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007 italiani hanno addestrato militanti sunniti poi passati con ISIS

In due campi di Giordania e Turchia uno staff di dodici agenti ha partecipato alla formazione dei ribelli anti-Assad. Che poi sono andati con lo Stato Islamico.

007 italiani hanno addestrato militanti sunniti poi passati con ISIS

Redazione

20 Ottobre 2014 - 15.09


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da Globalist.

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Recentemente
il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha affermato pubblicamente che
il nuovo pericolo denominato Emirato
Islamico
, ossia l”ISIS (o Daesh, ndr) è anche figlio di una serie di sottovalutazioni fatte
dall”intelligence Usa e, più in generale, di tutto lo staff della Casa Bianca
incaricato di occuparsi del comparto difesa e sicurezza.

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Da
parte sua Hillary Clinton, dopo aver rimproverato Obama sostenendo che ISIS si
è rinforzato perché non è stata sostenuta e armata abbastanza l”ala moderata e
laica dei ribelli anti-Assad, ha detto che l”Esercito Islamico è ormai pronto
non solo a combattere in Siria o Iraq, ma a colpire in Europa e negli Stati
Uniti.

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In
America almeno se ne parla. In Italia molto meno, Anzi non se ne parla affatto.
Perché forse, almeno per la parte grande o piccola che compete ai governi che
si sono succeduti negli ultimi anni e all”intelligence di Roma, errori e
sottovalutazioni sono state fatte, ma sono state altrettanto abilmente
mascherate e sottratte al dibattito pubblico e parlamentare.

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Meglio
entrare nel dettaglio: seguendo passivamente la linea degli Stati Uniti di fomentare le formazioni sunnite,
soprattutto in chiave anti-Assad,
gli 007 italiani hanno finito, nel
corso dell”ultimo anno e mezzo, per addestrare
miliziani islamisti sunniti
che, nei mesi successivi, sono passati armi e bagagli con lo Stato
Islamico
o ne sono diventati fiancheggiatori e simpatizzanti.

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Per
entrare più nel dettaglio vanno raccontati alcuni particolari di questa
operazione segreta che va avanti da tempo: in due campi di addestramento – uno in Giordania e uno in Turchia
– sono stati inviati due team dell”AISE
(il servizio segreto estero) con l”incarico di dare sostegno alle formazioni
anti-Assad. Un incarico in qualche modo conseguente all”impegno preso sul
finire dal governo Monti quando – siamo nel febbraio del 2013 – l”allora
ministro degli Esteri, Giulio Terzi di
Santagata
sostenne che l”Italia avrebbe fornito “aiuti militari non
letali” al frammentato fronte dell”opposizione armata siriana. Traduzione:
assistenza tecnica, formazione, addestramento.

Da
allora – e, a quanto risulta, fino a tempi assai recenti – dodici agenti dei
nostri servizi italiani, sei in Turchia e sei in Giordania, hanno addestrato i
miliziani sunniti. Una turnazione ininiterrotta: 12 agenti per 30-40 giorni sul
campo che poi rientravano in Italia per essere sostituiti da un secondo staff
di egual numero.

Come
è noto, però, dal febbraio del 2013 ad oggi le cose non sono andate esattamente come promesso dalle teste pensanti
di Bruxelles e da qualche settore poco avveduto dell”intelligence
: lo Stato
Islamico è andato via via crescendo e ha incorporato nelle sue fila gran parte
delle formazioni sunnite. Tra questi non pochi erano passati per i campi di
addestramento dove avevano operato come istruttori e consiglieri gli agenti
segreti italiani e, a dire il vero, non solo italiani.

Come
dire: armare il sedicente amico, che poi
è destinato a diventare il nemico da combattere
.

Non
è la prima volta: quando l”Italia inviò in Cirenaica
le armi per sostenere la rivolta anti-Gheddafi, non aveva
immaginato (come avrebbe dovuto) che quelle armi sarebbero finite nelle mani delle milizie islamiste. Le
stesse che ancora oggi tengono sotto scatto Bengasi e tante altre città della
Libia “democratica”. Per non parlare dei poliziotti afghani
addestrati ed equipaggiati (in questo caso dagli americani) che poi finito il
corso e armati di zecca, invece di andare nei luoghi loro assegnati si
ricongiungevano ai talebani o ai gruppi loro alleati e, facendo tesoro
dell”esperienza fatta, diventavano i capi di formazioni armate
anti-Occidentali.

Nel
caso dell”Italia, che si è accodata agli Stati Uniti, l”errore è risultato
evidente: non aver previsto le capacità di crescita dell”Esercito Islamico e
aver sottovalutato il senso di frustrazione delle comunità sunnite, soprattutto
in Iraq, contro il governo a guida sciita. Proprio l”appoggio di quei gruppi –
chiamiamole pure tribù – è risultato decisivo per il salto di qualità di ISIS:
quanti sono passati per i campi turchi e giordani e sono stati addestrati dagli
007 italiani e di altri paesi occidentali? Tanti. Troppi. Vicenda imbarazzante, soprattutto ora che il Consiglio supremo di
Difesa sostiene che l”ISIS è un grande pericolo.

Del
resto, a quanto risulta, nei primi mesi del 2014 il capo dell”intelligence
curda (perché i curdi hanno un vero e proprio servizio di intelligence) aveva
trovato il modo di far recapitare all”intelligence italiana una lettera o,
quantomeno, un messaggio in cui si parlava di un certo Abu Bakr Al-Baghdadi che si stava rafforzando e che presto sarebbe
diventato un temibile pericolo per tutti. Nessuno sa quale sia stato l”esito
dell”allarme curdo. Ma nel frattempo ISIS è diventata ciò che è diventata, il
gioco delle tre carte di alcuni servizi segreti si è rivelato dannoso e siamo
in “guerra” contro un nemico che abbiamo contribuito a far crescere
quando si riteneva potesse tornare utile: così fu per Al Qa’ida, così per i
talebani che combattevano i sovietici, così per gli islamisti libici, così per
i sunniti poi passati con Isis. A dimostrazione che un conto è leggere
Machiavelli, un altro conto è essere sopraffatti da un machiavellismo
d”accatto.

Battista,
segretario commissione Difesa del Senato: il Parlamento discuta
.
Il senatore Lorenzo Battista, segretario della Commissione Difesa ed esponente
del Gruppo per le Autonomie, ha commentato il retroscena raccontato da Globalist
sull”addestramento di gruppi islamisti che poi sono diventati fiancheggiatori
dello Stato Islamico. “Da circa un anno e mezzo due team dell”AISE operano
in Giordania e Turchia dove hanno addestrato miliziani sunniti, successivamente
passati nelle fila dell”ISIS che ha assorbito al suo interno gran parte delle
formazioni islamiste”.

Ha
aggiunto: “Secondo quanto ha rivelato Globalist l”Italia ha
contribuito, seppur indirettamente, a fomentare quel rischio terrorismo che
oggi è presentato come una delle più gravi minacce per il paese. Occorre fare
chiarezza e aprire una discussione franca in Parlamento e nel paese sulle
nostre strategie degli ultimi anni sui teatri di crisi”.

“Il
Consiglio supremo di Difesa ha solo pochi giorni fa ribadito il rischio
terrorismo che corre anche il nostro paese. Di fronte alla gravità della
situazione sono necessarie scelte ponderate che – ha concluso il senatore –
contribuiscano alla soluzione dei conflitti e non ad alimentare ulteriore
caos”.

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