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La sinistra-sinistra alle elezioni, tra sparizioni ed eccezioni

La Sinistra-Sinistra, che di sinistra–sinistra ha solo il nome, è scomparsa. Praticamente ovunque. Numeri impietosi. Va distinto però il caso toscano [Mirko Benelli]

La sinistra-sinistra alle elezioni, tra sparizioni ed eccezioni

Redazione

4 Giugno 2015 - 21.59


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di
Mirko Benelli
.

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Viviamo nel caos assoluto, noi donne e
uomini con idealità “mancine”.

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Viviamo nell’assenza di prospettive , nella
moltitudine di prospettive.

Dopo la tornata elettorale di Domenica 31
Maggio tutto è cambiato e niente si è modificato.

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La Sinistra-Sinistra,
che di sinistra–sinistra ha di fatto solo il nome, è scomparsa. Praticamente ovunque.

Veneto 0,90%, Umbria 1,56%, Campania 2,19%,
Puglia 1%, Marche 3,96%. Sono numeri impietosi.

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Ho volontariamente omesso Liguria e Toscana,
perché le due Regioni richiedono un ragionamento più approfondito.

Dopo le elezioni europee dello scorso anno,
in Liguria i Comitati territoriali
dell’AET avevano dato vita ad un percorso di elaborazione e strutturazione sul
territorio quanto più possibile fedele al documento fondativo della lista L’Altra
Europa. Oltre i Partiti, osando più democrazia, partendo dai territori, contro
le incoerenze delle pratiche di certa sinistra cosi detta estrema, che di
estremo negli ultimi 20 anni ha avuto soltanto i risultati elettorali:
estremamente deludenti. 

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Questo lavoro aveva portato i militanti di
quella Regione a trovare un accordo per le regionali, sia sul nome del
candidato presidente, sia sui contenuti della lista che sui modelli
organizzativi. Tutto questo è stato spazzato via in 48 ore da Cofferati,
Pastorino, Civati e i perenni segretari dei partitini, nella fattispecie SEL e
PRC. Il candidato è quindi stato deciso dalle segreterie. Ancora una volta il verticismo ha prevalso. Pastorino candidato, si, quello del SI ai
decreti di Poletti sul Jobs Act, quello del SI al rifinanziamento delle
missioni militari, quello del SI alla Linea TAV , quello del SI alle decine di
fiducie al Governo Renzi. Perchè Pastorino? Forse per difendere il territorio
ligure dallo scempio di decenni di sfruttamento senza criterio? Forse per
attuare una politica di salvaguardia dei beni comuni? NO. Si sceglie Pastorino
perché in questo modo la minoranza PD può dare un segnale al grande capo,
magari ottenendo qualcosina per sé, in barba alla Liguria e a tutti quelli che
mordono la sabbia per la crisi sistemica e non ottengono proprio nulla.

I dati, in Liguria, quindi, sono due. La
vera sinistra-sinistra, forse unico caso in Italia, ritrovatasi senza compagni,
senza forza, senza risorse e con un lavoro da ricomporre, ottiene lo 0,73%

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Rete a Sinistra,che altro non è che la
sommatoria, stile arcobaleno, di SEL e PRC in 
appoggio a Pastorino, ottiene il 4,09% e Pastorino il 9% come candidato.
E questo accade ovviamente grazie ai voti della CGIL e della parte dei
dissidenti del PD che sempre nel PD sono, e sui quali non è possibile fare
nessun affidamento, se soltanto si pensa che sono gli stessi che hanno
appoggiato la macelleria del Governo Monti, legge Fornero inclusa, senza nessun
autentico ripensamento.

In Toscana
il discorso è ancora più complesso, se possibile. Il risultato del 6,28% (stessa
percentuale per lista e candidato) dipende in larga parte da due fattori: il
primo è lo spessore di Tommaso Fattori,
il secondo l’aver cercato – riuscendoci a volte, altre no – di nascondere la
predominanza dei soggetti politici collettivi della sinistra. Dove questo
nascondersi non è riuscito i risultati sono stati peggiori e maggiore l’astensione.
Dove i candidati indipendenti  sono riusciti a fare una buona campagna,
nonostante le difficoltà economiche e di struttura organizzativa, i risultati
sono stati sorprendenti. Perché se è vero che la lista era unitaria, è
altrettanto vero che si è scatenato un far west interno, una lotta fratricida
alla ricerca della preferenza in più, con diffusi autoproclami e
autopromozione. I Partiti hanno sostenuto i loro candidati, di fatto, e non mi
stupirebbe se ci fossero state segnalazioni alle strutture regionali, per
richiamare i disubbidienti all’ordine. Ma il pensiero e il futuro sono come
l’acqua, non li puoi bloccare, non li puoi recintare.

L’esempio che conosco meglio è Prato, dove
risiedo. Personalmente ho sostenuto due candidati  indipendenti , Elisa Valdambrini, risultata in assoluto la più votata e Luca Bravi, piazzatosi secondo.
Partivamo da un dato del 3% circa delle scorse europee, abbiamo ottenuto il 5,9%
(non a caso 0,5% in meno del candidato presidente, evidente segnale che la
fiducia nella lista, rappresentata dai candidati pratesi, era minore rispetto a
quella verso Fattori). La scelta dei candidati, formalmente basata su
competenze e territorialità, è stata in realtà una battaglia per inserire
bandierine dei vari soggetti politici collettivi, quindi si è portata dietro le
conseguenze che mi aspettavo; il comune di provenienza del candidato ex
segretario di PRC è stato quello con la minor affluenza ed uno dei peggiori
risultati.

Quando l’elettore percepisce la vecchia
politica, la rifugge.

Da qui dovremmo ripartire. Da quello che
serve e da quello che non serve più.

Non servono più i vecchi partiti
novecenteschi, con le loro deleghe in bianco e i loro verticismi.

Non servono più i candidati dei partiti,
capaci soltanto, quando va bene, di mantenere il proprio minuscolo elettorato
di nicchia.

Non servono le incongruenze o le
incoerenze, come quelle di una iniziativa come Left Lab che a Prato sostiene candidati laici per una voglia di
rinnovamento mentre a Genova sostiene un candidato della lista Pastorino.

Serve essere puri, sì, in un mondo politico
fatto di corruzione, spallate, gare al ribasso, chiacchiericci, starlette e
vecchi apparati di potere.

Servono buone pratiche senza cedimenti
verso il sistema di potere che ti sorride sornione, per poi trascinarti nel
calderone qualunquista ove cuociono i resti della Democrazia italiana.
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