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IRANIUM - uno storico accordo, parlano gli esperti

'L''accordo di Vienna permetterà di allentare le tensioni in Medio Oriente e di scongiurare così l’eventualità dell’esplosione di un nuovo conflitto.'

IRANIUM - uno storico accordo, parlano gli esperti
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15 Luglio 2015 - 17.00


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a
cura di :

Talal Khrais, Beirut

Ayman Halaweh, Vienna

Ali Badawi, Teheran

Nell”ora
dell”accordo sul nucleare civile iraniano, come in un film, vediamo scorrere
rapidi gli ultimi decenni. Nulla è stato risparmiato per mettere in ginocchio
l’Iran e impedirgli il suo programma nucleare civile: dagli anni della guerra
di Saddam Hussein (sostenuto da tutto l’Occidente e dalle petromonarchie), fino
agli anni in cui un terribile embargo colpiva il popolo iraniano. Ma la giovane
Repubblica Islamica dell’Iran ha resistito. «Così il sangue vince contro la
spada» disse il quarto califfo Imam Ali. Suona attualissimo. L’Iran non ha mai
voluto produrre nessuna bomba nucleare, tanto che più volte la Guida spirituale
della Rivoluzione Iraniana ha sottolineato che la Religione vieta questo tipo
di armi di uccisione di massa.

L’Iran
aveva colpe imperdonabili agli occhi dei paesi occidentali: la volontà di
sviluppare autonomamente il proprio Paese e il sostegno alla causa palestinese,
posizione che disturbava sia Israele sia quella parte di Occidente che aveva
occhi solo per “la sicurezza dello Stato Ebraico”.

Non
si può, senza dubbio, che apprezzare l”insieme degli sforzi compiuti dal
presidente Obama, guidati dal suo interesse a veder concluso il negoziato,
cogliendo alla fine un successo dopo i numerosi insuccessi che aveva
collezionato in politica estera. Oltre agli interessi specifici dell”attuale
Presidente, si aggiunge una valutazione più generale di Washington, che vede
nella distensione con Teheran il preludio a una diminuzione dell’impegno degli
Stati Uniti in Medio Oriente. Con la conclusione dell’accordo, Obama sa di
suscitare una forte opposizione dei suoi alleati del Golfo e di Israele, che si
sentono “traditi”, ma l’Iran rappresenta per gli Stati Uniti un soggetto con
una linea di politica internazionale in grado di ripristinare e garantire
affidabilità e stabilità in aree soggette a tensioni potenzialmente
incontrollabili, causate spesso da storici alleati degli USA. Oggi L’Iran,
Hezbollah e la Siria sono quelli che combattono davvero il terrorismo in stile
al-Qa”ida e ISIS, mentre gli amici più stretti lo hanno inventato e foraggiato.
Si sa quanto sia consistente la quota dei cosiddetti jihadisti che proviene
dalle monarchie del Golfo.

Tutti
gli analisti hanno indubbiamente riconosciuto che gli Stati Uniti hanno
ottenuto un successo. Gli USA hanno ottenuto un rallentamento
dell’arricchimento dell’uranio, la distruzione di metà di quello già arricchito
al 20%,la rinuncia ad attivare il reattore ad acqua pesante di Arak, per la
produzione di plutonio, nonché la rinuncia a installare nuove centrifughe. Gli
iraniani hanno ceduto nell’interesse del loro Paese su alcune questioni come
l’imposizione di un rigoroso regime ispettivo da parte dell”AIEA (l”Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica con sede a Vienna), ma hanno creato le
basi per favorire una collaborazione con l’Iran, essenziale per la stabilità
all’intero Medio Oriente. Inoltre, una maggiore partecipazione iraniana alla
fornitura di petrolio all’economia mondiale ne dovrebbe far diminuire i prezzi.

Ma
all’Iran è stato riconosciuto il diritto di arricchire l’uranio a scopi
pacifici (sino al 5% di U235). Da ricordare che gli Stati Uniti tempo fa
avevano sostenuto che Teheran non avesse il diritto di arricchire l’uranio né
di riprocessare il combustibile spento, usando come argomento la necessità che
se ne potesse estrarre il plutonio utilizzabile per costruire “la bomba”.

Lo
stesso giorno dell’accordo seguiamo gli avvenimenti insieme all’ambasciatore
dell’Iran a Beirut Sayyed Mohamad Fatah Ali, al quale chiediamo quali siano i
benefici più importanti dell’accordo. Il diplomatico sorride e spiega che i
benefici non sono solo economici e non sono legati soltanto alla disponibilità
degli ingenti fondi iraniani congelati dalle sanzioni, ma risiedono
nell’eliminazione delle sanzioni più pesanti: quelle relative alla fornitura di
parti di ricambio per le installazioni petrolifere e gasiere e, soprattutto,
alle assicurazioni delle petroliere.

Senza
dimenticare che l’accordo di Vienna rappresenta un’ottima occasione per
l’Italia perché l’andamento delle esportazioni italiane è legato alla stabilità
del Medio Oriente. Un altro vantaggio deriva dai rapporti privilegiati nel
campo petrolifero tra Teheran e Roma soprattutto grazie alla presenza dell’ENI.

«Molte
persone hanno pregato per i negoziatori durante il mese sacro di Ramadan. Le
preghiere sono state ascoltate», ha affermato il Presidente Rohani in un
discorso alla Nazione dopo l”annuncio dell”accordo di Vienna. Il Presidente
iraniano parla di un nuovo inizio, di un nuovo capitolo aperto, di una svolta
fondamentale per la storia del suo Paese.

«Tutti
i nostri quattro obiettivi perseguiti nel corso del negoziato sono stati
raggiunti» – ha spiegato – «Il primo era proteggere la capacità nucleare, la
tecnologia nucleare e l”attività nucleare. Il secondo era porre fine alle
sanzioni disumane e tiranniche, il terzo era occuparci di tutte le risoluzioni
che dal nostro punto di vista erano inique. Il quarto era quello di far uscire
il dossier nucleare dal capitolo VII. Sulla base dell”accordo concluso oggi e
sulla base del piano d”azione congiunto, tutti e quattro gli obiettivi sono
raggiunti».

Le
sanzioni nei confronti dell”Iran, ha aggiunto Rohani, non hanno raggiunto i
loro obiettivi ma «hanno creato una condizione difficile nella società, fra la
gente.» E ha spiegato: «negoziare non significa solo leggere testi,
dichiarazioni. Significa contrattare. A noi non è stata fatta la carità,
l”elemosina. Sono orgoglioso che oggi, dopo 23 mesi di negoziati, siamo
riusciti a raggiungere un punto nuovo».

Chiediamo
un riassunto del contenuto dell’accordo al Generale Walid Sukkarieh, esperto
militare e di scenari strategici. «L”accordo di Vienna permetterà di allentare
le tensioni in Medio Oriente e di scongiurare così l’eventualità
dell’esplosione di un nuovo conflitto. Prevede che gli ispettori dell’AIEA
possano monitorare l’attività dei siti nucleari iraniani, comprese le
installazioni militari. In cambio l’Iran ha ottenuto la possibilità di
continuare a sviluppare il suo programma nucleare pacifico (al fine di produrre
energia elettrica), la sospensione di tutte le sanzioni e lo sblocco di 135
miliardi di euro di fondi iraniani congelati all’estero». Secondo fonti
attendibili, quanto stabilito dall’attuale accordo sarà valido per almeno dieci
anni.

Ci
saranno altri passaggi per la definitiva ratifica dell’accordo, non tutti
semplici. Ma la completezza del quadro delineato può essere allettante per chi
voglia investire nella stabilità politica.

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