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'Che cos''è stato il Rubygate'

E nel frattempo - con volti più presentabili - il potere economico italiano e straniero ha fatto tutto ciò che Berlusconi non aveva la forza di fare [A. Gilioli]

'Che cos''è stato il Rubygate'
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11 Marzo 2015 - 09.53


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di Alessandro Gilioli.

Sentivo questa mattina l”avvocato Franco Coppi spiegare che nel
Rubygate ha vinto la sua linea difensiva, fondata sulla tecnicalità e il
pragmatismo: non negare che ad Arcore si faceva in abbondanza sesso a
pagamento, ma argomentare che Berlusconi non era al corrente
della minore età di Ruby – per quanto riguarda il capo d”accusa di
prostituzione minorile; e sul fatto che la sua telefonata in Questura,
per quanto bugiarda (“è la nipote di Mubarak”), non rientrava nei parametri della concussione così come riformata dalla legge Severino nel 2012.

Quindi nessun reato: e se la magistratura in appello e Cassazione ha
deciso così, è così. Non sarebbe onesto né attaccarsi alla diversa
sentenza di primo grado né al fatto che, nel momento in cui Berlusconi
chiamava la questura, la norma era diversa e con quella sarebbe stato
condannato: in Italia, per fortuna, vale il principio della
retroattività a favore dell”imputato.

Contemporaneamente, la Cassazione ha smentito anche le balle diffuse
al tempo dall”allora Cavaliere e dai media a lui vicini, sia quelle
sulle «cene eleganti» (di sistema prostitutivo si trattava, è stato
sancito) sia quella a un certo punto votata dal Parlamento secondo la
quale l”allora era premier era davvero convinto che la ragazzina fosse
nipote di Mubarak. Insomma Berlusconi si faceva portare a domicilio
camionate di ragazze a pagamento e poi ha sparato una quantità senza
fine di consapevoli bugie, compresa quella rifilata alla questura, ma
queste due cose non costituiscono reato.

Per inciso, va notato che anche questa sentenza definitiva è già
stata distorta nel suo contrario dalla stampa berlusconiana: «Il bunga
bunga era una bufala», titola oggi il Giornale, mentre la Cassazione
(seguendo la tesi della difesa, cioè di Coppi) ha detto l”esatto
opposto, cioè che il bunga bunga c”era eccome, ma non oltrepassava il
codice penale.

Transeat, e comunque fine del Rubygate.

Che tuttavia ha costituito un prima e un dopo, in questo
Paese. Ha generato cioè – insieme a molte altre cose, per carità – il
discredito mondiale di cui si è circondato Berlusconi a partire dal
2010-2011, l”immagine da vecchio puttaniere malato di sesso (come diceva
la sua ex moglie) che passava i suoi giorni e le sue notti a occuparsi
di ragazze da portarsi a casa, mentre l”Europa e l”Italia venivano
investite dalla più grande crisi economica dal 1929, con tutti i rischi
di destabilizzazione politica conseguente.

Il 2011, in particolare, è stato l”anno chiave.

Mentre Berlusconi era alle prese con il bunga bunga – e ogni giorno i
quotidiani ne davano conto, intercettazioni comprese – in Italia il
vento stava totalmente cambiando e in un senso molto pericoloso per
l”establishment economico e politico locale ed europeo, che proprio su
Berlusconi aveva fatto conto da anni. Ad esempio, in tre delle
principali città in cui si è votato quell”anno (Milano, Napoli,
Cagliari) hanno vinto sindaci di area radicale, non solo avversari di
Berlusconi ma anche estranei all”opposizione tiepida, rassicurante e
centrista congiuntamente proposta da Bersani e Casini. Nello stesso
anno, i referendum sul legittimo impedimento, il nucleare e l”acqua
pubblica raggiungevano un risultato oltre ogni aspettativa e
rappresentavano una richiesta di cambiamento altrettanto radicale, molto
oltre quella della segreteria Pd. Ancora, nel 2011, i sondaggi davano
come politico più popolare in Italia il governatore della Puglia Nichi
Vendola, che non aveva ancora iniziato la sua parabola discendente.
Intanto, iniziava a crescere nei sondaggi il Movimento 5 Stelle.

Insomma, si prospettava non solo un”uscita dal berlusconismo, ma
soprattutto un”uscita radicale, di alternativa completa: ancora incerta
nei protagonisti e nelle forme partitiche, quindi imprevedibile e
pertanto ancora più pericolosa per l”establishment e gli azionisti della
continuità.

Sappiamo come è andata a finire: grazie a un concorso di eventi, di
decisioni e di responsabilità (non ultime, quelle di Napolitano), il
tutto è stato gradualmente ricondotto nell”alveo degli stessi poteri che
avevano appoggiato Berlusconi, per poi vergognarsene e disarcionarlo.
Non è stato facilissimo: prima c”è voluto Monti e poi si è tentato con
Letta, ma infine hanno fatto bingo con Renzi. Che è «una perfetta
creazione mediatica del regime, maniche di camicie e linguaggio
internettiano per nascondere il fatto che fa le politiche di sempre,
quelle della Troika e delle élite economiche», come mi ha detto l”altro
giorno di lui una politologa, docente universitaria e intellettuale di
Podemos, Carolina Bescansa.

Questo passaggio è stato, con lo sguardo lungo di poi, il Rubygate.

Non credo che abbiamo fatto male a indignarcene e a chiederne le
dimissioni, anzi: che quell”uomo faccia schifo per comportamenti e balle
mi sembra storicamente fuori discussione; né sono pentito per aver
festeggiato, la sera delle sue dimissioni, insieme ad altre migliaia di
persone sotto le finestre del Quirinale.

Che la situazione sia migliore, dopo tre anni nei quali – con volti
molto più presentabili – il potere economico italiano e straniero ha
fatto tutto ciò che Berlusconi non aveva la forza di fare, beh, è
davvero un altro discorso.

Fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/03/11/che-cose-stato-il-rubygate/.

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