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USA: la rivolta dei generali. Nascosta, ma continua.

Seymour Hersh, uno dei massimi giornalisti statunitensi, rivela stupefacenti dettagli di una incredibile resistenza e disobbedienza dei militari Usa.

USA: la rivolta dei generali. Nascosta, ma continua.
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23 Dicembre 2015 - 12.51


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di Maurizio Blondet

“L’ostinata insistenza di Barack Obama che Bashar al-Assad va
rovesciato, e che in Siria ci sono ribelli ‘moderati’ ha provocato il
silenzioso dissenso, ed anche aperta opposizione, fra alcuni dei più
alti generali dello Stato Maggiore Congiunto del Pentagono”: con questo
incipit, Seymour Hersh, uno dei massimi giornalisti statunitensi, rivela
stupefacenti dettagli di una incredibile resistenza e disobbedienza dei
militari Usa. In breve, un gruppo di gallonati, fra cui il generale
Martin Dempsey allora capo degli Stati Maggiori (JCS), e il capo della
DIA (spionaggio militare), generale Michel Flynn, hanno impedito o
ritardato la caduta del regime di Assad…fornendo informazioni di intelligence ai militari siriani.
Ma attenzione, non direttamente: hanno mandato “informazione tattica e
consulenza operativa” contro i terroristi islamici ai servizi militari
di Germania, Israele (sic) e Russia sapendo che, avendo questi dei
contatti informali con Assad e i suoi alti gradi, glieli avrebbero
passati.

http://www.lrb.co.uk/v38/n01/seymour-m-hersh/military-to-military

Se la cosa vi sembra troppo contorta, idiota e incredibile, si sappia
che Hersh è uno che non da oggi ha fonti altissime nel settore militare
Usa che è stato ostile alla presa di potere neocon, ed ha già prodotto
importanti articoli sui retroscena indicibili delle guerre americane,
dalle atrocità nel carcere di Abu Ghraib alla prova che non fu Assad a
lanciare i gas sarin “contro il suo stesso popolo” nel 2013. E l’indizio
che le verità che dice sono scomode, è che non vengono accolte dai
grandi media americani; uno dei più celebri giornalisti del nostro
tempo, oggi 78 enne, è stato persino congedato dal New Yorker (un mensile), ed ora deve scrivere le sue esplosive rivelazioni sul britannico London Review of Books.

En passant, la lunghissima ultima inchiesta di Hersh rivela
che la Cia ha continuato ad armare i terroristi anti-Assad, senza
distinzione fra moderati ed estremisti, con navi  piene di armi prese
dagli arsenali del rovesciato Gheddafi in Libia “via Turchia”.
“L’operazione è stata condotta dal 2011 da un annesso clandestino della
Cia a Bengasi, col tacito assenso del Dipartimento di Stato [allora diretto da Hillary Clinton, ndr.]…Christopher
Stevens, l’ambasciatore Usa che è stato ucciso durante l’attacco che ha
incendiato l’ambasciata, ebbe un incontro l’11 settembre del 2012, poco
prima di morire, con un dirigente della compagnia di navigazione di
Tripoli Al-Marfa Shipping and Maritime Services, che come
sapeva il Capo degli Stati Maggiori, gestiva   la spedizione di
armamenti”. Comprate a caro prezzo a fondamentalisti e tagliagole
libici. E’ sempre più probabile che l’attacco in cui fu ucciso (e
stuprato da morto) l’ambasciatore sia stato  l’esito di un litigio sui
prezzi. Fra gangsters.

Era dal 2006, dunque dalla Amministrazione Bush, che l’ambasciata Usa
fianziava l’opposizione in Siria (nel 2006 con 5 milioni di dollari);
Obama ha continuato la stessa politica, nonostante i consigli contrari e
sempre più urgenti dei militari: la caduta di Assad provocherà solo il
caos, come in Libia.   Ma “gli Stati Maggiori” giunsero alla conclusione
che “era impossibile per loro controbattere direttamente” l’ostinazione
di Obama, che (si lascia intendere) ha sempre sostenuto i sauditi e i
Fratelli Musulmani, ciecamente, rigettando i rapporti militari che (tra
l’altro) sottolineavano che la Turchia conduceva un suo doppio gioco.

Il Pentagono inganna la Cia

“Non c’era modo di bloccare le spedizioni di armi, essendo esse
autorizzate dal presidente” – prosegue Hersh,citando un “consigliere
degli Stati Maggiori Riuniti” ( JCS) che è la sua anonima fonte (ed è
chiaramente uno dei generali della fronda), allora “La Cia fu avvicinata
da un rappresentante dello Stato Maggiore  che suggerì: ci sono
disponibili armamenti molto meno costosi negli arsenali turchi, che
possono arrivare ai ribelli in Siria nello spazio di giorni e senza
richiedere una spedizione navale”. La Cia accettò il suggerimento. Ma la
gola profonda del JCS dice: “Noi abbiamo lavorato con turchi che
sapevamo per certo non essere lealisti   pro-Erdogan, e da loro abbiamo
ottenuto che mandassero ai jihadisti in Siria le armi più obsolete
dell’arsenale, fra cui carabine M1 mai viste in giro dai tempi della
guerra di Corea”. Poco dopo, Assad capì il messaggio: c’erano in Usa
amici che “hanno il potere di sminuire la direttiva presidenziale nella
sua realizzazione”. Dai quali, quindi, poteva accettare le “indirette
relazioni di intelligence” e consigli operativi.

Un’amicizia di lunga data. Un alto esponente della “Intelligence
community”americana dice ad Hersh: “Dall’11 Settembre, Bashar ci è stato
estremamente utile: nel 2002 ha autorizzato lo spionaggio siriano a
passarci centinaia di dossiers sulle attività della Fratellanza
Musulmana in Siria e Germania. Nello stesso anno, ci ha aiutato a
sventare un attentato di Al Qaeda contro il quartier generale della 5ta
Flotta in Bahrein, anzi Assad “accettò di dare alla Cia il nome di un
informatore vitale interno ad Al Qaeda. In violazione dell’accordo, la
Cia ha contattato l’informatore direttamente; costui ha rigettato
l’approccio, e troncò i rapporti con i suoi gestori siriani”.

Una serie di servizi preziosi per i militari Usa, che la Casa Bianca
ha ripagato come si sa: “Assd must go”, ed armi ai tagliagole.
Prospettiva che oltretutto farebbe mancare ai congiurati del Pentagono
una fonte essenziale di informazioni, che certo non sarebbe sostituita
con l’instaurazione del Califfato. Stesso discorso per la Russia di
Putin: amicizia e stima per l’uomo del Cremlino che ha le stesse loro
preoccupazioni sul pericolo islamista, non condivise dal presidente.
Come ha detto il generale Flynn nella recente intervista allo Spiegel (dove ha accusato Obama di volere deliberatamente la
presa del potere del Califfato in Siria): “Dobbiamo lavorare in modo
costruttivo con la Russia…non puoi dire che la Russia è cattiva, che
deve andarsene dalla Siria; non succederà. Siamo realistici”. Per la sua
posizione, Flynn “è incorso nella furia dell’Amministrazione” che lo 
ha licenziato. Quanto al generale Dempsey – che Hersh descrive
“esterrefatto dal continuo appoggio che Obama ha dato a Erdogan” – è
stato sostituito de un generale Joseph Dunford, che davanti alla
Commissione senatoriale competente, prima di assumere la carica: “Se
volete che indichi una nazione che rappresenta un pericolo esistenziale
per gli Stati Uniti, devo indicare la Russia”.

La fronda è utile

Insomma, si deduce, la strana “fronda militare” contro Obama e a
favore di Assad (e di Putin) pare sconfitta – e forse è questo il motivo
per cui ha passato ad Hersh le esplosive rivelazioni. Resta la domanda
su questa alta crema militare Usa, perfettamente cosciente che la
politica di “guerra a terrorismo globale” è rovinosa politicamente,
militarmente e moralmente, a cui sono costretti dal governo Usa, non
sappia o non possa ribellarsi apertamente. Già all’indomani dell’11
Settembre – che è stato il colpo di Stato con cui i neocon hanno
lanciato la Superpotenza nelle guerre per destabilizzare i nemici di
Sion- non pochi a Washington hanno sperato in un “golpe democratico” da
parte dei generali, i soli a poterlo attuare. Invece fanno la fronda.

Difficile giudicarli. Forse è meglio ricordare le volte in cui la
fronda dei generali ha scongiurato il peggio. Già molte volte.
Nell’aprile 2006, quando “Bush e Cheney avevano deciso seriamente di
bombardare la centrale iraniana di Natanz con l’atomica”, e il  capo
degli Stati Maggiori di allora, il generale dei Marines Peter Pace, si
oppose apertamente e  con tanta forza, da ottenere che “l’opzione
nucleare” fosse cancellata.

Non per molto. Il 29 agosto 2007, un bombardiere strategico B-52
decollò dalla base di Minot (Nord Dakota) e fece scalo dopo ore di volo a
Barksdale, in Louisiana, per rifornirsi di carburante. Allora il
personale si accorse che sotto le sua vaste ali, il Boeing aveva sei
missili da crociera AGM-129 armati con altrettante testate atomiche
W80-1, già attivate. Furono gli ufficiai della US Air Force di stanza a
Barksdale ad impedire che l’aereo con le bombe ripartisse per la sua
ignota destinazione, riuscendo a capire che il carico ed armamento di
tali testate era avvenuto “scavalcando” completamente non solo le norme
di sicurezza complesse e strettissime, ma la catena di comando – modo
discreto di dire che l’ordine era venuto da Dick Cheney, il
vicepresidente. Lo scandalo fu soffocato. Ci furono morti sospette fra
i militari che avevano sventato il volo della morte.

http://www.globalresearch.ca/missing-nukes-treason-of-the-highest-order/7158

Nell’autunno dello stesso 2007 l’ammiraglio William Fallon, allora
comandante del CENTCOM, si oppose ad un ennesimo tentativo di aggredire
l’Iran che stava architettando il generale Petraeus, allora suo
sottoposto, e che apostrofò come segue: “Sei un leccaculo, un vile, il
tipo di persona che detesto”.

http://www.antiwar.com/porter/?articleid=11606

Solo la storia ci dirà se questi gallonati, che invece di ribellarsi
resistono occultamente e sotterraneamente ai loro capi civili,  sono
degli arrivisti preoccupati della carriera o invece sono degli eroi che
hanno adottato il solo metodo praticabile per attenuare la follia della
Superpotenza-Mostro.

Solo la storia ce lo dirà, se ci sarà ancora una storia.

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Fonte: http://www.maurizioblondet.it/usa-la-rivolta-dei-generali-nascosta-ma-continua/

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