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Un pessimo clima

'L''Italia si ricorda del riscaldamento globale solo se passa Naomi Klein. [Marica Di Pierri]'

Un pessimo clima
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10 Febbraio 2015 - 18.46


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di Marica Di Pierri

Si è concluso venerdì 6 febbraio il tour italiano dell”attivista e scrittrice canadese [url”Naomi Klein”]http://www.naomiklein.org/main[/url], pluri insignita autrice di due testi divenuti pietre miliari nella scarna letteratura main stream che approccia ad una critica di sistema rispetto agli assetti dell”economia globale.

Dopo No Logo e Shock Economy, best seller da un milione di copie ciascuno tradotti in 30 lingue e distribuiti in tutto il mondo, la Klein è in giro per il pianeta per presentare la sua nuova fatica. Più di cinque anni di lavoro profuso in oltre 700 pagine Una rivoluzione ci salverà – Perchè il capitalismo non è sostenibile è appena uscito anche in Italia, edito da Rizzoli.

La Klein ha l”indiscusso merito di aver portato la questione dei cambiamenti climatici all”attenzione di un pubblico molto più ampio dell”ambito dei tecnici e degli attivisti interessati a tali questioni. Dopo le presentazioni a Mantova e Venezia, la scrittrice è [url”giunta a Roma per l”ultima data italiana”]http://asud.net/naomi-klein-a-roma-una-rivoluzione-ci-salvera/[/url] tenutasi il 4 febbraio: un grande evento promosso da diverse realtà sociali in collaborazione con la Rizzoli: l”Associazione A Sud, Action e Spin Time, il cantiere di rigenerazione urbana ubicato a San Giovanni, recuperato ed autogestito da oltre un anno dopo 10 anni di abbandono, che ha ospitato il partecipatissimo evento per il quale sono giunte circa 1.000 persone.

Salvare il clima o il capitalismo?

Il titolo originale This change everything – Capitalism VS The Climate rendeva di certo maggior giustizia alla tesi di fondo contenuta nel libro: il 97% degli scienziati sono concordi nel ritenere che il clima sta cambiando in maniera rapida e irreversibile e che per farvi fronte è necessario ridurre le emissioni del 70% entro il 2050. Questi i numeri contenuti nell”ultimo rapporto dell”Ipcc, il panel delle Nazioni Unite creato nel 1988 con l”obiettivo di studiare le variazioni del clima, valutandone cause e soluzioni.

Una tale riduzione sarebbe possibile soltanto con un radicale e repentino cambiamento di paradigma economico: transizione energetica, riconversione ecologica, rivoluzione dei modelli di consumo e di trasporto. Tutte misure che necessitano di pianificazione pubblica e di distogliere fondi dagli investimenti speculativi per investirli in politiche di decarbonizzazione, in netta rotta di collisione con il mantenimento delle regole di funzionamento del capitalismo deregolamentato, per dirla alla Klein, aiutato nella generazione di disuguaglianze da politiche di austerity, trattati di libero commercio e privatizzazioni.

In altre parole, scrive la Klein, siamo di fronte ad una scelta di campo: salvare il pianeta dai cambiamenti climatici salvando anche noi attraverso un immediato cambio di rotta, oppure salvare il capitalismo così come lo conosciamo, e assieme ad esso gli interessi delle èlite, delle multinazionali del petrolio e dei colossi economici e finanziari.

La rimozione della questione “clima” in Italia

Si tratta di un approccio radicale che non trova spazio nelle riflessioni e nelle proposte politiche che contraddistinguono il panorama italiano. Ne parlasse chiunque altro, in qualunque italico consesso, sarebbe additato quale pericoloso estremista. Ma siccome si tratta di un”icona mondiale, che raccoglie attorno a sé attenzione quasi morbosa, anche nel nostro paese per un paio di giorni il clima è sembrato essere una preoccupazione generale.

Inutile dire che in Italia il tema dei cambiamenti climatici è totalmente assente dall”agenda politica e dal dibattito pubblico, nonostante sia alle porte l”attesa [url”Cop 21 a Parigi”]http://www.huffingtonpost.it/marica-di-pierri/clima-new-york-lima-parigi-2015_b_5905718.html[/url], dove i governi si ritroveranno per siglare l”accordo destinato a sostituire il Protocollo di Kyoto.

Ciononostante non vi è politico, giornalista, analista, imprenditore o semplice cittadino che abbia a mente o ritenga importante discutere della minaccia rappresentata dal riscaldamento globale. Minaccia tutt”altro che astratta, che per milioni di persone in tutto il mondo vuol dire possibilità o meno di futuro sotto forma di desertificazioni, inondazioni, innalzamento dei livelli del mare, eventi estremi, sfollamenti forzati, flussi migratori senza precedenti.

Solo a settembre il premier Renzi, partecipando al Climate Summit di New York aveva dichiarato che il clima deve essere “una priorità per la politica, la sfida principale da affrontare, come la scienza consiglia, e che dobbiamo garantire ai nostri figli che a Parigi gli impegni saranno vincolanti”. Peccato che, neppure due mesi dopo, il suo governo condizionava con doppio voto di fiducia, alla Camera e al Senato, la conversione in legge del decreto Sblocca Italia, che condanna il paese a tutt”altro futuro: mega infrastrutture, perforazioni petrolifere off shore, raddoppio delle estrazioni on shore, incenerimento dei rifiuti, privatizzazioni, centralizzazione dei poteri concessori e di valutazione degli impatti presso i ministeri, a scapito degli enti locali e dunque delle comunità.

La Klein in Parlamento

Durante la mattinata del 4 febbraio la scrittrice è stata ricevuta in parlamento da una delegazione di parlamentari. A convocare l”incontro, cui hanno partecipato anche rappresentanti del Pd, del M5S e del gruppo misto, il gruppo parlamentare di Sel.

Dopo averne ascoltato le parole, Nichi Vendola ha ringraziato la scrittrice perché “svela cosa c”è dietro tanti discorsi: l”urgenza di intervenire sul modello di capitalismo distruttivo e sul concetto stesso di ricchezza”. Il gruppo di Sel si è detto disponibile a lavorare verso Parigi per costruire strumenti di incidenza istituzionale, a partire dalle amministrazioni locali in cui hanno incarichi di governo e sostenere processi sociali di articolazione e mobilitazione. Ulteriore intenzione espressa, quella di lavorare affinché il governo arrivi a Parigi con proposte di riduzione ambiziose e sostanziate da politiche nazionali coerenti. Chiaro che in questo scenario, con lo Sblocca Italia in via di implementazione e un Ministro dell”Ambiente più preoccupato della crescita economica che della salvaguardia del territorio, la possibilità che quest”ultima evenienza si avveri è tutta da verificare.

Serena Pellegrino, deputata di Sel, membro della Commissione ambiente, ha riportato ai presenti notizia della creazione, a settembre scorso, di Globe Italia, l”intergruppo parlamentare Camera-Senato per i cambiamenti climatici. Entità nuova di cui nessuno dei presenti, comprese le realtà sociali operanti sul tema, avevano contezza. Del resto, come la stessa Pellegrino ha rilevato, sino ad ora i lavori del gruppo si sono risolti in un unico incontro e non vi è all”orizzonte la previsione di un piano strategico di lavoro in grado di condurre le istituzioni italiane con posizioni avanzate all”appuntamento parigino.

Presente all”incontro anche Stefano Fassina del Pd, che ha ribadito, come affermato dalla Klein, il ruolo dei Trattati di Libero Commercio nell”imposizione di regole stringenti che imbrigliano ogni anelito di cambiamento. Nel suo intervento ha accennato alle negoziazioni in corso per la sigla del Ttip, il Trattato transatlantico tra Usa e Ue, sollevando i rischi connessi a tale sigla. Tra essi, per citarne solo alcuni, l”implementazione in Europa di tecniche estrattive non convenzionali come il fracking, l”introduzione di Ogm e di enormi quantità di biocombustibile prodotto senza rispettare alcun criterio di compatibilità ambientale.

In Italia una rete sociale che raccoglie centinaia di gruppi locali sta portando avanti la campagna [url”Stop Ttip Italia”]http://stop-ttip-italia.net/[/url], con l”obiettivo di fare informazione e pressione contro questo trattato, che certo gode dell”appoggio incondizionato del partito di appartenenza di Fassina, a partire da Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo Economico di Renzi e incaricato per l”Italia delle negoziazioni, che ha appena lasciato, notizia di ieri, Scelta Civica per ingrossare le fila del Partito democratico. Contro il Ttip è possibile firmare l”Ice, iniziativa dei cittadini europei, a questo [url”link”]https://stop-ttip.org/firma/[/url].

Che clima per l”informazione?

Ultima riflessione stimolata dalla presenza in Italia della Klein riguarda l”annoso tema dell”informazione. Oggetto di un”operazione di continua rimozione da parte dei media, soprattutto main stream, le questioni ambientali latitano nella percezione dell”opinione pubblica, e i cambiamenti climatici non fanno eccezione, anzi. Al di là di riviste specializzate e testate tematiche, neppure la pubblicazione dei report scientifici dell”Ipcc o gli stessi vertici internazionali riescono a bucare il velo di silenzio. In Italia si parla di clima soltanto quando, peraltro ormai ciclicamente, Genova finisce sott”acqua, o se un alluvione si porta via vite, case, attività economiche e speranze di interi territori. Ma anche in quel caso, il legame con l”emergenza climatica globale è tutt”altro che espressa.

Ospitata in diversi programmi Tv, da Ballarò, in cui un disguido tecnico ha interrotto bruscamente l”intervista, impedendo di ascoltarne le parole, a Pane Quotidiano, e su testate come Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Manifesto, L”Indro etc. la Klein ha riportato per 48 ore sui media main stream la questione connessa al contrasto ai cambiamenti climatici. Il che di per sé è già un merito enorme.

Merito che diverrebbe un miracolo se si riuscisse a passare dall”attenzione per il personaggio all”attenzione per i temi, sia da parte del mondo politico che dell”informazione, traducendo tale attenzione nel dare voce e seguito a chi, su questi temi, lavora tutti i giorni, non solo al passaggio della star di turno.

(10 febbraio 2015)

Photo © La Presse

[url”Link articolo”]http://www.huffingtonpost.it/marica-di-pierri/pessimo-clima-italia-ricorda-riscaldamento-globale-solo-passa-naomi-klein_b_6636762.html[/url] [url”Torna alla home page”]http://megachip.globalist.it/[/url]

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