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Il calo del prezzo del petrolio capovolge la scacchiera geopolitica

Il crollo dei prezzi petroliferi riscrive le idee sulla penuria energetica e uccide le altre energie, rimettendo in discussione il disimpegno USA dal Golfo [Thierry Meyssan]

Il calo del prezzo del petrolio capovolge la scacchiera geopolitica

Redazione

15 Giugno 2016 - 20.59


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«Sotto i nostri occhi»
– Cronaca di politica internazionale n°189

di Thierry Meyssan.

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Il calo del prezzo del petrolio ha smentito
la teoria del «picco di Hubbert». Non ci dovrebbe essere alcuna penuria energetica
nel prossimo secolo. Il calo dei prezzi ha probabilmente pure iniziato a
smantellare la teoria della «origine umana del riscaldamento climatico». Ha privato
di ogni redditività le fonti energetiche alternative e gli investimenti negli
idrocarburi estratti da scisti bituminosi e nelle perforazioni in acque
profonde. Nel capovolgere la scacchiera geopolitica, è probabile che richiami i
militari USA in Medio Oriente e costringa il Pentagono ad abbandonare
definitivamente la teoria del «caos costruttivo».

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L”anno scorso, i proprietari delle
più grandi compagnie petrolifere del mondo occidentale imploravano una
riduzione delle emissioni di CO2. Essi speravano ancora di ottenere sovvenzioni
pubbliche per sviluppare fonti energetiche alternative al petrolio. Ma oggi il
prezzo del petrolio priva di redditività questi investimenti.

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DAMASCO (Siria) – In appena due anni, il mercato mondiale delle fonti di
energia è stato sconvolto. In primo luogo, hanno subito un notevole cambiamento
la domanda e l”offerta, poi i flussi commerciali, e infine i prezzi che sono
crollati. Questi cambiamenti radicali rimettono in discussione tutti i principi
della geopolitica del petrolio.

Il
mito della penuria

Il rallentamento dell’economia dei paesi occidentali e quella di alcuni
paesi emergenti ha portato a un calo della domanda, mentre la continua crescita
in Asia l’ha, al contrario, aumentata. In definitiva, la domanda globale
continua nel suo lento sviluppo. Dal lato dell”offerta, non solo nessuno Stato
produttore ha visto le proprie capacità crollare, ma certi hanno potuto
aumentarle come la Cina, che accumula ormai importanti riserve strategiche. Tanto
che, nel complesso, il mercato risulta piuttosto in eccedenza.

Questa prima constatazione contraddice quella che è stata l’opinione
dominante presso gli ambienti scientifici e professionali durante gli anni
2000: la produzione mondiale si stava avvicinando al suo picco, il mondo stava
per conoscere un periodo di penuria durante il quale certi Stati sarebbero
finiti per crollare mentre sarebbero scoppiate guerre per le risorse. Al suo
ritorno alla Casa Bianca, nel gennaio 2001, il vice presidente Dick Cheney
aveva formato un gruppo di lavoro sullo sviluppo della politica energetica
nazionale (National Energy Policy
Development
– NEPD), definito come una “società segreta” dal Washington Post [1].

In un ambiente ultra-sicuro, i consulenti della Presidenza ricevevano in
audizione i capi delle grandi imprese del settore, gli scienziati più eminenti
e i capi dei servizi di intelligence. Giunsero alla conclusione che il tempo
stava per scadere e che il Pentagono doveva garantire la sopravvivenza
dell”economia statunitense impadronendosi senza alcun indugio delle risorse del
“Medio Oriente allargato”. Non si sa esattamente chi abbia
partecipato esattamente a questo gruppo di lavoro, su quali dati abbia
lavorato, né le tappe della sua elaborazione. Tutti i suoi documenti interni
sono stati distrutti in modo che nessuno conoscesse le statistiche a cui aveva avuto
accesso.

È questo gruppo ad aver consigliato di condurre delle guerre contro
l”Afghanistan, l”Iran, l’Iraq, la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia e il Sudan;
un programma che venne adottato ufficialmente dal presidente George W. Bush in
occasione di una riunione tenutasi il 15 settembre 2001 a Camp David.

Ricordo di aver incontrato a Lisbona, in una conferenza dell’AFPO [2], il segretario generale del gruppo
di lavoro della Casa Bianca. Aveva presentato un’esposizione sullo studio delle
riserve annunciate, l”imminenza del “picco di Hubbert” e le misure da
prendere per ridurre il consumo di energia negli USA. Venni allora convinto – a
torto – dal suo ragionamento e dalla sua sicurezza.

Abbiamo constatato nel tempo che quest’analisi è completamente falsa e che le
prime cinque guerre (contro Afghanistan, Iraq, Libano, Libia e Siria) sono state
inutili da questo punto di vista, benché questo programma continui ancora oggi.
Questo enorme errore prospettico non dovrebbe sorprenderci. È la conseguenza
del “pensiero di gruppo”. A poco a poco all”interno di un gruppo si
impone un”idea che nessuno osa mettere in discussione per non rischiare di
essere escluso dal “cerchio della ragione”. È il “pensiero unico”. In questo
caso, i consiglieri della Casa Bianca sono rimasti sempre nella teoria
malthusiana, che ha dominato la cultura anglicana del XIX secolo. Secondo essa,
la popolazione sta aumentando a un ritmo esponenziale, mentre le risorse lo
fanno a un ritmo aritmetico. In definitiva, non possono esserci risorse per
tutti.

Thomas Malthus intendeva contrastare la teoria di Adam Smith secondo cui, una
volta reso privo di qualsiasi regolamentazione, il mercato si autoregola. In realtà,
il pastore Malthus trovava nella sua teoria – non dimostrata – la
giustificazione per il suo rifiuto di soddisfare le esigenze degli innumerevoli
poveri della sua parrocchia. A che pro nutrire questa gente se domani i loro numerosi
bambini moriranno di fame? Il governo di George W. Bush era allora in gran
parte WASP e comprendeva molte persone provenienti dal settore petrolifero, a
partire dal vice presidente Cheney, ex capo dell’azienda di infrastrutture Halliburton.

Se il petrolio è una risorsa non rinnovabile e che quindi avrà una fine,
nulla lascia pensare che questa sia vicina. Nel 2001, si ragionava in funzione
del petrolio di tipo saudita che si sapeva raffinare. Non si ritenevano
sfruttabili le riserve del Venezuela, per esempio, di cui ora si ammette che
siano sufficienti a soddisfare tutto il fabbisogno mondiale per almeno un
secolo.

Si osserverà che la teoria della “origine umana del riscaldamento
globale” non è probabilmente più seria di quella del picco del petrolio.
Essa deriva dalla stessa origine malthusiana e ha inoltre il vantaggio di
arricchire i suoi promotori attraverso la Borsa dei diritti di emissione di
Chicago [3].

È stata resa popolare al fine di insegnare agli occidentali a ridurre il
loro consumo di combustibili fossili, e in tal modo prepararsi a un mondo in
cui il petrolio sarebbe diventato scarso e costoso.

La
fine dei prezzi artificiali

L”aumento del prezzo del petrolio a 110 dollari sembrava comprovare che era
valida la teoria della squadra Dick Cheney, ma la sua improvvisa caduta a 35
dollari dimostra che non lo è. Come nel 2008, questa caduta è iniziata con
sanzioni europee contro la Russia che hanno disorganizzato gli scambi mondiali,
spiazzato i capitali e in definitiva hanno fatto scoppiare la bolla speculativa
del petrolio. Questa volta, i prezzi bassi sono stati incoraggiati dagli Stati
Uniti che vi hanno visto un ulteriore modo per affondare l”economia russa.

La caduta è stata aggravata quando l”Arabia Saudita vi ha rinvenuto il proprio
interesse. Inondando il mercato con i suoi prodotti, Riad ha mantenuto il corso
del barile di Arabian light tra i 20
ei 30 dollari. In questo modo, ha distrutto la redditività degli investimenti
nelle fonti di energia alternative e ha garantito la sua potenza e i suoi
ricavi a lungo termine. È riuscita a convincere i suoi partner dell’OPEC a sostenere
questa politica. I membri del cartello hanno preso la decisione di salvare la
loro autorità a lungo termine in cambio del guadagnare molto meno denaro per
alcuni anni.

Pertanto, l’abbassamento dei prezzi, incoraggiato da Washington contro
Mosca, alla fine ha retroagito sugli USA. Se più di 250.000 posti di lavoro
sono stati distrutti nel settore energia in due anni nel mondo, circa la metà lo
sono stati negli Stati Uniti. Il 78% delle piattaforme petrolifere statunitensi
sono state chiuse. Anche se il calo della produzione non è così spettacolare,
resta il fatto che gli Stati Uniti non sono probabilmente più indipendenti dal
punto di vista energetico e non tarderanno ad arrivare a questa situazione.

E non si tratta solo degli Stati Uniti: tutto il sistema capitalista
occidentale ne risulta colpito. Nel 2015, la Total
ha perso 2,3 miliardi di dollari, la ConocoPhillips
4,4 miliardi, BP 5,2 miliardi, Shell
13 miliardi, Exxon 16,2 miliardi, Chevron quasi 23 miliardi.

Questa situazione ci rinvia alla “dottrina Carter” del 1980. A
quel tempo, Washington si attribuì il diritto di intervenire militarmente in
Medio Oriente, per garantire il proprio accesso al petrolio. Successivamente, il
presidente Reagan creò il CentCom per applicare questa dottrina. Oggi si estrae
petrolio in tutto il mondo e in forme assai diverse. Il fantasma del
“picco di Hubbert” si è dissolto. Cosicché il presidente Obama ha
potuto ordinare di spostare le truppe del CentCom verso il Pacom (teoria del
“cardine verso l’Asia”). Si è potuto osservare che questo piano è
stato però modificato per via dell”accumulo di forze in Europa orientale
(EUCOM), ma dovrà subire ulteriori modifiche se i prezzi ristagnano tra i 20 ei
30 dollari al barile. In questo caso, si cesserà di sfruttare certe forme di petrolio
e si ritornerà all’Arabian light. La questione del riposizionamento
delle forze in Medio Oriente si pone quindi sin da ora.

Se Washington s’impegna su questa strada, dovrà probabilmente modificare anche
i metodi del Pentagono. La teoria straussiana del “caos costruttivo”,
se pure permette di governare vasti territori con pochissimi uomini sul
terreno, richiede un sacco di tempo per consentire lo sfruttamento delle vaste
risorse, come si vede in Afghanistan, in Iraq e in Libia. Forse tornerà a una
politica più saggia, smetterà di organizzare il terrorismo e ammetterà la pace,
al fine di commerciare con gli Stati o con ciò che ne resta.

NOTE

[1] “Energy Task Force Works in Secret”, Dana Milbank & Eric Pianin, Washington Post, April 16th,
2001.

[2] L’AFPO era
un’associazione fondata da geologi che studiavano il picco petrolifero. Oggi
non c’è più.

[3]L’ecologia finanziaria (1997-2010)“, di Thierry Meyssan, Оdnako (Russia), Rete
Voltaire
, 6 giugno 2010.

Thierry Meyssan, 12 giugno 2016.

Traduzione a cura di Matzu Yagi.

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