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'La Russia in Siria: l''ISIS in rotta, l''Occidente in imbarazzo'

'L’ISIS appare come un esercito di cartone, un''armata di marionette che crollano di fronte ai raid russi, con sconcerto di chi le aiuta. '

'La Russia in Siria: l''ISIS in rotta, l''Occidente in imbarazzo'
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15 Ottobre 2015 - 07.01


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Bogdana Ivanova (Mosca)

Jafar Mhanna (Latakia)

Talal Khrais (Roma)

I
colleghi presenti in varie provincie siriane definiscono l’ISIS (lo Stato
Islamico dell’Iraq e del Levante, o Daesh) un esercito di cartone, un”armata di
marionette che crollano di fronte ai raid russi, ora, così come crollano di
fronte ai combattenti di Hezbollah e dell’Esercito Siriano quando questi si
presentano insieme nel Qusseir e nel Qalamoun (abbiamo assistito di recente al
crollo della roccaforte dei gruppi takfiristi a Zabadane).

Siamo
appena alla seconda settimana della guerra dichiarata dalla Russia ai
terroristi, e questi fuggono in massa, lasciando dietro di loro una scia di
cadaveri, rifugi distrutti e depositi di armamenti annichiliti.

Facevano
tremare il mondo trasmettendo immagini efferate e ora chiedono aiuto. Il loro
aiutante più generoso, il governo turco, è rabbiosamente disperato perché non è
più in grado di fornire i mezzi necessari ai vari gruppi di estremisti e
mercenari. Anche i governanti e le grandi redazioni giornalistiche
dell”Occidente sono su tutte le furie, ma non si capisce perché, stando alle
loro roboanti dichiarazioni degli ultimi due anni. Non volevano forse
combattere l’ISIS? Dove sono finiti i 4000 raid compiuti in un anno?

Da
quando la Russia è in campo, si sono ridotti del 90 per cento gli attentati
suicidi. La Russia colpisce e i terroristi fuggono.

Non
si capisce, tanto per cambiare, cosa voglia fare davvero l’Italia, a parte
buttare via le risorse destinate alla sanità e ai pensionati per assecondare le
dispendiose avventure militari americane. «Sbaglia chi vorrebbe appaltare
totalmente la questione alla Russia e ai suoi alleati», «Se qualcuno pensa di
risolvere il problema della Siria, dicendo “mi alzo e decidiamo di fare i
bombardamenti”, io dico auguri e in bocca al lupo, ma non risolverà il
problema». Così si è espresso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in
Aula alla Camera,per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 15 e
16 ottobre. I problemi internazionali «non si risolvono con soluzioni spot,la
Libia sta lì a dimostrarlo, ma costruendo condizioni di dialogo le più ampie
possibili». Quali? Mistero fitto. Ma è inutile soffermarci troppo su quel che
dice Renzi.

Parole
più comprensibili invece da parte del ministro della Difesa Roberta Pinotti:
«ritengo che sia incredibile e insensato immaginare che non si faccia tutti
assieme una coalizione per combattere il terrorismo fondamentalista». Lo ha
dichiarato in un”intervista a Radio24 in cui si è fatto ampio riferimento alla
collaborazione USA-Russia in Siria. Roberta Pinotti arriva a pronunciare una
frase che per troppi mesi i ministri dei Paesi NATO non osavano pronunciare:
«senza dialogo con la Russia le crisi principali non si risolvono».  Pinotti ha ricordato che in Siria «c”è stato
uno stallo per quattro anni e mezzo che è costato 200.000 vittime. Mi pare che
oggi ci sia una maggiore comprensione del fatto che Assad non possa essere il
futuro del Paese, ma in ogni caso bisogna partire dalla situazione attuale». Se
non si ha idea della transizione politica, afferma ancora Pinotti, «di che cosa
succede dopo, bombardare in sé e per sé non serve a niente. Sono per primi i
militari a dire che l”uso della forza è inutile se non hai un prima, un dopo e
un perché». Quasi quindici anni di guerre occidentali condotte senza questo
tipo di coerenza fra mezzi e obiettivi politici – dall”Afghanistan, al Vicino
Oriente, al Nord Africa, fino all”Ucraina – sono state smascherate dalla scelta
russa, accompagnata da un”offensiva a tutto campo per una soluzione politica
delle crisi. I trucchi propagandistici, di fronte alla nuda verità dei fatti e
al cospetto dei propri risultati militari fallimentari, durano lo spazio di
qualche lancio di agenzia.

I
portavoce russi hanno perciò buon gioco a esortare gli Stati Uniti a «non
raccontare favole sui missili da crociera russi che sarebbero caduti, ma ci
spieghino piuttosto dei loro Suv», ovvero da dove vengano mai «quei Suv Toyota
ancora freschi di fabbrica sui quali scorrazzano i terroristi dell”Isis».
Secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova «fonti
anonime hanno commentato la caduta di missili da crociera sul suolo iraniano,
ma non si capacitano da dove la marmaglia dell”Isis abbia preso i Suv Toyota».
La Zakharova non ha risparmiato l”uso dell”ironia: «La questione non riguarda
solo i Suv: quello che sono e da dove vengono lo si sa benissimo. Di sicuro non
è l”Isis a produrli».

I
funzionari Usa hanno reagito a un video di propaganda dell”Isis che mostrava
centinaia di Suv e pick up Toyota che sfilavano attraverso la Libia, la Siria e
l”Iraq, chiedendo risposte alla casa automobilistica giapponese. I funzionari
antiterrorismo presso il Dipartimento del Tesoro Usa stanno lavorando con il
gigante automobilistico giapponese per capire in che modo i terroristi siano
venuti in possesso di camion Toyota Hilux e Land Cruiser, di cui fanno così
tanto sfoggio nei loro video, secondo quanto riferito da ABC News. Pur
chiarendo di non essere a conoscenza di come ISIS abbia messo le mani sui
veicoli, la Toyota si dichiara impegnata a rispondere alla richiesta del Tesoro
statunitense. Non sia mai che un”autorità statunitense sanzioni un colosso
automobilistico della concorrenza, avranno pensato, con il ricordo fresco della
Volkswagen. La guerra prende strade e bersagli inattesi, a volte.

Intanto
Mosca e Washington torneranno a discutere di sicurezza aerea in Siria, dopo che
sabato scorso due velivoli russi e altrettanti americani sono entrati in
contatto visivo, a una distanza di sole 10-20 miglia. Stando a quanto riferito
dal colonnello Steve Warren, portavoce della coalizione internazionale a guida
USA contro l”ISIS, i velivoli si sono subito ritirati e non ci sono stati
incidenti.

«Anche
se continuiamo a non essere d”accordo sulla politica da seguire in Siria,
dovremmo almeno essere in grado di garantire la sicurezza dei nostri uomini»,
ha detto il capo del Pentagono Ash Carter, annunciando per un terzo round di
colloqui con la Russia. Quando dice «nostri uomini», Carter intende certo
riferirsi al personale militare regolare. Ma se osserviamo il disappunto
occidentale per la potenza dell”attuale intervento russo, e il contemporaneo
danno sopportato dalla manovalanza takfirista in fuga verso altri lidi,
l”espressione «nostri uomini» ha un”ombra ambigua.


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