”Iraq e la
Siria (ed ora la Libia), smembrando questi paesi.


Ciò non significa che i miliziani jihadisti vengano controllati direttamente dall”Occidente: sono gestiti indirettamente
tramite i bombardamenti mirati che, senza eliminarli, fanno capire loro 
dove possono avanzare: in Iraq centrale sì, verso Baghdad solo quanto
basta per far cadere il governo di al-Maliki, verso il Kurdistan no
perché i Kurdi hanno già cominciato a spedire il loro petrolio in
Occidente, verso Damasco sì – almeno, così prima dell”intervento russo fatto per
respingere l”assalto e obbligare l”Occidente a intavolare trattative
per il futuro di quel paese.


Questa
orribile messa in scena chiamata “ascesa incontrollata dei miliziani
dell”ISIS”, allora, è solo un mostruoso gioco delle parti?


Sì.


La
creazione dell”ISIS nel 2012, come la creazione di al Qaeda nel 1989
oppure la creazione dei Contras nel 1979, rappresenta il “modello
alternativo” usato dagli Stati Uniti ed i loro alleati per colonizzare i
paesi del terzo mondo. Invece di mandare le proprie truppe (i propri
“stivaloni sul terreno”) in Iraq per impossessarsi del paese, come fece
Bush Jr, suscitando la protesta dei pacifisti nel mondo intero,
l”amministrazione Obama ha scelto, quattro anni fa, di agire dietro le
quinte, creando il mostro di Frankenstein che chiamiamo ora ISIS o
Daesh. E creando sul terreno, nel contempo, ancora più morti, più
devastazioni, più crudeltà inaudite, più fughe di rifugiati di quanto
non fecero le truppe statunitensi di prima. Ma questa volta facendo
morire gli altri, i dannati della terra, e soltanto loro – non più i
“nostri ragazzi.” E stemperando così le proteste pacifiste in casa.


Contro
quest”orrore, di una immoralità che supera ogni immaginazione, bisogna
reagire. Bisogna unirsi per dire NO. Bisogna denunciare queste
invasioni di paesi sovrani terzi come crimini di guerra e crimini contro
l”umanità.


I francesi hanno mandato le loro forze speciali illegalmente in Libia per impossessarsi di certe zone? Ebbene la risposta non
deve essere: “Allora commettiamo l”illegalità anche noi” bensì
“Minacciamo di portare la Francia davanti al Consiglio di Sicurezza e,
se non si ottiene giustizia, davanti alla Corte dell”Aia, per esigere il
suo rientro dalla Libia. E per lasciare che sia il governo libico a
decidere a chi assegnare lo sfruttamento dei suoi impianti e
giacimenti.” Idem per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.


Naturalmente,
da solo l”Italia non ce la farebbe a portare avanti un”iniziativa
diplomatica del genere; ma unita ai paesi Brics e a ciò che rimane dei
paesi Alba, avrebbe sicuramente un peso negoziale sufficiente per
fermare l”assalto alla Libia. Rimarrebbe naturalmente il problema di
eliminare l”ISIS sul serio: ma anche questo si può ottenere molto più
efficacemente attraverso la diplomazia, come viene spiegato nell”ultima
parte di questo editoriale e nella seconda metà di quest”altro editoriale.


Ma bisogna mobilitarsi subito!


In previsione di tutto ciò, il Coordinamento contro la guerra, le leggi di guerra, la Nato ha già indetto, per il 12 marzo, una giornata di micro-manifestazioni decentrate in tutto il territorio della Repubblica italiana.


Ha preparato un manifesto
che le realtà locali possono utilizzare, indicando nello spazio in
fondo l”evento che intendono organizzare quel giorno: basta incollare
nel riquadro un foglietto fotocopiato con tutte le indicazioni.


Il
Coordinamento chiede alle realtà locali di segnalare sin d”ora la loro
intenzione di organizzare un evento per il 12 marzo, scrivendo a
[email protected] e, in copia, a [email protected].


Inoltre,
bisogna scattare una foto dell”evento e inviarla ai due indirizzi
email, con una breve nota sullo svolgimento: verrà esposta sul sito bit.ly/12marzo-sito . Alcuni suggerimenti di eventi da organizzare vengono dati nell”articolo già linkato, ossia
qui.


Per esempio, un comitato di attivisti a Roma
ha chiamato tutti i romani a confluire il 12 marzo alle ore 16 davanti
alla base del Comando Operativo Interforze (COI) a Cinecittà. Il COI
coordina l’intervento militare italiano in Libia e si trova in via
Scribonio Curione (metro A Numidio Quadrato); dopo un comizio, i
partecipanti sfileranno per le strade del quartiere.


In
mattinata, sempre a Roma, diversi altri gruppi di attivisti hanno in
cantiere eventi di sensibilizzazione nei propri quartieri – per esempio
un comizio a Monteverde, lenzuoli nei balconi a San Lorenzo, una
biciclettata con striscione sulla Tuscolana. Per ragguagli: [email protected].


Altrove
in Italia sono previste manifestazione davanti al cantiere TAV della
Val Clarea (Chiomonte), davanti alla base militare di Ghedi, davanti
alla caserma Ederle a Vicenza, davanti a Camp Derby a Pisa e davanti
alla base NATO di lago Patria (Napoli). Inoltre sono previste
manifestazioni a Bologna (corteo regionale), a Novara (contro gli F35) e
in Sicilia (contro l’uso della base di Sigonella per le aggressioni
militari). Staremo a vedere quanto i mass media mainstream diano
notizie di questi eventi.


Ma manifestare, il 12 marzo. la propria protesta contro la nuova guerra coloniale di Renzi
è solo l”inizio. Il Coordinamento chiede ai pacifisti d”Italia di
tenersi pronti per una seconda iniziativa che si terrà il 4 aprile e che
è ancora in via di definizione.


Combattere la guerra si deve e si può.

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