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'Quel gas siriano puzza un po'''

'L''unico giornalista italiano a raggiungere i dintorni dell’area colpita dai gas, scrive di non aver trovato traccia dell’uso di gas né persone informate dei fatti...'

'Quel gas siriano puzza un po'''
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3 Settembre 2013 - 17.22


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di Gianandrea Gaiani.

Il gas sarin attribuito agli arsenali di Bashar Assad (che contano, a
seconda delle stime, tra le mille e le 5 mila tonnellate armi chimiche)
quante persone ha ucciso nei sobborghi di Damasco? Oltre 1.400 secondo
l”intelligence statunitense e quanto riferito dal Segretario di Stato
John Kerry, circa 350 secondo Medici senza frontiere che denunciano però
3.500 persone colpite, solo 280 secondo l”intelligence francese.

Gian Micalessin, reporter del Giornale e finora unico giornalista italiano a raggiungere i dintorni dell”area colpita dai gas a Ghouta, scrive oggi dal villaggio di Jobar di non aver trovato traccia dell”uso di gas né persone informate dei fatti accaduti proprio in quella zona.

Sui media di tutto il mondo quasi non si parla d”altro eppure pochi
hanno diffuso una notizia che dovrebbe risultare invece di grande
interesse per cercare di dipanare la matassa intorno all”impiego del gas
nervino il 21 agosto nei sobborghi di Damasco.

Se il reportage di Micalessin è realizzato sul lato del fronte
controllato dai lealisti il reportage firmato da Dale Gavlak (che da
Amman collabora da anni con l”agenzia Associated Press) e Yahya Ababneh
del 29 agosto è stato effettuato dalla parte opposta, intervistando
alcuni ribelli siriani appartenenti a gruppi islamisti attivi nel
settore di Ghouta che hanno ammesso le loro responsabilità nel massacro
di civili del 21 agosto che Washington e parte della comunità
internazionale attribuiscono ad Assad.

Pubblicato dal giornale on line Mintpressnews il reportage è stato quasi sistematicamente
ignorato dai grandi media
nonostante le diverse testimonianze parlino
chiaro. I ribelli nascondono in moschee e case private le armi, anche
quelle chimiche ricevute dai servizi segreti sauditi
e la “fuga di gas”
sarebbe da attribuire all”inesperienza dei miliziani a maneggiarle.

Tra le testimonianze raccolte sul campo da Yahya Ababneh, una
combattente che si fa chiamare “K” rivela che i miliziani qaedisti di
al-Nusrah
 

“non ci hanno detto che quelle erano armi chimiche né come
usarle. Non sapevamo che erano armi chimiche, non lo avremmo mai
immaginato”

Un noto leader dei ribelli di Ghouta, che preferisce farsi
chiamare “J” spiega che 

 “i miliziani di Jabhat al-Nusra non cooperano
con altri ribelli, se non nei combattimenti. Non condividono
informazioni segrete e hanno semplicemente usato alcuni ribelli
ordinando loro di trasportare e impiegare quel materiale. Eravamo molto
curiosi circa queste armi ma purtroppo alcuni combattenti le hanno
gestite in modo improprio facendole esplodere”
.

Informazioni e testimonianze tutte da verificare ed è naturale dubitare
che possa trattarsi di un”operazione organizzata dai servizi segreti di
Bashar Assad per scaricare sui qaedisti la responsabilità di quanto è
successo. Del resto gli stessi sospetti e le stesse verifiche riguardano anche
le dichiarazioni delle cancellerie dei Paesi in prima linea nel voler
attaccare Damasco. Probabile inoltre che, in caso di loro responsabilità
diretta, i ribelli qaedisti avessero ricevuto le armi chimiche dai
sauditi proprio per creare un incidente a pochi chilometri dall”hotel
che ospitava i tecnici dell”Onu esperti in armi chimiche creando così un
casus belli.

Ammettendo che il sarin sia stato diffuso per errore o
incuria gas i ribelli sono però riusciti in breve tempo a sfruttarlo a
fini propagandistici
realizzando i video con i quali viene accusato il
regime.

Da un lato appare evidente che le forze di Assad non traggono alcun
vantaggio politico o militare dall”impiego di armi chimiche
contro in
ribelli.

Gli unici a guadagnarci sarebbero gli insorti che potrebbero
proporsi al mondo come vittime delle armi di distruzione di massa
invocando l”intervento internazionale anche a “scopo umanitario” in nome
del superamento di quella “linea rossa” che Barack Obama aveva
tracciato un anno or sono proprio in riferimento agli arsenali chimici
siriani.

D”altra parte i ribelli hanno già utilizzato armi chimiche
uccidendo numerosi soldati lealisti come aveva detto (suscitando
scalpore, censure e reazioni) nel maggio scorso alla televisione svizzera il giudice Carla Del Ponte che fa parte del team dell”Onu che
si è occupato di questo problema. In giugno invece era stato il premier
britannico David Cameron a dire pubblicamente che i qaedisti in Siria cercano di dotarsi di armi chimiche, anticipando di fatto lo scenario
fotografato dal reportage pubblicato da Mintpressnews.

In guerra tutto è permesso e non saremo certo noi a sorprenderci o a
scandalizzarci per le Info-operations scatenate dai diversi contendenti.
In fondo la Nato ha fatto la guerra ai serbi in Kosovo per una strage
“costruita”, quella della fossa comune di Račak
.

In Libia abbiamo
combattuto Gheddafi sull”onda dello sdegno per immagini che ritraevano
un cimitero ma con la scritta sul video che riportava “fosse comuni a
Tripoli
” e anche in Iraq gli anglo-americani sono entrati nel 2003 col
pretesto di neutralizzare armi di distruzione di massa he non furono mai
trovate (ma che potrebbero essere state portate proprio in Siria su
ordine di Saddam Hussein prima dell”inizio dell”invasione).

Se trovasse conferme la “pista” dei sauditi che consegnano il sarin ai
ribelli
andrebbero rilette come colossali truffe mediatiche le notizie
delle intercettazioni delle comunicazioni militari di Damasco effettuate
dall”intelligence statunitense e israeliano nelle quali sarebbero stati
registrati gli ordini impartiti dagli ufficiali siriani di impiegare
armi chimiche.

Un tema sul quale non è infatti mancata la confusione. Le
indiscrezioni israeliane filtrate su Debka.com riferivano di lancio di
missili a testata chimica, alcune organizzazioni non governative
parlarono di proiettili d”artiglieria a carica chimica mentre i ribelli
inizialmente avevano dichiarato che il gas era stato lanciato dai jet.

Comprensibile quindi che la Russia , insieme all”Iran sponsor principale
di Damasco, dubiti delle prove presentate da Washington.

“Quello che ci
hanno mostrato in precedenza e più di recente i nostri partner
americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince
assolutamente” 
ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov. “Non ci sono ne” mappe geografiche ne” nomi ne” alcuna prova che
i campioni siano stati prelevati da professionisti”
ha proseguito il
ministro “e neppure contenevano alcun commento sul fatto che molti
esperti hanno messo in forte dubbio i video che girano su internet”
. Un
chiaro riferimento al fatto che si vedessero molte vittime già composte
per la sepoltura e i supposti soccorritori si muovessero tra le persone
colpite dal gas senza indossare alcuna protezione.

Se fossero stati davvero i ribelli a creare il “caso sarin” con la
complicità saudita per trascinare in guerra gli Stati Uniti diverrebbe
più comprensibile l”improvvisa esitazione di Barack Obama sul blitz
contro Damasco.

Dopo la guerra in Iraq la Casa Bianca non può
permettersi un altro passo falso sulle armi di distruzione di massa e
Obama non può rischiare la sua (residua) credibilità interna facendosi
sgambettare dagli “alleati” sauditi che non gli hanno mai perdonato di
aver abbandonato il presidente egiziano Hosni Mubarak lasciando l”Egitto
e l”intero Medio Oriente in balìa della “primavera araba”.

Un problema
che Riad ha risolto per il momento (e non certo con l”aiuto
statunitense) sostenendo l”intervento dei militari del Cairo che ha
rovesciato il governo di Mohamed Morsi e dei Fratelli Musulmani.

La spregiudicatezza di Riad e dei suoi servizi segreti guidati dal
principe Bandar bin Sultan non desta certo meraviglia. Secondo quanto
emerso da fonti di stampa nell”incontro del 31 luglio scorso il principe
ha offerto al presidente russo Vladimir Putin un accordo “di cartello” per controllare il mercato mondiale del petrolio e salvaguardare i
contratti di gas di Mosca in cambio della fine dell”appoggio russo al
regime siriano di Bashar al-Assad. La notizia è stata smentita
ufficialmente dal Cremlino ma a farla circolare sono stati ambienti
vicini al governo russo. A renderla nota è stato, prima del britannico
Telegraph
il quotidiano libanese As-Safir, vicino al movimento sciita
Hezbollah e a Damasco e ovviamente ostile ai sauditi. Il capo
dell”intelligence di Riad avrebbe anche garantito di salvaguardare la
base navale russa in Siria (a Tartus) dopo la caduta del regime di
Assad.

Di fronte al “niet” di Putin, Bandar avrebbe anche fatto balenare la
possibilità di attacchi di terroristi ceceni alle Olimpiadi invernali di
Soch
i in mancanza di un accordo sulla Siria.  “Posso garantirvi di
proteggere le Olimpiadi invernali del prossimo anno , i gruppi ceceni
che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi”
avrebbe
detto Bandar. Una minaccia, neppure velata, che sembra più un vanto che
un”ammissione di colpa e alla quale Putin pare abbia risposto dicendo
che “questo conferma che i nostri due Paesi hanno visioni molto diverse
circa la lotta al terrorismo”
.

Foto: vittime del Sarin seppellite nei sobborghi di Damasco (Shaam News Network)

Fonte: http://www.analisidifesa.it/2013/09/quel-gas-siriano-puzza-un-po/

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