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La formazione della "nuova politica" britannica

John Pilger: «Il doppio pensiero è la quintessenza del Partito Laburista.»

La formazione della "nuova politica" britannica
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11 Ottobre 2017 - 14.01


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di John Pilger

Al recente Congresso del Partito Laburista tenutosi nella cittadina inglese sul mare di Brighton, sembrava che i partecipanti non notassero un video proiettato all’ingresso principale. Il terzo produttore di armi al mondo, BAE Systems, fornitore dell’Arabia Saudita, stava promuovendo le sue armi, bombe, missili, navi e aerei da combattimento.

Pareva una falsa immagine per un Partito su cui adesso milioni di britannici puntano le loro speranze politiche. Un tempo dominio di Tony Blair, è ora guidato da Jeremy Corbyn, la cui carriera è stata molto diversa e unica tra la classe politica dirigente britannica.

In un’arringa al Congresso, l’attivista Naomi Klein ha descritto l’ascesa di Corbyn come “parte di un fenomeno globale. Lo abbiamo visto nella storica campagna di Bernie Sanders nelle primarie statunitensi, alimentata dalle nuove generazioni che sanno che la politica sicura di centro non offre loro alcun tipo di sicurezza futura”.

In realtà, al termine delle elezioni primarie statunitensi dello scorso anno, Sanders portò i suoi sostenitori nelle braccia di Hillary Clinton, una guerrafondaia liberale da lunga tradizione nel Partito Democratico.

Da Segretario di Stato del presidente Obama, la Clinton presiedette l’invasione della Libia nel 2011, che portò ad una fuga precipitosa di rifugiati verso l’Europa. Gongolò per il raccapricciante assassinio del presidente libico. Due anni prima, la Clinton aveva dato il suo consenso al colpo di stato che rovesciò il presidente democraticamente eletto dell’Honduras. Il fatto che sia stata invitata in Galles il 14 ottobre per essere conferita di un dottorato onorario presso l’Università di Swansea perché lei è “sinonimo dei diritti umani” è un mistero.

Come la Clinton, Sanders è un sostenitore della guerra fredda e un ossessionato “anticomunista”, con una visione padronale del mondo al di là degli Stati Uniti. Appoggiò l’attacco illegale di Bill Clinton e Tony Blair alla Jugoslavia nel 1998 e le invasioni dell’Afghanistan, della Siria e della Libia, nonché della campagna di terrorismo da drone di Barack Obama. Appoggia le provocazioni alla Russia e concorda col fatto che lo svelatore di segreti Edward Snowden debba essere processato. Ha chiamato il defunto Hugo Chavez – un social democratico che ha vinto diverse elezioni – “un dittatore comunista morto”.

Mentre Sanders è un normale politico liberale, Corbyn può essere l’eccezione, con il suo instancabile sostegno delle vittime delle avventure imperiali americane e britanniche e dei movimenti popolari di resistenza.

Ad esempio, negli anni ’60 e ’70, gli abitanti delle isole di Chagos furono espulsi dalla loro patria, una colonia britannica nell’Oceano Indiano, da un governo laburista. Un’intera popolazione fu deportata. Lo scopo era quello di fare spazio per una base militare statunitense sull’isola principale di Diego Garcia: un accordo segreto per cui gli inglesi furono “compensati” con uno sconto di 14 milioni di dollari sul prezzo di un sottomarino nucleare Polaris.

Ho avuto molto a che fare con gli isolani delle Chagos, avendoli filmati in esilio alle Mauritius e nelle Seychelles, dove vivevano angosciati e dove alcuni di loro “morirono di tristezza”, mi dissero. Hanno trovato il loro campione politico in un parlamentare laburista, Jeremy Corbyn.

Come pure i palestinesi. Come gli iracheni, terrorizzati da un’invasione del loro paese da parte di un primo ministro laburista nel 2003. Come altri che lottarono per liberarsi dai disegni del potere occidentale. Corbyn sostenne gente come Hugo Chavez, che portò più di una speranza per intere società sovvertite dai potentissimi Stati Uniti.

Eppure, adesso che Corbyn è più vicino al potere di quanto non avrebbe mai immaginato, la sua politica estera rimane un segreto.

Per segreto, intendo dire che c’è stata retorica e poco altro. “Dobbiamo mettere i nostri valori al centro della nostra politica estera”, ha detto Corbyn al Congresso Laburista. Ma quali sono questi “valori”?

Sin dal 1945, come quello Conservatore, il Partito Laburista è stato un partito imperiale, servile a Washington, come dimostrato dal crimine delle isole di Chagos.

Cos’è cambiato? Corbyn sta forse dicendo che il Partito Laburista si sgancerà dalla macchina da guerra statunitense, dagli apparati americani di spionaggio e dagli embargo economici americani che sfregiano l’umanità?

Il suo ministro degli Esteri ombra, Emily Thornberry, afferma che un governo di Corbyn “rimetterà i diritti umani al centro della politica estera della Gran Bretagna”. Ma i diritti umani non sono mai stati al centro della politica estera britannica – solo “interessi”, come dichiarava Lord Palmerston nel XIX secolo: gli interessi di coloro che sono all’apice della società britannica.

Thornberry ha citato il defunto Robin Cook che, come primo ministro degli Esteri di Tony Blair nel 1997, promise una “politica estera etica” che “avrebbe di nuovo reso la Gran Bretagna una forza per il bene nel mondo”.

La storia non è tenera con la nostalgia imperiale. La divisione dell’India da parte di un governo laburista nel 1947, commemorata di recente – con un confine frettolosamente disegnato da un avvocato di Londra, Gordon Radcliffe, che non era mai stato né tornato in India – portò ad un bagno di sangue di proporzioni genocide.

 

Chiuso in un palazzo solitario, con la polizia notte e giorno

Che pattuglia i giardini per tener lontani gli assassini,

Si è messo a lavorare, col compito di risolvere il destino

Di milioni. Le mappe a sua disposizione erano obsolete

E il censimento quasi certamente sbagliato,

Ma non c’era tempo per controllare, né tempo per ispezionare

Le zone contestate. Faceva un caldo terribile,

E un attacco di dissenteria lo teneva in movimento continuo,

Ma in sette settimane fu fatto, le frontiere decise,

Un continente, per il meglio o per il peggio, diviso.

W.H. Auden, ‘Partizione’

 

Si trattava dello stesso governo laburista (1945-51), guidato dal primo ministro Clement Attlee – “radicale” per gli standard di oggi – che spedì l’esercito imperiale britannico di Douglas Gracey a Saigon con l’ordine di riarmare i giapponesi sconfitti per evitare che i nazionalisti vietnamiti liberassero il proprio paese. Così iniziò la più lunga guerra del secolo.

Fu un segretario di Stato laburista, Ernest Bevin, la cui politica di “reciprocità” e “collaborazione” con alcuni dei più feroci despoti al mondo, in particolare del Medio Oriente, a forgiare rapporti che durano tuttora, spesso mettendo da parte e calpestando i diritti umani di intere comunità e società. La causa era “interesse” britannico – petrolio, potere, ricchezza.

Nei “radicali” anni ’60, il segretario alla Difesa del Partito Laburista, Denis Healey, istituì l’Organizzazione per la Difesa delle Vendite (DSO) col preciso scopo di rilanciare il commercio di armi e fare soldi dalla vendita di armi letali al mondo. Healey disse in Parlamento: “Mentre attribuiamo la massima importanza ai progressi nel campo del controllo delle armi e del disarmo, dobbiamo anche prendere i passi pratici possibili per garantire che questo paese non perda la possibilità di assicurarsi la sua legittima parte di questo prezioso mercato.”

Il doppio pensiero è la quintessenza del Partito Laburista. Quando poi chiesi ad Healey di questo “prezioso mercato”, lui sostenne che la sua decisione non fece alcuna differenza al volume delle esportazioni militari. In realtà, portò ad un quasi raddoppiamento della quota britannica sul mercato degli armamenti. Oggi, la Gran Bretagna è il secondo grande fornitore di attrezzature belliche sulla terra, vendendo armi e aerei da combattimento, mitragliatrici e veicoli antisommossa, a 22 dei 30 paesi violatori dei diritti umani sulla lista del suo stesso governo.

Questo cesserebbe se governasse Corbyn? Il modello preferito – la “politica estera etica” di Robin Cook – è eloquente. Come Jeremy Corbyn, Cook si era fatto un nome come semplice deputato che criticava il commercio di armi. “Ogni volta che vengono vendute armi,” scriveva Cook, “c’è una tacita cospirazione per nascondere la realtà della guerra” e “è ovvio che ogni guerra degli ultimi due decenni è stata combattuta da paesi poveri con armi fornite da paesi ricchi”.

Cook indicò la vendita dei cacciabombardieri britannici Hawk all’Indonesia come “particolarmente allarmante”. L’Indonesia “non è solo repressiva, ma in realtà è in guerra su due fronti: nel Timor orientale, dove forse un sesto della popolazione è stata massacrata… e in Papua occidentale, dove sta combattendo contro un movimento di liberazione indigeno”.

In qualità di ministro degli Esteri, Cook promise “un approfondito riesame della vendita di armi”. Il vescovo Carlos Belo di Timor Est, allora Nobel per la Pace, fece appello direttamente a Cook: “Per favore, vi prego, non sostenete più un conflitto che senza queste vendite di armi non avrebbe mai potuto iniziare, in primo luogo, e non per così tanto tempo.” Si riferiva al bombardamento di Timor Est da parte dell’Indonesia con gli Hawks britannici e il massacro del suo popolo con mitragliatrici britanniche. Non ricevette alcuna risposta.

La settimana successiva Cook chiamò a raccolta i giornalisti al Foreign Office per annunciare la sua “missione dichiarata” per “i diritti umani in un nuovo secolo”. Questo evento di relazioni pubbliche includeva i soliti briefing privati per giornalisti selezionati, tra cui la BBC, in cui i funzionari del Foreign Office mentirono dicendo che non vi erano “prove” che gli Hawk britannici venissero dislocati a Timor Est.

Pochi giorni dopo, il Foreign Office pubblicò i risultati della “revisione approfondita” di Cook sulla politica della vendita di armi. “Non è realistico né pratico”, scrisse Cook, “revocare licenze valide e in vigore al momento della vittoria elettorale del Partito Laburista”. Il Ministro della Difesa di Suharto, Edi Sudradjat, dichiarò che erano già in corso colloqui con la Gran Bretagna per l’acquisto di altri 18 cacciabombardieri Hawk. “Il cambiamento politico in Gran Bretagna non influirà sui nostri negoziati”, disse. Aveva ragione lui.

Oggi, sostituiamo l’Indonesia con l’Arabia Saudita e Timor Est con lo Yemen. Gli aerei militari britannici – venduti con l’approvazione dei governi sia Conservatore che Laburista, e costruiti dall’azienda il cui video promozionale era posizionato in bella mostra al congresso del Partito Laburista – stanno distruggendo lo Yemen, uno dei paesi più poveri al mondo, dove la metà dei bambini è malnutrita e dove c’è la più grande epidemia di colera in tempi moderni.

Ospedali e scuole, matrimoni e funerali sono stati attaccati. Si afferma che a Riyadh, personale militare britannico indica ai sauditi la scelta degli obiettivi.

Nel manifesto del Partito Laburista del 2017, Jeremy Corbyn e i suoi colleghi di partito hanno promesso che “il Partito Laburista richiederà un’indagine completa e indipendente condotta dall’ONU sulle presunte violazioni… in Yemen, inclusi gli attacchi aerei contro i civili fatti dalla coalizione a guida saudita. Sospenderemo immediatamente ogni ulteriore vendita di armi da utilizzare nel conflitto fino a quando tale indagine non sarà conclusa”.

Ma l’evidenza dei crimini dell’Arabia Saudita in Yemen è già documentata da Amnesty International e altri, in particolare dai coraggiosi articoli della giornalista britannica Iona Craig. Il dossier è voluminoso.

Il Partito Laburista non promette di fermare le esportazioni di armi in Arabia Saudita. Non dice che la Gran Bretagna ritirerà il suo sostegno ai governi responsabili dell’esportazione del jihadismo islamista. Non c’è alcun impegno per smantellare il commercio delle armi.

Il manifesto descrive una “relazione speciale [con gli Stati Uniti] basata su valori condivisi… Qualora l’attuale amministrazione Trump sceglierà di ignorarli… non avremo paura a dichiarare il nostro dissenso”.

Come Jeremy Corbyn ben sa, aver a che fare con gli Stati Uniti non si riduce ad “essere in dissenso”. Gli Stati Uniti sono un potere rapace e aggressivo che non dovrebbe essere considerato un alleato naturale di qualsiasi Stato che difende i diritti umani, indipendentemente dal fatto che Trump o chiunque altro sia Presidente.

Quando Emily Thornberry ha associato il Venezuela alle Filippine come “regimi sempre più autocratici” – slogan privo di fondamento e che ignora il ruolo sovversivo degli Stati Uniti in Venezuela – stava consapevolmente ammiccando al nemico: una tattica con cui Jeremy Corbyn si dovrà familiarizzare.

Un governo di Corbyn permetterà agli abitanti delle isole Chagos il diritto di ritorno. Ma il Partito Laburista non dice nulla sul rinegoziamento dell’accordo di rinnovo di 50 anni che la Gran Bretagna ha appena firmato con gli Stati Uniti che permette loro di utilizzare la base di Diego Garcia da cui hanno bombardato l’Afghanistan e l’Iraq.

Un governo di Corbyn “riconoscerà immediatamente lo stato della Palestina”. Ma non dice se la Gran Bretagna continuerà ad armare Israele, se continuerà a consentire il commercio illecito degli “insediamenti” illegali di Israele e a trattare Israele come un semplice partito combattente, piuttosto che come un oppressore storico a cui Washington e Londra hanno accordato l’immunità.

Per quanto riguarda il sostegno britannico alle attuali preparazioni di guerra della Nato, il Partito Laburista si vanta del fatto che “l’ultimo governo Laburista ha superato la soglia del 2 per cento del PIL” per la Nato. E ancora: “I tagli alla spesa dei Conservatori hanno messo a rischio la sicurezza della Gran Bretagna” e promette di incrementare gli “obblighi” militari britannici.

In realtà, la maggior parte dei 40 miliardi di sterline che la Gran Bretagna impegna attualmente per la spesa militare non è per la difesa del Regno Unito, ma per fini offensivi e per rafforzare gli “interessi” britannici come definiti da coloro che tacciarono Jeremy Corbyn di antipatriottismo.

Se i sondaggi rispecchiano il vero, la maggior parte dei britannici è molto più avanti dei loro politici, Conservatori e Laburisti. Sono disposti ad accettare tasse più elevate per pagare i servizi pubblici; vogliono che il Servizio Sanitario Nazionale sia ricostituito e in piena forma. Vogliono lavori e salari dignitosi, case e scuole; non odiano gli stranieri, ma provano sdegno per una manodopera sfruttabile. Non sono nostalgici di un impero su cui il sole non tramonta mai.

Si oppongono all’invasione di altri paesi e considerano Blair un bugiardo. L’ascesa di Donald Trump ha ricordato loro quanto pericolosi gli Stati Uniti possano essere, specialmente con il loro stesso paese al seguito.

Il Partito Laburista beneficia di questo stato d’animo, ma molti dei suoi impegni – certamente per quanto concerne la politica estera – sono condizionati e compromessi, il che lascia intendere, a molti britannici, che continuerà così.

Jeremy Corbyn è diffusamente e giustamente famoso per la sua integrità; si oppone al rinnovo delle armi nucleari Trident; il Partito Laburista lo sostiene. Ma ha dato posizioni di rilievo a parlamentari guerrafondai che caldeggiano il Blairismo, che hanno cercato di liberarsi di lui e lo hanno denigrato come “ineleggibile”.

“Adesso siamo il primo partito politico”, dice Corbyn. Sì, ma a che prezzo?

(6 ottobre 2017)

 

Link articolo (comedonchisciotte.org): La formazione della “nuova politica” britannica

Link articolo originale (johnpilger.com): The rising of Britain’s “new politics”

 

Traduzione per comedonchisciotte.org di Gianni Ellena.

 

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