La guerra psicologica attraverso i Social Media

La credibilità dei social media in discussione: i governi accusano gli oppositori di fake news, ma la distorsione è non meno frequente da parte di chi detiene il potere, soprattutto mediatico.

Da un disegno di Pawel Kuczynski

Da un disegno di Pawel Kuczynski

Redazione 21 ottobre 2018clarissa.it

da clarissa.it.


 


La questione della credibilità del web ed in particolare dei cosiddetti social media è sempre più in discussione: i governi accusano sempre più spesso i propri oppositori di fare uso di notizie false (fake news), ma, come spesso clarissa.it ha ricordato, la distorsione della verità è non meno frequente da parte di chi detiene il potere, soprattutto mediatico.


 


Manipolare le menti


Se ci fosse stato ancora bisogno di conferme, ecco il brillante studio del Computational Propaganda Research Project dell’autorevole Internet Institute dell’università britannica di Oxford. Intitolato Challenging Truth and Trust: A Global Inventory of Organized Social Media Manipulation, lo studio, a cura di Samantha Bradshaw e Philip N. Howard, prende in esame ben 48 Paesi, fra i quali, oltre grandi potenze come Usa e Russia, anche l’Italia.
La ricerca stima che “governi e partiti abbiano speso dal 2010 oltre mezzo miliardo di dollari nella ricerca e sviluppo di operazioni psicologiche e di manipolazione della pubblica opinione attraverso i social media”. In particolare, queste operazioni di intossicazione mediatica avvengono in occasione di “elezioni, crisi militari e crisi umanitarie complesse”.
È particolarmente interessante il fatto che lo studio debba ricorrere ad una terminologia di natura militare quando entra nei dettagli delle tecniche impiegate per queste operazioni di manipolazione della pubblica opinione: per esempio, si parla di cyber-troops per indicare gli operatori che hanno il compito di condurre queste campagne di propaganda on-line, utilizzando la propaganda via computer (computational propaganda appunto), vale a dire “l’uso di sistemi automatizzati, algoritmi e analisi dei big-data” per influire sulla vita dei cittadini. Nell’articolato schieramento di queste forze, i social media stanno diventando una vera e propria punta di lancia in quanto “sono particolarmente efficaci nel raggiungere grandi masse di pubblico, e, al tempo stesso, di personalizzare i messaggi per colpire in modo mirato specifici gruppi di individui”.
Gli effetti sul corretto funzionamento dei sistemi democratici sono, a quanto pare, devastanti. Lo studio afferma infatti che “nelle democrazie emergenti come in quelle occidentali, sofisticate analisi e manipolazioni politiche di grandi masse di dati vengono utilizzate per intossicare il mondo dell’informazione, promuovere scetticismo e sfiducia, polarizzare l’elettorato e distorcere l’integrità dei processi democratici”.


 


Guerra dell’informazione e democrazia


Lo studio scende in dettagli tecnici estremamente interessanti, esaminando le varie tecnologie e strategie di manipolazione ed intossicazione (chat, account automatizzati, sistemi di commento automatizzati, inserimento di codice per simulare comportamenti umani). Tutto questo attraverso veri e propri apparati che “richiedono staff composti da un elevato numero di collaboratori ed un’ampia disponibilità di risorse economiche” per quella che viene definita, rispolverando le terminologie delle ultime guerre (prima, seconda mondiali, guerra fredda), la “guerra dell’informazione” (information warfare).
Lo studio, che alleghiamo qui, è corredato da un’appendice che prende in esame i singoli Paesi, nella quale si possono trovare importanti indicazioni su come per esempio il governo statunitense operi nei Paesi europei sul piano appunto della guerra dell’informazione, a sostegno delle proprie operazioni militari nell’area africana e mediorientale, solo per fare un esempio.
Chi abbia ricordo della bodyguard of lies (una cortina di bugie) che Churchill si vantava di avere steso intorno alle operazioni alleate durante la seconda guerra mondiale ed alle correlate tecniche della deception che tanto hanno contribuito alla vittoria alleata nella seconda guerra mondiale e nella guerra fredda, troverà assai familiari le analisi di questo studio, oggi semplicemente aggiornate alla tecnologia di Internet che, non lo dimentichiamo, è anch’essa il frutto delle ricerche condotte da un’agenzia di ricerca militare Usa (Arpa) in piena guerra fredda.


 


La storia, quindi, continua…


 


Challenging Truth and Trust: A Global Inventory of Organized Social Media Manipulation


 


Fonte: https://clarissa.it/wp/2018/10/20/la-guerra-psicologica-attraverso-i-social-media/