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Il coraggio e la dignità

Un atto di coraggio della sinistra. Il mio pensiero. [Olinda Moro]

Il coraggio e la dignità

Redazione

27 Maggio 2014 - 01.00


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di Olinda Moro

Un’analisi lucida fa emergere che l’odierno 40% del PD è la mera somma del numero dei voti che il Centrosinistra ha preso nelle ultime elezioni politiche del 2013 (circa il 29,55%) con il numero dei voti Montiani e centristi che alle medesime elezioni presero circa il 10,56%. Enorme la bufala del tonfo berlusconiano: il centrodestra (Forza Italia, NCD, Fratelli D’Italia e Lega) si attesta complessivamente e saldamente al 31,02%, guadagnando addirittura circa l’1,84%, rispetto alle politiche del 2013 dove complessivamente prese il 29,18%. La sinistra di Tsipras potenzialmente protesa al 5,45% (quale somma dell’esperienza di Rivoluzione civile al 2,25% e di SEL 3,20%) si ferma al 4.03% e perde voti (probabilmente alcuni Vendoliani sono rimasti fedeli al PD).

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Il Movimento 5 stelle perde il 4,4% rispetto alle politiche del 2013, voti probabilmente rimasti a casa (l’astensione è maggiore rispetto alle politiche 2013!) dopo la protesta e la rabbia del febbraio 2013. Una cosa è certa questi voti persi dai 5s non sono sicuramente andati né al PD e né al PDL, i cui numeri, come detto sopra, sono già al completo.

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Allora la domanda da porsi è: perché sono rimasti a casa? Sicuramente ha inciso il fatto oggettivo che si tratta di europee e non di politiche. Forse la chiamata al “voto politico sul governo” non è stata una strategia vincente a fronte del fatto che Renzi è al governo da pochi mesi e dal suo canto ha sventolato dinanzi agli italiani il profumo dei soldi (i miseri 80€), con il sostegno unanime dell’informazione tutta.
Ma c’è un fatto che a mio parere va considerato ovvero la stabilizzazione di un movimento politico, al netto del voto di protesta e della fisiologica depurazione degli elementi “impuri” e non adeguatamente motivati.

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Il M5S si è strutturato nella sua base quasi fosse una molla che, lanciata a forte velocità nel febbraio 2013, ha trovato la sua stabilizzazione naturale e fisiologica in questo voto europeo. Ha definito il suo zoccolo duro. Ha delineato i suoi contorni stabili. Ora probabilmente inizia il lavoro più duro, tutto in salita: salvaguardare la base da un lato e convincere dall’altro nuovi potenziali elettori, attraverso un discorso ed un progetto più articolato e complesso. La base del M5S si fonda, come chiaramente mostrato durante questa campagna elettorale, sulla questione morale. Questa base non dovrà mai essere sconfessata, pena quella dissoluzione che fu del PCI, incapace di porla in tutte le sue successive evoluzioni e progressivamente svenduta al consociativismo.

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Un altro elemento che mi preme sottolineare è il rapporto controverso con la cosiddetta “sinistra radicale”, dando per appurato che i rapporti con l’estrema destra sono pura fantascienza, risolti con il fatto incontestabile che, sia prima che dopo le elezioni, pubblicamente, sono stati ufficialmente declinati gli inviti di una Le Pen, così come altrettanto pubblicamente proprio l’estrema destra ha eletto come nemico numero 1 il M5S, al pari dei Berlusconiani, dei Renziani e dei “Comunisti”.

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Allora, dinanzi al fatto evidente che la destra tutta odia i 5S, mi domando perché questa sinistra radicale continua, tipo mantra, a descrivere i penta stellati come un manipolo di fascistelli? La risposta non può che essere una: perché si sente spodestata. A sinistra c’è un problema di ricambio dirigenziale e di menti illuminate che non vogliono schiodare da posizioni di piccolo potere (ma pur sempre potere). E il potere, si sa, cozza e stride con la questione morale, con la democrazia partecipata e con il ricambio rappresentativo.

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C’è un problema di linguaggio e di metodo elitario che l’ha dissanguata, c’è un problema d’ideologia laddove si confondono le idee con le gabbie che le contengono, laddove si ritiene che alcuni principi, diritti e valori “umani” siano appannaggio di poche menti illuminate. Io sono cresciuta in un contesto familiare dove la sinistra e il partito comunista erano vissuti come appartenenza popolare e come dissenso di massa, in nome dell’esigenza insopprimibile di giustizia sociale e di onestà. Ed è proprio quel vissuto e quell’appartenenza che la sinistra ha perso e tradito, prima con le esperienze consociativiste e di governo e poi con la presunzione di oggi che un partito di massa possa essere ricostruito a tavolino, grazie alle menti eccelse di uomini e donne benpensanti. Un partito di massa è, invece, l’evoluzione spontanea di un popolo sfruttato ed “ignorante” (nel senso che ignora), un popolo che stanco, violentato e arrabbiato assume progressivamente consapevolezza della propria condizione e ritiene quindi necessario combattere insieme, per esigenze comuni. Qui è proprio l’essenza tutta del M5S.

Ora, negare e non riconoscere al M5S la sua essenza e la sua componente partecipativa e di massa è miopia, è il peccato originale di questa sinistra (quella del 4.03%) che si ostina a non parteciparvi e ad ignorarla. Ma come può questa sinistra rinnegare e umiliare quella che poi era un tempo la sua massa e la sua gente? Perché non può, questa sinistra, fare un atto di umiltà e dire pubblicamente: ci siamo anche noi, partecipiamo con voi, contribuiamo con voi, le nostre battaglie sono anche le vostre. Perché non fare questo atto di coraggio e di dignità?

Il mio percorso è stato questo, il percorso che mi ha portato oggi a votare il M5S.

(26 maggio 2014) [url”Torna alla Home page”]http://megachip.globalist.it/[/url]
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