MUOS Niscemi 5 - Conclusioni

A chiedere di smantellare il MUOS politici e comuni cittadini. Donne e uomini che con tenacia vogliono far prevalere il buon senso e la legge.

MUOS

MUOS

 


di Giovanni Rodini.


 


Si può costruire una casa ai piedi di un vulcano convincendosi che non accadrà mai nulla di male, che il gigante non si sveglierà per ricoprire tutto di lava. Si può partire con entusiasmo per una battaglia, illudendosi che si farà ritorno a casa, magari aprendosi un varco tra i cadaveri degli altri. Si può anche accendere l’ennesima sigaretta, sicuri che non faccia poi così male, anche se in ogni pacchetto c’è una scritta che ti mette in guardia sul pericolo che ti corre incontro, mentre tu giochi a far cerchi col fumo. In questi casi si può sempre ignorare il male sperando che capiti agli altri finirne travolti.


Le cose non sono poi tanto diverse quando non sei tu a decidere, quando il male te lo trovi davanti senza averne colpa. Un vulcano che squarcia la terra dove tu avevi già costruito la tua casa, una battaglia dichiarata da altri che ti costringe a combattere senza averne motivo, il fumo passivo che adombra l’aria che ti tocca respirare. Non è poi tanto diverso, perché anche così, spesso, non ti resta che sperare che tocchi agli altri soccombere al male.


 In questa lotteria dove il primo premio è la vita, più passa il tempo, più la minaccia che non si compie sembra meno allarmante, fino a quando ci si convince che il pericolo sia scomparso, mentre lui è sempre lì, dove lo abbiamo visto l’ultima volta.


 Forse è per questo che a Niscemi nessuno ha fatto la rivoluzione. La gente si alza, si riversa sulle strade, ognuno riempie il suo tempo come si fa anche altrove e le giornate scorrono come se niente fosse. Eppure qualcosa c’è. Si chiama MUOS ed è l’acronimo di cose sinistre come guerra, malattia, impoverimento, prevaricazione e rassegnazione. Il MUOS è anche il croupier che estrae i numeri dal bussolotto, la voce che annuncia chi si ammala e chi no.


 E’ per questo che ai piedi della collina in cui hanno impiantato quelle tre gigantesche parabole, la vita danza il suo girotondo come se non ci fosse niente con cui fare i conti, nonostante ci sia e siano parecchi salati questi sciagurati conteggi.


 Prima di essere chiamati a pagarli, però, proviamo a farli noi.


 Andiamo a vedere come siamo realmente messi e quanto ci costerà vivere all’ombra del MUOS. Cominciamo male, precisando che non ci sono dati di prima mano, tanto che dobbiamo fidarci di quello che ci raccontano i nostri creditori. Il fatto è che la maggior parte dei dati relativi alle reali emissioni sono sempre stati segretati e chi ha cercato di tradurre in numeri la cifra del rischio, ha potuto solo leggere da una documentazione parziale e filtrata “dagli altri”. Questi “altri” sono gli stessi che minimizzano il problema e si dichiarano favorevoli alla base militare così com’è oggi.


 Nella penuria di dati certi, occorre tornare indietro di una decina di anni, prima che il MUOS venisse collocato nella riserva della Sughereta. Tra il 2008 e il 2009, infatti, erano stati eseguiti dei rilevamenti per verificare quale fosse il livello d’inquinamento elettromagnetico causato dalla preesistente centrale di telecomunicazione della US Navy, denominata NTRF, in funzione dal 1991, quando ancora di MUOS nessuno aveva sentito parlare. Da queste tardive analisi, portate a termine dall’ARPA Sicilia, era già emerso che, anche senza il MUOS, la situazione era molto preoccupante. C’erano già allora degli edifici, da tempo abitati, dove il livello d’inquinamento elettromagnetico si attestava su valori superiori a quelli consentiti dalla legge.


 Quel che è grave, è che i valori riscontrati sarebbero stati senz’altro più alti, se solo si fossero seguite le normali procedure a cui ci si attiene quando si valuta la pericolosità di un’emissione elettromagnetica. Quello che di norma avviene, è che ci si fanno dare tutte le informazioni relative all’impianto (potenza e frequenza, tra le altre), si chiede al gestore di “mettere l’impianto al massimo” e poi si dislocano, nelle aree oggetto di valutazione, diverse centraline per verificarne il livello d’inquinamento elettromagnetico. Nel nostro caso, nessuno è mai andato dagli americani a chiedere di “mettere al massimo” l’impianto. Quelli dell’ARPA si sono limitati a piazzare 5 centraline e quello che han preso, han preso. Malauguratamente per loro, però, una centralina ha segnalato il raggiungimento del limite 6 volt/metro. Si tratta di un livello che non dev’essere mai riscontrato in prossimità delle abitazioni. E dove lo ha registrato? Sul terrazzo di un’abitazione.


 Questo sarebbe stato sufficiente per chiudere la partita. Non restava che applicare la legge, che, in questi casi, prevede che l’impianto debba essere messo in sicurezza, decidendo cosa spegnere per riportare i livelli a un limite accettabile che non arrechi pericolo per la vita delle persone. Questo era da solo sufficiente per dire che il progetto di ampliamento doveva essere accantonato, che non si poteva aggiungere alcun MUOS e che si doveva procedere alla riduzione a conformità. Le cose, però, sono andate diversamente e ora ci si trova a fare i conti con uno strumento di morte, un’arma dall’enorme potenziale bellico, che fa della Sicilia un obiettivo sensibile in caso di un conflitto che veda coinvolti gli Stati Uniti. Da qui, infatti, partono gli ordini che indicano alle truppe americane di mare, cielo e terra, come, quando e su chi aprire il fuoco. Anche nella sua funzione naturale il MUOS è un croupier che sorteggia i nomi di coloro che dovranno soccombere. Un’ennesima violazione della nostra legislazione, che, in Costituzione, stabilisce che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.


 Ma non tutto è perduto. I protagonisti di questa storia non sono solo i militari americani e quel cimitero di tralicci e parabole che stuprano il paesaggio di Niscemi. Ci sono anche i buoni in questo racconto. A chiedere lo smantellamento del MUOS ci sono politici e comuni cittadini. Ci sono donne e uomini che con tenacia muovono una doverosa battaglia perché prevalga il buon senso e perché la legge venga finalmente applicata. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’Onorevole Trizzino, il Sindaco Massimiliano Conti e le sorelle Gualato, Concetta e Margherita, che, insieme al meglio della società civile italiana, chiedono la chiusura di questa macabra quanto illegale ludoteca militare. A tutti loro va il nostro sentito ringraziamento. La storia continua…