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'La politica è l''arte del possibile, non dell''utopia'

Il M5S e le alleanze possibili. Intervista a Ferdinando Imposimato di Luca De Carolis.

'La politica è l''arte del possibile, non dell''utopia'
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10 Giugno 2015 - 07.16


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(a cura) di Luca De Carolis

“La politica è l’arte del possibile, non dell’utopia. E allora a Venezia i Cinquestelle devono sostenere Felice Casson. È tempo che scongelino i propri voti, cominciando a stringere intese”. L’ex magistrato Ferdinando Imposimato, 79 anni, è molto popolare tra eletti e iscritti del M5S. Tanto che il Movimento l’ha presentato come proprio candidato per il Quirinale, votandolo in tutti i quattro scrutini che a gennaio hanno eletto al Colle Sergio Mattarella. Su Twitter e Facebook, Imposimato ha lanciato numerosi appelli pro Casson: “Amici M5S, non consegnamo Venezia a Matteo Salvini”. E sul web si è scatenato il dibattito.

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Lei ha violato un tabù: il Movimento continua a negare alleanze e sostegno esterno, a chiunque.

Io ho semplicemente verificato che Casson ha fatto tutte le battaglie che ho fatto io: da quelle contro la legge elettorale e la riforma del Senato, fino all’impegno per una vera legge anti-corruzione e per la difesa della scuola pubblica. È una persona che mi dà il massimo affidamento.

Casson l’ha ringraziata pubblicamente. Il suo appoggio può pesare.

Lo conosco bene, abbiamo lavorato assieme. E poi potrebbe dare una mano al M5S in Veneto contro il malaffare e per la tutela dell’ambiente.

Ma la base come ha commentato il suo appello?

La gente è d’accordo, lo so perché sono sempre in giro e parlo con le persone. Devo confessare che mi sono pentito di non aver manifestato il mio appoggio a Luca Pastorino (il candidato in Liguria di Civati e della sinistra, ndr). Se il M5S e la sinistra si fossero alleati, la Regione non sarebbe mai finita nelle mani di Giovanni Toti.

Insomma, a suo avviso il M5S deve aprire ad eventuali alleanze.

Certamente, lo pensano anche i cittadini. Non si può più aspettare un’impossibile vittoria con il 51 per cento. Il Movimento deve usare i suoi voti, altrimenti rischia la paralisi. Ha certamente ottenuto risultati con la sua opposizione, ma bisogna fare di più.

Con chi vorrebbe dialogare?

Certamente non con Renzi, perché lo dividono troppe cose dal Movimento. Il premier non fa seriamente la lotta alla corruzione, e le sue riforme sono devastanti.

E allora con chi si può cercare intese?

Con i veri dissidenti del Pd, come Stefano Fassina e Roberto Speranza, che si stanno battendo contro la riforma della scuola. È necessario stringere un’alleanza strategica con loro.

Che ne pensa di Maurizio Landini?

Il suo progetto mi pare ancora nebuloso, non ho ancora capito bene i suoi obiettivi. E poi io sono molto critico con i sindacati. Certo, se Landini vuole davvero spendersi per aiutare il Movimento sul reddito di cittadinanza, si può lavorare assieme.

Servono voti in Parlamento per approvarlo.

Non a caso, Luigi Di Maio ha detto che sono pronti ad accettare tutte le alleanze con chi sostiene il reddito sociale. Qualcosa sta cambiando, per fortuna.

Infuria di nuovo Mafia Capitale. Lei ritiene che il Comune di Roma vada sciolto?

Ignazio Marino dovrebbe dimettersi, alcuni appalti contestati sono stati aggiudicati durante il suo mandato.

Nelle intercettazioni però i protagonisti della cricca romana lo dipingono come un nemico.

Io parlo di responsabilità politica. Marino, come dicevano gli antichi romani, è reo di culpa in vigilando (omessocontrollo, ndr). Sono errori politici, non giudiziari, sia chiaro. D’altronde lo stesso assessore alla Legalità Alfonso Sabella, che stimo, ha ammesso che di fronte a un altro indagato sarebbe pronto a dimettersi. Io però penso che non si debba più aspettare: ormai tutta l’amministrazione comunale è contaminata da questo scandalo. Come si può recuperare la credibilità necessaria per governare?

(9 giugno 2015)

Questo articolo è stato pubblicato su [url”Il Fatto Quotidiano”]www.ilfattoquotidiano.it[/url] del 9 giugno 2015.

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