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Quali strumenti intende mettere in campo Iglesias per sottrarsi a un destino analogo a quello del primo ministro greco? [Alberto Melotto]

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22 Luglio 2015 - 07.50


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di Alberto Melotto

Nell’antica Roma aveva talvolta luogo, nei circhi e negli stadi, un ameno spettacolo chiamato tauromachìa, che consisteva in uno scontro impari, uomini costretti a battersi contro dei tori, armati soltanto di una semplice spada e di un rozzo scudo.

L’opinione pubblica europea è ancora scossa dal drammatico esito delle trattative fra il primo ministro greco Alexis Tsipras e l’Unione Europea. A proposito, Europa non è vocabolo di origine greca? Sì, come lo è la parola democrazia. All’epoca di Pericle non esisteva il concetto di copyright, altrimenti il popolo greco non si troverebbe in una sì grave situazione.

Nella lista delle istituzioni europee una delle prossime vittime, già inquadrata nel mirino, è la Spagna. Pablo Iglesias, segretario generale del partito politico Podemos, ha inteso fornire la sua opinione sui recenti accadimenti e sui possibili scenari futuri, in un lungo articolo apparso su Le Monde Diplomatique e su New Left Review.

Iglesias si è dimostrato dirigente politico di indubbio livello, capace di portare, in pochi anni, il suo partito a raggiungere significativi risultati, come la vittoria nelle recenti elezioni amministrative a Madrid e Barcellona. Insegnante universitario a Scienze Politiche, Iglesias è un avido lettore dell’opera omnia di Antonio Gramsci, nel suo pubblico ragionare ricorrono spesso i concetti di “sentire comune” e di “egemonia culturale”.

Egli è consapevole della necessità di utilizzare un linguaggio nuovo, più semplice e accessibile, per attrarre nella propria orbita una larga parte della popolazione che non ha mai sentito nominare espressioni come “fronte popolare” o “presa del palazzo d’inverno”. In questo senso il suo discorso anti-casta è assai sagace, perché riesce a far presa con facilità su una popolazione disgustata dai numerosi scandali che hanno colpito il Partito Popolare e il Partito Socialista, ma risponde comunque ad un’esigenza di lotta dal basso, della gente comune contro i detentori delle leve del potere economico-finanziario.

Finora Iglesias ha, insomma, bruciato le tappe, ridotto i tempi dell’ascesa al potere, più di quanto abbia fatto lo stesso Tsipras, che impiegò una quindicina d’anni per vedersi consegnare il fardello del governo del popolo greco. Certo, la sua vittoria alle prossime elezioni politiche, previste per il tardo autunno, non è scontata, il sistema si è inventato una sorta di clone dello stesso Podemos, chiamato Ciudadanos, che sottrae consensi e genera confusione nell’elettorato.

Quali strumenti intende mettere in campo Iglesias per sottrarsi a un destino analogo a quello del primo ministro greco? Nell’articolo su Le Monde Diplomatique, egli ragiona basandosi su un parametro di sicuro affidamento, ovvero il diverso peso specifico del suo paese rispetto alla Grecia. Vale la pena di citare per esteso:

“ …la Spagna rappresenta il 10,6% del prodotto interno lordo (Pil) della zona euro del 2013, contro l’1,9% per la Grecia. Dunque, inizieremmo un braccio di ferro con la certezza di disporre di un margine di manovra più rilevante. Ovviamente affronteremmo anche la questione di una riforma dei trattati in materia di bilancio, per aumentare le spese per investimenti pubblici e sviluppare le politiche sociali, soprattutto in tema di pensioni, ma anche per mettere fine alla contrazione dei salari che erode i consumi. Una volta avviate le riforme, e solo allora, potremmo porre la questione del debito a livello europeo, nel quadro di una ristrutturazione che miri a collegare i rimborsi alla crescita economica, per esempio. Solo una strategia a livello europeo- che allo stato attuale non esiste – permetterebbe di immaginare un altro paradigma rispetto a quello delle politiche d’austerità”.

Avendo visto come le istituzioni europee abbiano, di fatto, rovesciato, con un gesto di cieca e ottusa violenza, il tavolo delle trattative con la Grecia, annullato tutti gli atti di buon governo che Syriza aveva approvato, e imposto un regime di rinnovata, soffocante austerità, ci permettiamo di dubitare che un futuro governo targato Podemos possa riuscire nell’impresa di ricreare uno spazio di equità sociale all’interno di questo angusto nuovo mondo, dove le uniche categorie esistenti sono quelle dei Padroni che abbaiano ordini con accenti gutturali, e dei Servi che chinano il capo e obbediscono. Lo stesso Iglesias riconosce che Tsipras ha saputo gettare una luce di verità nell’opaco panorama odierno, svelando le stridenti contraddizioni di questo ordine:

“Dal nostro punto di vista, Tsipras si è dimostrato molto abile. E ’arrivato a dare corpo al’immagine di una Germania isolata, i cui interessi non coincidono necessariamente con quelli del resto dell’Europa, anche in termini di politica estera”.

Tutto vero, sacrosanto. In un diverso paradigma, almeno in parte autenticamente democratico, un’abile dirigente politico potrebbe, con un lungo e sapiente lavorio ai fianchi, insinuarsi in queste e altre fessure per mettere in crisi l’intera macchina e portare a casa per il proprio popolo un risultato cospicuo. La sensazione, anzi, la certezza, è che ormai i funzionari che sovraintendono allo spettacolo della politica europea si siano stancati della versione soft del dominio autoritario, e che intendano, per così dire, andar per le spicce. Nel contesto europeo, lo avverte lo stesso Iglesias, ogni umana pietà fra stati è morta: Italia e Francia, non hanno fatto nulla per venire in aiuto alla Grecia, e anche il taumaturgico soccorso dei colossi Russia e Cina si è rivelato essere una chimera, come rivelato in una conferenza stampa da un esausto Tsipras. Evidentemente, alla Russia di Putin non conviene andare ad un braccio di ferro con la comunità occidentale, non in un momento che vede la questione ucraina tutt’altro che pacificata e risolta.

Detto che le accuse di tradimento rivolte ad Alexis Tsipras sono davvero ingenerose, e del tutto infondate, tipiche peraltro di quest’epoca dove i “leoni da tastiera” si permettono giudizi lapidari nell’arena cacofonica dei social network invece di cimentarsi nella complessità del mondo reale, quello che forse sarebbe necessario è una nuova forma mentis, non più ossequiosa alla sacralità dell’economia.

Come dice Serge Latouche, occorre gettare giù dall’altare i sacerdoti del pensiero unico, sfuggire alla malìa, all’incantesimo che governa le nostre menti, prima ancora che i nostri corpi e i nostri possedimenti. Il piano B, insomma, deve diventare, almeno in modalità undercover, il piano A: uscire dall’euro, premunendosi con tutte le misure del caso: cominciando dalla ripubblicizzazione della propria banca nazionale.

Navigare in mare aperto, superare le colonne d’Ercole, e lasciarsi alla spalle i mostri gemelli Scilla e Cariddi, o Schauble e Merkel che dir si voglia.

(22 luglio 2015)

Photo : Pablo Iglesias, head of Podemos | © BERNARDO PÉREZ.

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